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Generali Investments nomina il suo primo Chief Artificial Intelligence Officer (CAIO): chi è e cosa farà



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Generali Investments rafforza la sua strategia sull’AI con la nomina di Ole Jorgensen. La sua biografia professionale conferma che il Chief AI Officer non è una figura che non deve occuparsi di tecnologia ma di governance dell’innovazione portata dall’intelligenza artificiale

Pubblicato il 28 apr 2026



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Generali Investments ha il suo primo Chief AI Officer, Ole Jorgensen, e rafforza la sua strategia sull’intelligenza artificiale. Una scelta che si inserisce in una tendenza più ampia già segnalata da EconomyUp: l’emergere del CAIO, il Chief Artificial Intelligence Officer, come nuova figura chiave della governance dell’innovazione.

Secondo quanto comunicato dalla società, Jorgensen avrà il compito di accelerare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come leva per migliorare efficienza, capacità decisionale e qualità dei processi, mantenendo però al centro una dimensione di controllo e gestione del rischio che, soprattutto in un settore regolato come quello finanziario, diventa parte integrante della strategia tecnologica. La scelta di affidare questo mandato a un ruolo dedicato è il vero elemento di discontinuità.

Generali Investments è la piattaforma globale di asset management del Gruppo Generali, una delle maggiori realtà assicurative e finanziarie europee. Al 31 dicembre 2025 la società dichiarava circa 736,1 miliardi di euro di asset under management, al lordo delle duplicazioni, e oltre 2.200 professionisti degli investimenti.

Il Chief AI Officer in una grande istituzione finanziaria

L’introduzione di un Chief AI Officer in una grande istituzione finanziaria conferma l’emergere di una nuova figura di vertice destinata a presidiare la governance dell’intelligenza artificiale nelle imprese.

Non si tratta soltanto di un nuovo titolo manageriale. Piuttosto, è il riflesso di una trasformazione più profonda. Quando l’AI smette di essere una tecnologia confinata nei laboratori o nei reparti IT e comincia a entrare nei processi decisionali, nella gestione dei rischi, nella produttività e persino nei modelli di business, emerge inevitabilmente la necessità di attribuire una responsabilità chiara. Il CAIO nasce da questo passaggio.

Dopo la stagione del Chief Digital Officer e quella del Chief Data Officer, l’intelligenza artificiale sta creando uno spazio manageriale nuovo, che non coincide del tutto con i ruoli esistenti. Non basta, infatti, gestire dati o promuovere innovazione. L’AI porta con sé opportunità enormi, ma anche questioni di bias, trasparenza, compliance, sicurezza e accountability che richiedono una regia dedicata.

La nomina di Jorgensen sembra muoversi esattamente in questa direzione. E non è irrilevante che a ricoprire questo incarico sia un manager con un background che combina investimenti, ricerca quantitativa e governance, quasi a suggerire che il Chief AI Officer non sia pensato come una figura puramente tecnologica, ma come un ruolo di orchestrazione strategica.

Chi è Ole Jorgensen, primo CAIO di Generali Investments

Dietro la scelta di affidare a Ole Jorgensen il ruolo di primo Chief AI Officer di Generali Investments c’è anche un profilo professionale che aiuta a capire il senso di questa nomina. Non si tratta infatti di un manager cresciuto esclusivamente nel mondo tecnologico, né di un data scientist prestato alla finanza, ma di una figura che da anni lavora nel punto di intersezione fra ricerca quantitativa, investimenti, gestione del rischio e innovazione.

Jorgensen arriva al nuovo incarico dopo un lungo percorso all’interno dell’ecosistema Generali Investments. Negli ultimi dodici anni ha ricoperto il ruolo di Director of Research in Global Evolution, boutique specializzata nei mercati emergenti e affiliata del gruppo Generali, contribuendo allo sviluppo di strategie d’investimento basate su ricerca avanzata e modelli quantitativi. È in questo contesto che ha lavorato anche sull’applicazione di tecniche di intelligenza artificiale e machine learning ai processi di investimento, maturando un’esperienza concreta su uno dei terreni in cui l’AI sta producendo alcune delle trasformazioni più profonde nella finanza.

Prima dell’esperienza in Global Evolution, il suo percorso aveva già avuto una dimensione internazionale e istituzionale. Jorgensen ha lavorato alla Banca Mondiale, occupandosi di analisi economica e finanza per i mercati emergenti, e ha ricoperto ruoli legati alla sostenibilità e alla governance finanziaria, fino a presiedere l’Advisory Committee delle Nazioni Unite sui Principles for Responsible Investment per l’integrazione dei fattori ESG nei rating di credito. Un passaggio non secondario, perché racconta una visione della finanza in cui innovazione e responsabilità non sono dimensioni separate.
Jorgenssen, Ph.D. Master of Science in macroeconomia internazionale, ha svolto attività accademica come Professore di Economia. Ha inoltre completato due programmi strategici sull’intelligenza artificiale presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) e un Executive Program presso la Singularity University nella Silicon Valley.

Questo profilo spiega perché la nomina abbia un significato che va oltre l’introduzione di una nuova figura organizzativa. Generali Investments sembra aver scelto di interpretare il ruolo di Chief AI Officer non come una funzione prevalentemente tecnologica, ma come una responsabilità strategica affidata a un manager capace di tenere insieme competenze quantitative, sensibilità regolatoria e visione industriale.

CAIO, un profilo che rivela la strategie delle aziende sull’AI

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti della nomina. Perché, se il CAIO è destinato a diventare una figura sempre più centrale nelle imprese, il profilo di chi ricopre quel ruolo dice molto su come le aziende intendano usare l’intelligenza artificiale: come strumento di efficienza o come leva per ripensare processi, decisioni e modelli di business. Nel caso di Jorgensen, il messaggio sembra propendere chiaramente per la seconda ipotesi.

Questa, per il momento, la sua unica dichiarazione: “La nostra visione è quella di integrare un approccio all’intelligenza artificiale condiviso e sinergico su tutta la piattaforma globale, in cui la tecnologia valorizzi le capacità umane e la collaborazione tra le diverse affiliate, stimoli la produttività, le performance e il vantaggio competitivo. Grazie al contributo attivo delle nostre persone, puntiamo a posizionare Generali Investments come un’organizzazione coesa ad alte prestazioni, agile e pronta a prosperare in un futuro rappresentato dall’intelligenza artificiale”.

L’intelligenza artificiale, infatti, sta trasformando profondamente l’asset management: analisi di dati su larga scala, modelli predittivi, supporto alle decisioni di portafoglio, monitoraggio del rischio, automazione di processi complessi. Ma proprio per la natura sensibile di queste applicazioni, l’adozione tecnologica non può essere disgiunta da governance e supervisione. Da qui la scelta di Generali Investments, un segnale per tutto il settore.

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