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Politica economica

Industria 4.0: tutti i miliardi che il governo vuole “mobilitare”

21 Set 2016

Nel piano approvato dal Senato è prevista la mobilitazione di 2,6 miliardi di euro nel volume degli investimenti privati early stage, investimenti privati aggiuntivi per 10 miliardi e 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione. C’è anche il rifinanziamento del Fondo centrale di Garanzia per le startup

Via libera del Senato al piano Industria 4.0. Da Palazzo Madama non ci sono modifiche o passi indietro sul testo liquidato dalla Camera. Dunque, dal 2017 entreranno in vigore  le norme relative alla nuova trasformazione industriale: vediamo tutti i punti e i miliardi in ballo in questo articolo che EconomyUp aveva pubblicato il 21 settembre in occasione della presentazione del piano del governo per l’Industria 4.0.

“2,6 miliardi di euro nel volume degli investimenti privati early stage”: può essere questo l’elemento di maggiore interesse per le startup nell’ambito dell’atteso piano del governo per l’Industria 4.0 presentato il 21 settembre a Milano dal premier Matteo Renzi e dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.

Ecco il documento che sintetizza il piano Industria 4.0 presentato dal governo

Il piano punta a mobilitare nel 2017 investimenti privati aggiuntivi per 10 miliardi, 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione con focus sulle tecnologie dell’Industria 4.0, più appunto quei 2,6 miliardi di euro per gli investimenti privati early stage: argomento che andrà approfondito per capire in quale modo ne potrà  usufruire l’ecosistema italiano delle startup. Il provvedimento propone un mix di incentivi fiscali, sostegno al venture capital, diffusione della banda ultralarga, formazione dalle scuole all’università con lo scopo ultimo di favorire e incentivare le imprese ad adeguarsi e aderire pienamente alla quarta rivoluzione industriale.

Cos’è l’industria 4.0

Dopo circa un anno di annunci, il piano è stato finalmente svelato presso il Ministero dello Sviluppo economico (Mise) alla presenza del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, di quello del Lavoro Giuliano Poletti, dell’Istruzione Stefania Giannini, dell’Ambiente Gianluca Galletti, dell’Agricoltura Maurizio Martina, del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e dell’amministrazione delegato di Cdp Fabio Gallia. La presentazione pubblica è avvenuta nel pomeriggio a Milano nella sala delle Colonne del museo della scienza e della tecnologia Leonardo Da Vinci da parte del presidente del Consiglio Matteo Renzi con il ministro Carlo Calenda.

SFIDA PER LE IMPRESE – “Il piano funzionerà se le donne e gli uomini che fanno l’impresa accetteranno la sfida del cambiamento», ha spiegato il premier, aggiungendo che «oggi la preoccupazione è quella di intere realtà che vengono spazzate via e la prima considerazione che fa un politico è scegliere se stare con la paura o giocare la carta del coraggio». La convinzione del governo, ha concluso Renzi, «è che l’Italia non possa essere la patria solo dei “no, non ce la facciamo”, ma quella della possibilità, di chi ci prova, di chi ci crede».

LA TOURNÉE – Per presentare il piano, ha continuato Renzi, «andremo in tournée, io farò da spalla a Calenda, nelle varie realtà, le più interessanti, quelle in cui abbiamo siglato gli accordi. Dal Veneto al Piemonte a Bologna, ma anche nel mezzogiorno: a Napoli, a Bari, a Palermo e andremo convinti che questa pagina di futuro deve essere realizzata con un modo di agire molto concreto», ha spiegato.

Renzi ha mostrato questo grafico che illustra nel dettaglio il piano.

INVESTIMENTI – Nel solo 2017 “mobiliteremo investimenti privati per 10 miliardi in più”. Lo ha spiegato il ministro Carlo Calenda, aggiungendo. “E’ una sfida culturale, politica oltre che economica: nel piano c’è dentro la fiducia nelle imprese, in nessuna delle slide c’è scritto dove investire, siete voi a scegliere come e dove, noi vi mettiamo a disposizione gli strumenti, l’altro pezzo di strada lo dovete fare voi”.

