TEA, come è nata e cosa fa la startup che vuol portare l'hi-tech italiano in Corea del Sud | Economyup
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Internazionalizzazione

TEA, come è nata e cosa fa la startup che vuol portare l’hi-tech italiano in Corea del Sud

01 Ago 2016

The Energy Audit, impegnata per l’efficienza energetica, è l’unica italiana scelta per un contest del governo sudcoreano. Ai vincitori un percorso di accelerazione e la possibilità di aprire una filiale nel Paese. È nata dentro Mipu, acceleratore per iniziative con “impatto positivo sulla comunità”

Eleonora Carta, AD di The Energy Audit
È l’unica italiana selezionata tra circa 2400 startup per la finale di una competizione internazionale che si terrà in Corea del Sud: si chiama The Energy Audit (TEA), si occupa di efficienza e diagnosi energetica, è nata all’interno di un acceleratore molto particolare, Mipu di Salò (Brescia), ed è riuscita a fare colpo su uno dei Paesi più innovativi del continente asiatico, se non del mondo, pur non rientrando come settore di attività nelle tradizionali tre F del Mady in Italy (Fashion, Food e Furniture).

TEA, startup innovativa fondata a settembre 2015, è in corsa per rientrare tra i 20 progetti innovativi che godranno di finanziamenti e percorsi di incubazione e mentoring sponsorizzati dal governo sudcoreano. La giovane società ha partecipato all’agguerritissima K Startup Grand Challenge, competizione lanciata a maggio 2016 e dedicata a startup innovative da tutto il mondo. Dei 2400 partecipanti ne sono stati inizialmente selezionati 250 ai quali è stato richiesto di fare un pitch online il 28 giugno scorso. Superato anche questo ostacolo, TEA è rientrata nelle 85 aziende chiamate a partecipare alla finale che si svolgerà nella settimana di Ferragosto nella capitale della nazione asiatica. Il 21 agosto saprà se farà parte delle “magnifiche 20” alle quali verrà concesso in premio un periodo di tre mesi di accelerazione presso l’acceleratore di K Startup Grand Challenge. Non solo: le vincitrici otterranno 33mila dollari ciascuna dal governo coreano (per le prime 4 la cifra potrà arrivare fino a 100mila dollari) e la possibilità di estendere la permanenza in Corea del Sud per altri sei mesi dopo il primo periodo di accelerazione, oltre al supporto necessario per restare nel Paese ed eventualmente aprirvi una filiale.The Energy Audit spera di farcela, ma comunque ritiene già motivo d’orgoglio essere l’unica italiana tra tante concorrenti provenienti da Asia, America del Nord e del Sud, Europa e Africa. Anche perché, in questo caso, il premio dei sudcoreani sarebbe un tributo indiretto alla tecnologia Made in Italy. TEA fornisce un software per Energy Manager, strumento che permette di risparmiare due terzi del tempo solitamente necessario per realizzare una diagnosi energetica; software per industrie in grado di ottimizzare e controllare in real time i consumi dell’azienda; una piattaforma hardware per la misura e l’acquisizione dati relativa a qualsiasi grandezza fisica; e vari altri servizi per l’efficientamento energetico.

La startup è venuta a conoscenza del contest “sia da comunicazioni pervenute dalla Corea del Sud sia dall’Italia” spiega a EconomyUp l’amministratore delegato di TEA, Eleonora Carta, giovane donna vicentina di Cavazzale. “Abbiamo una lunga storia di contatti con quel Paese. Nel 2012 sono stata selezionata per partecipare all’Executive Training Program (ETP) promosso dall’Unione europea per formare giovani manager europei sulle opportunità di networking e business in Asia. Ho frequentato per 7 mesi l’Università Yonsei di Seul dove ho studiato la lingua e l’economia locale, per poi fare uno stage di 3 mesi in un acceleratore coreano. Da lì ho sviluppato una serie di contatti. Il mio network ci ha informato della competizione tramite newsletter. Contemporaneamente ci è arrivata una comunicazione da Italia Startup. Il mercato coreano è molto basato su network e rapporti interpersonali. Sono soliti dire: first you make a friend, then you make a customer. Prima ti fai un amico, poi un cliente. Un ragionamento diverso dal nostro: ma per intrattenere rapporti commerciali con un Paese, bisogna conoscere bene la sua cultura”.

Eleonora Carta è convinta che proprio questa sua conoscenza della cultura sudcoreana abbia contribuito a favorire TEA nella selezione per partecipare al concorso. “La presentazione online a fine giugno l’ho fatta in inglese, ma ho usato formule di saluto in coreano. Conoscendo i sudcoreani, so che le hanno gradite. Il programma europeo al quale ho partecipato ci ha insegnato anche la business culture: come si consegna un biglietto da visita, come ci si inchina…Sono dettagli estremamente importanti per loro e importanti per chi vuole fare business con questo popolo”.

Del resto le radici di TEA affondano in Mipu, e Mipu affonda le sue radici nel legame con l’Asia. L’AD di

Giulia Baccarin, co-founder e Ceo di Mipu
questo acceleratore nato sulle rive del Lago di Garda è Giulia Baccarin, imprenditrice seriale con una passata esperienza in Giappone. Baccarin, che aveva una ditta individuale impegnata nell’export di prodotti italiani di pelletteria verso l’Asia, ha infatti partecipato allo stesso Executive Training Program della Ue al quale avrebbe poi preso parte Eleonora Carta, ma lei, al contrario della collega, ha soggiornato in Giappone. Lì ha avuto modo di conoscere i suoi futuri soci: i dirigenti di I-Care, una società con casa madre in Belgio e attiva in Europa che si occupa di manutenzione predittiva, proattiva ed ingegneria dell’affidabilità. Dal 2008 Baccarin è co-founder e Ceo di I-Care Italia, prima filiale del gruppo.

Avendo incontrato negli anni una serie di difficoltà come giovane imprenditrice, Baccarin ha deciso di creare una realtà che fornisse supporto alle nuove realtà imprenditoriali e alle pmi. Così nel 2012 ha fondato Mipu, che ama definire un “Social Good Accelerator” per almeno tre motivi: l’acceleratore intende investire solo in startup che abbiano un impatto massiccio e positivo sulle comunità; si propone di rispettare un minimo di 30% di diversità di genere nei ruoli chiave; e vuole reinvestire per un minimo di 5 anni tutti gli utili per la creazione di nuovo lavoro in Italia.

All’interno di Mipu è nata TEA. “A differenza della maggior parte degli acceleratori, che vanno a caccia delle migliori idee presenti sul mercato – spiega Eleonora Carta, Ceo di TEA – Mipu punta a sviluppare idee innovative al proprio interno. Nel 2012 un nostro ingegnere, insieme a un commerciale, ha notato che le aziende italiane erano interessate ad adottare strumenti di efficienza energetica. Dalla percezione di questa necessità è nato un importante lavoro di ricerca e sviluppo con un nostro partner, Inspiring Software di Milano. Mipu ha collaborato alla parte ingegneristica quale lo sviluppo dell’algoritmo, l’adattamento software e l’interfaccia, Inspiring ha aiutato nella realizzazione della struttura del software. Mipu ha poi supportato le prime vendite. Una volta che il progetto è stato validato economicamente dal mercato si è deciso di fondare la società”: A settembre 2015 è nata la startup innovativa TEA. Ora, dopo appena un anno, potrebbe trasferirsi in Corea del Sud per aprire una filiale. La scommessa, almeno in parte, è già vinta.

  • dedonzolo

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