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Il paradosso della ricerca italiana: meno investimenti, più qualità

Il San Raffaele di Milano presenta la prima terapia genica al mondo autorizzata alla commercializzazione. E fa sapere che dal 2010 ha subito una riduzione del 30% dei finanziamenti. Nonostante abbia aumentato il numero dei ricercatori da 600 a 800. Non mi sembra che ci sia stato ancora un referendum per l’uscita della ricerca scientifica dall’Italia…

Pubblicato il 28 Giu 2016

Il paradosso della ricerca italiana: meno investimenti, più qualità

La più consistente scoperta che ho fatto di recente è relativa alla presenza in Italia di un paesino di 24mila anime dal nome evocativo per un innovatore: Copertino. In dialetto salentino è più noto come Cupirtinu. Secondo Google Earth, Copertino dista da Cupertino, nota quale sede di Apple nella Silicon Valley, oltre 10mila km. È forse questa la distanza in termini di investimenti e innovazione tra Italia e Usa? È colmabile in qualche anno oppure dobbiamo aspettarne qualche milione di anni affinché la deriva dei continenti ci giochi a favore!?

La gestione delle risorse per l’innovazione in Italia pare un po’ schizofrenica, inefficace a tagliare le distanze. Un esempio a dimostrazione di ciò arriva dall’Amministratore Delegato dell’Ospedale San Raffaelle di Milano, Nicola Bedin. Durante la presentazione presso la Presidenza del Consiglio della prima terapia genica al mondo autorizzata alla commercializzazione – enorme successo della nostra ricerca, Bedin cita che tra il 2010 e il 2015 il San Raffaele ha subito una riduzione di oltre il 30% dei finanziamenti c.d. per la “ricerca corrente”, mentre nello stesso periodo l’Impact Factor aggregato del San Raffaele (misura della qualità della ricerca prodotta) è aumentato di quasi il 40%; sempre nei sei anni il personale dedicato alla ricerca è aumentato da poco più di 600 unità a oltre 800.

Non mi sembra che ci sia stato un referendum sulla permanenza o meno della ricerca scientifica in Italia. Questa c’è e funziona ancora contro ogni legge della fisica. Esiste forse il paradosso del ricercatore italico? Meno investimenti fanno più scienza di qualità? Potremmo allora pensare di azzerarli e di vedere l’effetto su brevetti e pubblicazioni… ma anche su salari e mercato del lavoro!

Insomma, se vogliamo ridurre la distanza rispetto a Paesi più competitivi e innovativi – dove il reddito medio è più alto e la disoccupazione è più bassa – dovremmo concentrare le risorse, scarse in momenti di crisi, dove abbiamo evidenti tratti distintivi. Scegliere è Politica Economica.

Disclosure: Pierluigi Paracchi è co-fondatore e CEO di Genenta Science società partecipata anche dall’Ospedale San Raffaele.

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