R&D E INVESTIMENTI PRIVATI EARLY STAGE – Il piano Industria 4.0 prevede inoltre +11,3 miliardi di spese private aggiuntive in R&S nel periodo 2017 e 2020 e +2,6 miliardi nel volume degli investimenti privati early stage.

INCENTIVI – Il programma sarà costruito su incentivi fiscali orizzontali: “incentivi a bando non ne faccio più” perché abbiamo “imparato che è il modo di non spendere”, ha sottolineato Calenda.

IPERAMMORTAMENTO PER BENI INDUSTRIA 4.0 – Il piano prevede un superamento del superammortamento al 140% con un “iperammortamento al 250% per i beni legati all’industria 4.0“, ha chiarito Calenda. L’iperammortamento avrà tempi più lunghi e ci sarà una diversa modulazione del credito di imposta per ricerca e innovazione che sarà incrementale, portando l’aliquota della spesa interna fino al 50%, con un credito massimo da 5 fino a 20 milioni di euro.

RIFINANZIAMENTO DEL FONDO DI GARANZIA – Farà piacere alle neo imprese sapere che il piano governativo prevede 900 milioni di euro per la riforma e il rifinanziamento nel 2017 del Fondo Centrale di Garanzia. 

LE DIRETTRICI – Queste le cinque direttrici del piano, così come elencate nelle slide di presentazione: operare in una logica di neutralità tecnologica; intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali; operare sui fattori abilitanti, e tra queste, ha detto Calenda, “ci sarà una priorità per la banda larga e le aree grigie”; orientare su strumenti esistenti per favorire il salto tecnologico e la produttività; coordinare i principali stakeholder senza ricoprire un ruolo dirigista.

LA GOVERNANCE – Il piano Industria 4.0 “è nazionale – ha detto Calenda – e ha bisogno di una governance, perché siamo il paese della non governance e ogni volta che ci si mette insieme intervengono le forze centripete ed è molto difficile. Oggi abbiamo riunito la Cabina di regia che deve funzionare come un’assemblea degli azionisti, si riunisce una volta ogni 6 mesi o una volta l’anno e verifica in modo abbastanza spietato cosa non funziona, se gli obiettivi sono stati raggiunti o no”.

LA TEMPISTICA – Il piano Industria 4.0 “andrà certamente nella prossima legge di bilancio” ha detto Calenda. Il ministro ha poi aggiunto che il piano “è frutto del lavoro dei sei Ministeri e della Presidenza del Consiglio”, sottolineando che “sono tutti molto desiderosi – dai sindacati alle università –  di mettere insieme a frutto lo sforzo su questa partita di  investimenti, in particolare quelli sull’innovazione, credo che  sia la partita del Paese ed è anche molto unificante”. Il ministro Calenda ha poi aggiunto di aver già sentito le Regioni e “stanno decidendo chi è il loro rappresentante”. La strategia italiana assegna un ruolo centrale anche il Miur. “Si parte dalla scuola, con un coinvolgimento importante, si passa al sistema universitario con tutte le eccellenze che possediamo e poi c’è la ricerca, che è la base fondamentale per produrre innovazione – ha spiegato la ministra  dell’Istruzione, Stefania Giannini – È  un piano organico nato in modo integrato, questa è una novità”.

