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Politica economica

Industria 4.0, ecco perché il piano del governo può rilanciare il Made in Italy

26 Set 2016

Alessandro Perego (Osservatorio Digital Innovation Polimi): «Ha una portata trasversale, oltre la manifattura». Agostino Santoni (Cisco): «Le competenze al centro». Riccardo Palmisano (Assobiotec): «Più fondi per R&D». Marco Taisch (Manufacturing Group Polimi): «Per la prima volta si lavora sul bilancio delle aziende»

Il piano Industria 4.0 del governo Renzi per favorire l’innovazione delle imprese italiane sta suscitando quasi soltanto commenti positivi. È apprezzata sia l’intenzione, quella di aiutare le imprese ad adeguarsi alle nuove sfide poste dalla quarta rivoluzione industriale, sia le misure e i finanziamenti messi in campo per mettere in pratica le intenzioni.

Cos’è l’Industria 4.0 e perché è importante saperla affrontare

Per il 2017 il governo intende mobilitare investimenti privati per 10 miliardi di euro in più (passando da 80 a 90 miliardi), con un incremento di 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione e 2,6 miliardi di risorse per progetti early stage nel periodo 2017-2020. Per quanto riguarda le competenze, l’obiettivo è avere 200 mila studenti e 3 mila manager specializzati sui temi dell’Industria 4.0, raddoppiando il numero degli iscritti agli istituti tecnici superiori focalizzati su queste tematiche. A supporto della trasformazione digitale saranno istituiti, sempre a partire dal 2017, competence center e digital innovation hub nazionali, sei consorzi deputati alla discussione sugli standard dell’IoT e un roadshow di sensibilizzazione lungo tutta la penisola (“saremo anche a Napoli, Bari e Palermo”, ha promesso Renzi) a cui prenderanno parte associazioni, università, aziende testimonial e le più alte cariche istituzionali. Per startup e pmi innovative sono previste detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a un milione di euro, assorbimento da parte di società “sponsor” delle perdite di startup per i primi 4 anni, agevolazione fiscale mediante detassazione capital gain su investimenti a medio/lungo termine, un programma per gli “acceleratori di impresa”, fondi di investimento dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico e fondi VC dedicati a startup dell’Industria 4.0 in co-matching con CDP e Invitalia.

Industria 4.0, tutti i miliardi che il governo vuole “mobilitare”

Ecco alcuni dei commenti raccolti tra i player del settore sul piano Industria 4.0.

Alessandro Perego

Perego: “Ci farà recuperare il ritardo, ma va monitorato” – “Il Piano Industria 4.0 è un programma ben articolato, ben finanziato, che armonizza bene azioni di breve e di medio termine, e che, se velocemente implementato, farà recuperare al nostro paese il ritardo che oggi ci separa dalle più grandi manifatture europee, in primis la Germania”. E’ il commento di Alessandro Perego, direttore scientifico degli osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. “Questo piano ha una portata trasversale – prosegue Perego – non tocca solo la manifattura, ma ha il potenziale di rilanciare ampi comparti dell’economia italiana, perché attorno all’industria vi è un indotto enorme di servizi di base, di ricerca ed innovazione che tocca l’intero Paese. Per questo motivo, monitoreremo l’efficacia con cui verrà recepito dalle imprese e misureremo se gli obiettivi di crescita e rilancio che il Paese si pone saranno raggiunti. Ma questo è quello che faremo da domani – conclude Perego – oggi ci godiamo questa bella giornata per l’industria Italiana e per il paese, un giorno che aspettavamo da più di un anno. Ci restituisce ottimismo, visione, stimola tutte le parti a fare il proprio lavoro, in primis l’università. Riprendiamoci, come Paese industriale, il posto che ci spetta”.

Agostino Santoni
Santoni: “Molto positivo, mette al centro le competenze” – L’amministratore delegato di Cisco Italia, Agostino Santoni, commenta positivamente il Piano per l’Industria 4.0 presentato ieri. “Il nostro giudizio sul Piano per l’Industria 4.0 presentato dal governo – dice – è molto positivo, perché affronta il tema della trasformazione digitale con una ottica di sistema.  Punta a creare le condizioni che permettono alle aziende italiane di costruire il proprio percorso individuale, prendendo in considerazione tutti i fattori chiave per realizzare il cambiamento.  Potenzia gli strumenti per facilitare gli investimenti non solo in tecnologia ma anche in ricerca,  trasferimento di innovazione e in co-innovazione. Connette lo sviluppo dell’industria digitale allo sviluppo delle infrastrutture di accesso. Riconosce l’importanza per le imprese italiane di avere punti di riferimento per avere un supporto nella digitalizzazione. Soprattutto, il piano mette a fuoco il valore chiave della diffusione di competenze a tutti i livelli, dalla scuola all’università al mercato. Mettere al centro le persone e le loro competenze è necessario per fare in modo che l’industria italiana possa crescere con il digitale, ora e nel lungo periodo, con effetti positivi sull’economia e sulla società”.

Riccardo Palmisano
Palmisano: “Bene aumento spesa in R&D e innovazione”Riccardo Palmisano, Presidente di Assobiotec, Associazione Nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, dice: “Leggiamo con grande apprezzamento le linee guida del progetto plaudendo innanzitutto alla decisione di creare una cabina di regia pubblico privata a livello governativo, scelta che va nella direzione a nostro avviso giusta per combattere uno dei problemi cronici dell’Italia: quello della frammentazione fra tanti Ministeri ed enti del potere decisionale. Ma altrettanto positivo è anche il fatto che il Piano indica, fra le direttrici strategiche di intervento, di aumentare la spesa privata in Ricerca, Sviluppo e Innovazione e punta decisamente a investire sulla crescita del Paese concentrando alcune delle misure previste proprio sugli investimenti in tecnologia, agrifood e biobased economy”.

 

Marco Taisch
Taisch: “Interessa tutto il sistema produttivo” – Marco Taisch, docente del Politecnico di Milano che con il suo Manufacturing Group ha partecipato alla cabina di regia, dice a CorCorm: “Un piano armonioso che crea grandi opportunità per il Paese. Le imprese che vogliono davvero innovare ora non hanno più alibiPer la prima volta si va a lavorare sul bilancio delle imprese che, grazie a strumenti forti di leva fiscale, possono scegliere in quali tecnologie investire in linea con le esigenze del loro mercato e dei loro clienti. La novità sta dunque nel fatto che non vengono identificati settori produttivi e tipologie di imprese da sostenere perché lo smart manufacturing è una rivoluzione che deve interessare tutto il sistema produttivo. Il governo si limita a definire una lista di “oggetti” che potranno godere dell’ammortamento: quello che interessa è lavorare sugli asset della produzione. Inoltre, da non sottovalutare, il fatto che per la prima volta si mette il capitale umano al centro del piano”.

 

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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