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Fisco & Innovazione

Patent box, ecco i moduli per gli sgravi fiscali sui brevetti

11 Nov 2015

È online sul sito dell’Agenzia delle Entrate il modello per aderire alla tassazione agevolata dei redditi derivanti da opere dell’ingegno, brevetti industriali, marchi e disegni. Per il 2015 si può dedurre da Ires e Irpef il 30%, il 40% nel 2016 e il 50% nel 2017

Sgravi fiscali sui brevetti, i moduli ci sono. È online sul sito dell’Agenzia delle Entrate (nella sezione “Normativa e prassi”) il modello per aderire alla tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali (Patent Box). Con un provvedimento del direttore dell’Agenzia, è stato infatti approvato lo schema di comunicazione da utilizzare per i primi due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2014. La pubblicazione del modello segue il decreto firmato a fine agosto dal Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, e dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, di attuazione delle nuove misure introdotte dalla Legge di stabilità (L. n. 190/2014).

Cos’è il patent box
Ispirato a soluzioni già adottate da altri Paesi europei quali Lussemburgo, Olanda, Belgio, Gran Bretagna e Francia, che lo utilizzano per attrarre investimenti, il provvedimento italiano prevede di poter dedurre da Ires e Irpef il 30% del reddito derivante dallo sfruttamento commerciale dei beni immateriali nel 2015, il 40% nel 2016 e il 50% a partire dal 2017. L’opzione, valida per cinque anni, è irrevocabile e rinnovabile. Gli sgravi fiscali riguardano i redditi derivanti dall’utilizzo di opere dell’ingegno, di brevetti industriali, di marchi, di disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. Per i primi due periodi di imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2014, l’opzione deve essere comunicata all’agenzia delle Entrate utilizzando questo modello. A partire dal terzo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, l’opzione deve essere invece comunicata nella dichiarazione dei redditi e decorre dal periodo d’imposta al quale la stessa dichiarazione si riferisce.

Perché il patent box è importante per le aziende
L’Italia ha da tempo un problema con i brevetti. Per anni la richiesta di nuovi patent presso l’European Patent Office (Epo), l’agenzia europea che gestisce, riconosce e tutela i brevetti industriali in Europa, ha sperimentato un trend negativo, che si è invertito solo l’anno scorso con le domande cresciute del 3,1%. Il nostro Paese resta comunque all’undicesimo posto in Europa per domande di brevetti, un dato non certo incoraggiante perché brevettare significa avere alle spalle centri di tecnologia e innovazione in grado di sviluppare competitività e occupazione sul territorio nel quale operano. Il Patent Box era stato adottato a partire dal 2001  – con diverse modalità e in relazione a diversi titoli di proprietà industriale – in Francia, Spagna, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Ungheria e infine in Gran Bretagna. Per questo, negli ultimi anni, si è verificata una vera e propria fuga di grandi gruppi italiani verso questi Paesi dove il Patent Box era già attivo. Il provvedimento, ora operativo in Italia, dovrebbe impattare su imprese di vari settori: dalla moda al lusso, dal farmaceutico al biotech, dall’industria chimica alla meccanica fino all’automotive. Il fine ultimo è invertire la tendenza a localizzare la proprietà intellettuale in giurisdizioni estere, contribuendo a riportare le imprese in patria. E le imprese che tornano sono certamente tra quelle più innovative, perché depositarie di brevetti e marchi. (L.M.)

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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