I COMMENTI – Qualcuno dei primi commenti diffusi dopo la presentazione. Sandro De Poli, Presidente e Amministratore Delegato di General Electric Italia: “Le misure del Piano per l’Industria 4.0 annunciate oggi dal Presidente del Consiglio Renzi e dal Ministro Calenda accelereranno la modernizzazione dell’Italia verso nuovi orizzonti di competitività. L’impegno ad assicurare adeguate infrastrutture di rete e a garantire la sicurezza e la protezione dei dati permetterà infatti al nostro Paese di effettuare quel salto tecnologico necessario per migliorare la produttività e l’efficienza del sistema manifatturiero. GE è pronta ad offrire il proprio supporto a questo piano, mettendo a disposizione dell’industria italiana la propria piattaforma digitale aperta Predix, frutto di un’ineguagliabile conoscenza delle macchine industriali e di oltre 5 anni di ricerca e sviluppo nel campo dell’Industrial Internet of Things, in collaborazione con le migliori università mondiali e italiane”.

Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini: “Si parte dalla scuola, con un coinvolgimento importante, si passa al sistema universitario con tutte le eccellenze che possediamo e poi c’è la ricerca, che è la base fondamentale per produrre innovazione. È  un piano organico nato in modo integrato, questa è una novità”.

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria: “è una grande occasione che deve cavalcare l’industria italiana, condividiamo il percorso dell’agenda di medio termine, ora occorre lavorare insieme. È  importante  coinvolgere le Regioni, per evitare che al centro si  faccia una politica di fattori orizzontali e che le politiche  delle regioni siano incoerenti, abbiamo bisogno di una politica industriale unica. Su industria 4.0 alcune aziende sono molto avanti e le medie di settore non sono significative. Dobbiamo accompagnare quelle più indietro a fare questo salto di qualità che è culturale più ancora che tecnologico e cavalcare la quarta rivoluzione industriale”.

(Articolo aggiornato il 9 dicembre 2016)

di Luciana Maci

  • graziano

    considerato che,l’economia è di tipo strasformativo, suggerirei di non dimenticare i servizi

  • MANZELLI

    La Disoccupazione nella Innovazione Tecnologica Europea .
    Paolo Antonio Manzelli

    Abstract:

    La produttivita’ in Europa è giunta a livelli record di innovazione , ma allo stesso tempo assistiamo ad una caduta del reddito della classe media ed ad un impoverimento costante della gente causato dalla decrescita vertiginosa della occupazione in particolare di quella giovanile. Comunque ancora pochi si accorgono che la radice del sistema di costante decrescita economica e di sistematica precarizzazione e distruzione del lavoro ha una sua causa dominante nella DISOCCUPAZIONE TECNOLOGICA gia’ prevista da J.M.Keynes (1883 –1946) circa 100 anni fa’ a causa della produzione altamente robottizata che incide progressivamente nella trasformazione del lavoro sociale. Segue su questa tematica il mio intervento a convegno TOSCANA TECH del 27/28 Feb a Firenze . dove si parlera di Industria 4.0 integrata ai servizi ITC : http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=87376
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    Le profonde radici della disoccupazione manuale e del precariato intellettuale risalgono alla strategia Europea di Lisbona nel marzo 2000 fine di rendere l’Europa “l’economia più competitiva e dinamica del mondo basata sulla conoscenza.” che e stata proseguita e rimaneggiata nella attuale “Strategia Europa 2020”.

    Queste politiche di innovazione non hanno messo in evidenza come la innovazione tecnologica andava sistematicamente ad escludere il valore del capitale umano; cosi che tali strategie politiche si sono rivelate irresponsabili perche’ incuranti di come la automazione e la computer intelligence avrebbero determinato una crescita della economia finanziaria a discapito della costante decrescita delle opportunita’ di lavoro.

    L’ Europa competitiva e dinamica ha rivolto al suo interno la concorrenza tra i vari stati nazionali anziche’ rivolgerla preferenzialmente verso l’ estero . Alla concorrenza interna per il Profitto di ciascuna Nazione , ci ha costretto una Europa con una moneta “Double Face” :infatti da un lato è unitaria Europea mentre dall’ altra faccia è Nazionale . Cio significa che la concorrenza interna tra i paesi Europei, di differenziata potenza economica, ha determinato uno Spread monetario tra di essi.

