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Innovazione

Farsi l’ebook è facile con Pubcoder

10 Dic 2013

La startup torinese consente a editori, autori e illustratori di costruire libri interattivi senza saper scrivere una sola riga di codice. Ha già 600 beta tester in giro per il mondo, tra cui il maggiore distributore in lingua araba. Tra i fondatori un ex manager del Gruppo Espresso

Il team di Pubcoder
Per il momento i fondatori si limitano a definirla una “rotativa digitale”, un tool che permette di creare un prodotto digitale, di farlo bene e con grandi efficienze e, soprattutto, di distribuirlo ovunque, perché questo è il futuro prossimo del mestiere che quelli di Pubcoder si sono inventati. La startup torinese, lanciata da Paolo Giovine e Paolo Albert, consente a editori, autori e illustratori di costruire ebook interattivi senza saper scrivere una sola riga di codice. E’ stata fondata a marzo scorso, pochi giorni dopo erano già al Toc (Tools of Change for Publishing) di Bologna con un prototipo. Nel frattempo avevano raccolto e investito cash circa 400 mila euro, coinvolgendo il venture capital H-Farm, di cui Giovine è partner, che detiene attualmente una quota del 15%, e un gruppo di piccoli angel. La forza del progetto sta sicuramente nel team di sviluppatori che stanno lavorando alla piattaforma, ma anche in quell’invidiabile rete di oltre 600 beta tester a livello internazionale che contribuiscono al miglioramento continuo di questa applicazione. “Ne cito uno per tutti che è il più grande distributore in lingua araba” dice Giovine. “Lo abbiamo conosciuto alla Fiera del Libro di Francoforte e ci ha dato subito un fortissimo sostegno all’ultima release che prevede anche una versione in arabo”. Proprio alla Buchmesse di quest’anno con la loro versione beta hanno ottenuto il secondo posto nella competizione internazionale per le idee più nuove per il futuro del libro, del self-publishing e degli ebook. Paolo Giovine, 41 anni, è stato socio dell’editore torinese Lindau. Tra il vecchio e il nuovo nuovo millennio inizia a lavorare per il Gruppo Espresso, prima come controller centrale e poi CFO dell’area Internet (ex Kataweb). Quindi, diventa direttore generale di Radio DeeJay che lascia nel 2011 per diventare partner di H-Farm. In lui, però, non si è ancora sopito il sacro fuoco dello startupper e così ha deciso di buttarsi in questa nuova impresa.

Meglio la carta o il digitale?
La dicotomia tra carta e digitale è una grande fesseria. Le funzioni che assolve la carta sono talmente ovvie e consolidate. Ogni tanto si cerca di togliere alla carta dei valori che non ha mai avuto per attribuirli al digitale. Faccio un esempio: la portabilità. E’ chiaro che dentro un semplice smartphone mi posso portare dietro molto più contenuto di quanto possa fare con un libro, ma non credo che il libro abbia mai avuto questo tipo di presunzione.

Voi sostenete che con Pubcoder si può creare un’opera interattiva fatta di testi, suoni, immagini e animazioni senza conoscere il codice, ma è proprio così?
La nostra idea è molto semplice: costruire una piattaforma che sia utilizzabile da chi non ha confidenza con il codice, ma deve avere cognizione di che cosa sia oggi la tecnologia. Non esistono tecnologie semplici che gestiscono processi complessi. Quando aumenterà la possibilità di fare queste cose, si potranno creare anche dei network, perché penso che non tutti gli editori si debbano improvvisare in questo ruolo, anche se i grandi, probabilmente, avranno la possibilità di creare all’interno competenze polimediali diffuse.

In questo momento state solo investendo e tutti i servizi sono gratuiti. Da qui a un anno cosa succederà?
Noi immaginiamo di avere tra un anno l’opportunità distributiva più alta al mondo. Facciamo libri complessi, il che limita molto la distribuzione perché l’unico reader funzionante al mondo è il Kindle, ma stanno arrivando Kobo e ci sono diverse cose interessanti nel mondo Android. Oggi la maggior parte dei sistemi sono chiusi, ma con Pubcoder puoi costruire, già adesso, dei libri digitali che distribuisci su Amazon e su Apple. Inoltre, sono in epub3, quindi pronti per qualsiasi destinazione futura. Questa è sicuramente una scommessa sull’idea che anche in questo mondo si possa affermare uno standard che renderà più “democratico” il settore.

E i primi guadagni quando arriveranno?
Vogliamo diventare una delle piattaforme di riferimento nella costruzione di libri digitali nel mondo. In futuro prevederemo una fee per ogni opera pubblicata, tipo 150 dollari a uscita. Abbiamo l’ambizioso obiettivo di puntare al modello dei grandi distributori di commodity  nel campo del software, come Adobe. Se Pubcoder raggiungesse velocemente 100 mila utilizzatori in giro per il mondo, questo modello diventerebbe altamente remunerativo. In ogni caso, prudentemente, dico che entro il 2015 vogliamo andare a break even, ma il salto di qualità vero lo faremo nel 2014, l’anno in cui comprenderemo il destino della nostra impresa.

di Francesco Signor

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