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Nuove frontiere

Investireste in una startup che vuole clonare vermi?

29 Mag 2014

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C’è chi lo fa. Il progetto Openworm ha raccolto 121mila dollari in crowdfunding su Kickstarter.Obiettivo: creare la copia digitale di un microrganismo noto alla scienza per essere un “libro aperto”. E gli studi che renderebbe possibili potrebbero avere in futuro importanti ricadute anche sull’uomo.

L’idea di clonare un verme è piaciuta così tanto ai navigatori di Internet che, pochi giorni fa, ha raccolto 121.076 dollari su Kickstarter, uno dei siti di crowdfunding più conosciuti a livello internazionale. Il progetto si chiama Openworm, è un’iniziativa scientifica di un gruppo di biologi e informatici provenienti da Usa, Uk, Russia e  altri Paesi e ha un unico scopo: realizzare la prima, completa simulazione digitale di un microscopico verme chiamato Caenorhabditis elegans.

La notizia, rilanciata da The Economist, potrebbe quasi suonare come una boutade se alla base non ci fosse una rilevanza scientifica che evidentemente i finanziatori online hanno colto in pieno.

Il denaro raccolto verrà impiegato per creare un clone digitale estremamente accurato di questo vermicello lungo appena un millimetro che vive nelle regioni temperate e che da decenni è un solido punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale per un semplice motivo: è uno degli organismi le cui funzionalità i biologi sono stati in grado di capire  più a fondo.

Semplice, trasparente, facile da nutrire e da allevare, ha esattamente 959 cellule, di cui 302 sono neuroni, e si conosce perfettamente la dislocazione e la funzione di ognuna di esse. Grazie a un’attività iniziata negli anni Settanta, gli scienziati hanno elaborato una mappa completa di come i neuroni del C. elegans si connettono l’uno con l’altro per formare il sistema nervoso. Insomma, il vermicello è un libro aperto per gli studiosi. E questo aiuta moltissimo per effettuare analisi, studi e sperimentazioni che un domani potranno avere ripercussioni significative sull’uomo.

Se ne deduce che possederne una versione digitale renderebbe ancora più agevole lo studio di questo organismo e  farebbe ulteriormente progredire la scienza. Il cervello umano, per esempio, differisce da quello di questo verme solo nel numero dei neuroni e nelle loro modalità di interconnessione. Ma, nonostante l’impegno dei ricercatori, sul funzionamento del nostro cervello ci sono ancora tanti punti da chiarire. Poter utilizzare un modello dettagliato e molto più semplice sul quale effettuare sperimentazioni sarebbe un bel passo avanti.

Per il momento la squadra di Openworm sta pianificando sistemi per simulare il lavoro delle cellule muscolari del verme, il comportamento dei suoi neuroni e il modo in cui gli impulsi elettrici si spostano dall’uno all’altro. Attraverso l’uso degli algoritmi la simulazione sarà realistica e più il verme elettronico sarà analogo a quello reale, meglio sarà per la scienza. I risultati confluiranno in un database di 12.000 video che serviranno a mettere a confronto l’organismo reale con quello virtuale. Matteo Cantarelli, uno dei founder del progetto, spega che il sistema è disegnato per essere flessibile e facile da modificare. Questo consente al gruppo di lavoro di migliorarlo in tempo reale o introdurre piccole correzioni o aggiungere nuove sequenze di codici. Per esempio si possono introdurre proteine nel verme virtuale e verificare i mutamenti nel suo comportamento a seguito di questa introduzione.

Come dice il nome, Openworm è aperto a tutti coloro che desiderano intervenire nella sua programmazione. E il suo successo su Kickstarter potrebbe aprire la strada a ulteriori raccolte di fondi o di capitali. Così, un domani, anche i grandi investors potrebbero decidere  di puntare i loro soldi sui vermi (virtuali). (ma.ca.)

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Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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