    Cosi che mentre si è fatto credere alla gente di avere in tasca una moneta Unica in Europa in realta’ ogni Paese Europeo deve moltiplicare il valore unitario della faccia EU del conio per il coefficiente di Spead proprio di ciascuna Nazione. Cosi di fatto ogni Paese Europeo non ha una moneta Unica ma essenzialmente diversa nel suo valore effettivo di mercato e pertanto la differenza dello indicatore di “spread”’ va a favore dei paesi capaci di effettuare maggiori profitti dal mercato Europeo .

    La responsabilita’ di questo stato di squilibrio delle economie in Europa, agisce sul deprimere la capacita produttiva e di sviluppo del lavoro dei paesi piu deboli , sta proprio nel aver accettato che in Europa fosse possibile una spietata concorrenza interna (che si traduce in differenti velocita di sviluppo strategico dei paesi Europei, la quale è messa in perfetta evidenza fin dall’ origine dell’ Euro, dal conio DOUBLE FACE e al conseguente “Spread” ), anziche essere rivolta verso le opportunita’ di innovazione del lavoro necessarie per realizzare una unione Europea capace di concorrere ad elevati livelli di conoscenza con il resto del mondo .

    A peggiorare la situazione ha concorso l’ atteggiamento dell’ Italia favorevole alla globalizzazione dei mercati che ha condotto alla attuale profonda crisi economica e che ha decretato un considerevole aumento dei tassi di disoccupazione e ad una maggiore domanda di protezione delle credito bancario e finanziari.

    In risposta a tutto cio’ la politica del PD ed in particolare del governo Renzi , ha inteso aumentare la flessibilita’ del lavoro prima con la eliminazione dell art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, e poi con la recente riforma del (Jobs Act) per garantire sempre di piu’ la economia finanziaria e gli investimenti in innovazione tecnologica a detrimento dello sviluppo del capitale umano e sociale.

    Questa flessibilita del lavoro adattandosi al mercato in favore del capitale finanziario, rischia una ulteriore decadimento della coesione sociale che incide nella possibilita’ democratica di ricercare e condividere nuove soluzioni alternative alla reale necessita’ di rapido cambiamento delle modalita’ di lavoro che fanno seguito alle trasformazioni indotte dallo sviluppo scientifico e tecnologico, che viceversa avrebbero ottimali potenzialita’ di migliorare le condizioni di vita della gente.

    La trasformazione del sistema economico-produttivo infatti oggigiorno richiede anzitutto di un profonda rielaborazione della educazione sociale e una formazione altamente innovativa, tale che sia alla altezza del cambiamento e quindi capace di favorire una netta “sostituzione” di nuove strategie di produzione: ad es la progressiva ed impellente sostituzione del petrolio con l’ Idrogeno ed un sempre piu’ ampio ricorso alle energie rinnovabili , cosi che produzione e consumi divengano a basso dispersione energetica e con minimo impatto sulle risorse naturali per l’alto contenuto ecologico .

    Questa strategia di innovazione è fondamentalmente basata sul capitale umano in quanto è indirizzata allo sviluppo della moderna ” Economia Circolare” . (1)

    EGOCREANET (NGO c/o Incubatore della Universita di Firenze) è impegnata a promuovere la nuova strategia scientifica e culturale della “Economia Circolare” curandone l’ impatto alternativo sulla evoluzione della educazione e delle competenze professionali al fine di migliorare le opportunita di sviluppo del lavoro delle giovani generazioni nel quadro di un rinnovamento culturale e scientifico volto ad ampliare l’ impegno per attuare politiche attive di cambiamento cosciente e responsabile del capitale umano per un futuro ancora basato su una societa “Fondata sul Cambiamento del Lavoro” .

    (1) Economia circolare : http://www.caosmanagement.it/222-economia-circolare

    Paolo Antonio Manzelli 27/02/2017

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