Londra, dalle startup un modello virtuoso di azionariato popolare | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

La tendenza

Londra, dalle startup un modello virtuoso di azionariato popolare

28 Lug 2014

Altri argomenti

Nel Regno Unito si diffondono sempre di più le imprese partecipate dai dipendenti. Negli ultimi 12 mesi sono cresciute del 10%, coinvolgendo 2,6 milioni di lavoratori. Le 50 principali aziende fatturano 20,5 miliardi di sterline e impiegano oltre 150mila persone

Chi l’avrebbe mai detto che le startup, icone dell’economia contemporanea, avrebbero aiutato a rispolverare un modello di business auspicato da Karl Marx già a fine Ottocento. Secondo il Financial Times, sono state proprio le startup ad incoraggiare la diffusione delle imprese di proprietà dei dipendenti, proprio in Gran Bretagna, considerata la patria del capitalismo moderno.

Il risultato? Negli ultimi 12 mesi, il numero di imprese ad azionariato dei dipendenti nel Regno Unito è aumentato del 10 per cento, per un totale di 2,6 milioni di lavoratori coinvolti in questa tipologia di business. Il Regno Unito si colloca, così, in seconda posizione in Europa per l’adozione dell’azionariato dei dipendenti, preceduto soltanto dalla Francia, che ha 4 milioni di lavoratori-proprietari di imprese.

[La lezione di Londra: come si diventa una Tech City]

A traghettare la crescita sono state le startup fondate sul modello Silicon Valley di employee equity (dove i dipendenti sono proprietari delle azioni), dimostrando che in questo modo si lavora di più e meglio perché tutti beneficiano dell’aumento del valore dell’impresa. I sostenitori di questo modello sostengono che il personale è più motivato ​​e produttivo, e questo contribuisce a far crescere redditività e sostenibilità.

Secondo una ricerca pubblicata da Employee Ownership Association e realizzata da Capital Strategies, il fatturato totale realizzato dalle 50 principali imprese britanniche di proprietà dei dipendenti è di 20 miliardi e mezzo di sterline e insieme danno lavoro a oltre 150 mila persone.

[Crowdrooster, la piattaforma italiana conquista Londra]

Al primo posto nella classifica c’è John Lewis, la più grande catena inglese di magazzini, che ha adottato questo modello al 100 per 100, con tutti gli 82 mila dipendenti, dai manager ai fattorini, titolari delle sue azioni. Lo scorso anno i profitti sono stati pari a 324 milioni di sterline su un fatturato globale che ha superato per la prima volta quota 10 miliardi di sterline.

Al secondo e terzo posto, sebbene con molto distacco, si trovano Mott McDonald Group, società di consulenza ingegneristica-manageriale, e Arup, società di progettazione, design e consulenza. “L’azionariato dei dipendenti ogni anno contribuisce per circa 30 miliardi di sterline al Pil del Regno Unito ed è una forza economica crescente”, ha dichiarato Iain Hasdell, amministratore delegato della EOA, che tuttavia ha sottolineato come si tratti ancora di un concetto minore, rappresentando soltanto il 5 per cento delle aziende inglesi.

Hasdell ha anche lanciato una campagna per raddoppiare, entro il 2020, il numero di imprese con azionariato dei dipendenti, evidenziando che le 50 società analizzate nella ricerca hanno aumentato la loro produttività in media del 4,5 per cento durante l’anno passato.

Nella stessa direzione va anche la Commissione europea che in diversi rapporti ha sottolineato come la partecipazione azionaria dei dipendenti sia un fattore favorevole alla crescita economica delle imprese, alla motivazione degli impiegati e alla loro fidelizzazione, e abbia anche un effetto importante sul turnover degli impiegati.

Questo strumento è ancora sottovalutato nelle società europee, in quanto c’è la necessità di instaurare un quadro normativo unico in tutti gli Stati membri dell’Ue e di promuovere lo scambio di buone prassi. Le startup possono davvero rappresentare un modello di business che, se applicato ad altre realtà imprenditoriali, soprattutto alle piccole e medie imprese, potrebbe aumentare la competitività e la coesione sociale all’interno delle imprese.

 

Altri argomenti

Articoli correlati