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Occhiali hi-tech? Non solo Luxottica tra gli italiani al lavoro

26 Mar 2014

L’azienda di Agordo ha fatto un accordo con Google. Ma un team del Nord Italia lavora già ai GlassUp, prototipo che l’anno scorso impensierì BigG. E la siciliana Securproject ha sviluppato un’app per gli smartglasses dell’americana Vuzix

Occhiali hi-tech? Tra i protagonisti italiani della grande avventura verso questa nuova tecnologia wearable non c’è solo Luxottica, che ha appena siglato un’intesa con Google per dare ai Google Glass il fondamentale tocco estetico che gli ingegneri Usa andavano ricercando. Ci sono, ad esempio,  occhiali a realtà aumentata interamente “made in Italy”, i GlassUp, a cui lavorano da tempo tre imprenditori del Nord Italia e che l’anno scorso attirarono le ire proprio di Google. E c’è un’azienda palermitana, Securproject.it, nata all’interno dell’incubatore di imprese Parco d’Orlèans realizzato dal Consorzio Arca in convenzione con l’Università di Palermo, che contribuisce al progetto degli smartglasses della multinazionale statunitense Vuzix. E che è molto contenta dell’accordo tra BigG e Luxottica: “Grazie a questo collegamento con l’Italia speriamo in futuro di poter lavorare anche noi per Google” dice l’amministratore Gianmarco Troia.  

“Attraverso campagne di crowdfunding stiamo gettando le basi per avviare la produzione dei GlassUp, che per ora sono un prototipo” spiegano invece i tre componenti del team che ha dato vita a questi occhiali: il modenese Francesco Giartosio, che si autodefinisce “startupper seriale”, Gianluigi Tregnaghi, un bresciano laureato in fisica e medicina psicosomatica, e il padovano Andrea Tellatin. È nel 2011 che hanno avuto l’idea di realizzare occhiali high-tech, poi nel 2012 l’annuncio del futuro debutto dei Google Glass. Avrebbero potuto arrendersi, invece hanno deciso di andare avanti.

E tuttora stanno procedendo su questa strada. Attraverso una prima campagna di crowdfunding reward-based (che garantisce piccole ricompense a chi contribuisce a finanziare un progetto) sulla piattaforma Usa Indiegogo hanno raccolto oltre 128mila dollari.

Ora hanno lanciato una nuova campagna su Seedrs, piattaforma britannica di equity crowdfunding (chi finanzia può avere in cambio a una quota del capitale): sono stati la prima realtà non inglese ad essere accettata sul sito, che di recente si è aperto agli investitori europei. E hanno ottenuto grande successo all’ultima edizione del Ces di Las Vegas, l’evento dedicato alle nuove tecnologie, dove hanno presentato il loro prototipo.

Ma adesso che il gigante Google si è alleato con un colosso italiano come Luxottica non temono di finire schiacciati dalla concorrenza? “No, perché facciamo prodotti diversi” rispondono. “GlassUp è sostanzialmente un display integrato negli occhiali che riproduce dati e informazioni ricevute dal telefonino. È più leggero, rapido e intuitivo dei Google Glass, che sono invece veri e propri occhiali smart. In entrambi i casi di tratta di wearable, ma è come dire che un tablet è concorrente di un lettore di e-book”.

L’anno scorso Google intimò agli italiani di cambiare nome dell’azienda e del prodotto perché i consumatori “si sarebbero potuti confondere”. Ma per il momento l’azienda di Mountain View non è tornata all’attacco.  

Non solo non teme Google, ma spera in una collaborazione con il colosso di Internet Gianmarco Troia, amministratore di Securproject, una delle poche aziende italiane autorizzate al programma di sviluppo e prototipazione degli smartglasses Vuzix, multinazionale statunitense che sviluppa tecnologie di visualizzazione per applicazioni militari e industriali. La startup palermitana ha sviluppato un’applicazione denominata Hyla Eyes: basta avere uno smartphone o un tablet con un sistema Android o Apple per consentire all’utente che indossa gli occhiali di comunicare in tempo reale con una centrale operativa, inviando immagini e video certificati. In sostanza è un’app integrata negli smartglasses, presentati di recente a un evento tecnologico sugli wearable a Londra. “Si tratta comunque di occhiali hi-tech orientati al business – spiega Troia – ovvero pensati per utilizzo industriale o nel campo della sicurezza, invece i Google Glass sono un prodotto consumer”.

In ogni caso l’ad non esclude future collaborazioni con Google e non nasconde che sta già cercando contatti con Luxottica. “Sappiamo che non è semplice accedere al programma di sviluppo Google, e peraltro non lo è stato nemmeno per quello di Vuzix, ma ci piacerebbe molto lavorare per Luxottica. Stiamo già operando all’estero, ma siamo italiani e per noi sarebbe l’optimum collaborare con una grande azienda italiana”.

di Luciana Maci

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