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SCENARI

Retail, 10 aziende che potrebbero scomparire per l’effetto Amazon

28 Lug 2017

Dai giganti del settore fino alle startup, l’acquisizione della catena Whole-Foods da parte del colosso fondato da Jeff Bezos mette in discussione il futuro di tante aziende. Ecco una lista di chi rischia di essere travolto per colpa di Amazon

Lo scorso giugno Amazon ha spiazzato tutti: la società guidata da Jeff Bezos ha acquisito Whole Foods, azienda alimentare americana proprietaria di oltre 400 punti vendita di cibo organico e biologico, per una cifra vicina ai 14 miliardi di dollari. Un annuncio che fa scalpore, dato che l’azienda di Seattle si è spesso dimostrata alquanto conservativa nei confronti di tali operazioni: dopo i 14 miliardi per Whole Foods infatti, la seconda acquisizione più onerosa di Amazon è stata quella di Zappos nel 2009 per 1,2 miliardi di dollari, un ammontare dieci volte inferiore.

Così facendo il gigante Big Tech irrompe con forza nel settore di vendita di prodotti alimentari freschi, inserendosi in un campo dove operano varie società e startup. E se, a detta dei protagonisti dell’operazione, l’incontro tra Whole Foods e Amazon rappresenterà un’opportunità straordinaria di business per entrambe, gli unici a non gioire sarebbero i competitor del mercato “food and groceries”. Quali sono, dunque, le aziende che risulterebbero maggiormente danneggiate da questo accordo? Ecco una lista di potenziali haters:

 

  1. WALMART

Da quando Amazon iniziò ad attirare tra le proprie fila numerosi dipendenti storici di Walmart, tra le due aziende è cominciata una competizione senza eguali sul mercato statunitense.  Walmart è il retailer più grande d’America, con una grossa fetta nel settore alimentare, tuttavia, contro ogni aspettativa, potrebbe essere il comparto logistico a subire i danni maggiori dall’accordo Amazon-Whole Food.  Grazie a questa acquisizione il colosso di Seattle allungherebbe ancor di più la propria portata su un segmento di popolazione molto ambìto, tutta la fascia benestante di zone metropolitane e sobborghi, relegando il raggio d’azione di Walmart alle classi di consumatori extra-urbane meno abbienti.

 

  1. INSTACART

Tra le compagnie non quotate più grandi nel settore delle consegne alimentari, Instacart (fondata da un ex dipendente Amazon) potrebbe trovarsi di fronte a una strada fortemente in salita: l’azienda stilò nel 2016 un contratto quinquennale che le garantiva l’esclusiva sulle consegne dei cibi deperibili di Whole Foods. Ovviamente tutto ciò stride con l’ingresso di Amazon che, molto probabilmente, relegherà Instacart a un ruolo marginale.

 

  1. BLUE APRON

Oltre ad averne rovinato il debutto in borsa (qui un approfondimento di Umberto Bertelè sul tema) nulla vieterà ad Amazon di imitare il modello di business di Blue Apron, fornendo agli acquirenti veri e propri kit con ingredienti freschi per la preparazione delle proprie ricette. Whole Foods rappresenta un bacino perfetto da cui attingere, forte di una reputazione solida sui temi biologico e organico, senza dimenticare l’efficiente network che la società è stata in grado di instaurare con le aziende agricole.

 

  1. COSTCO

Quale sarebbe il pericolo per Costco, tra le maggiori catene di tutti gli USA? I suoi ipermercati all’ingrosso sono accessibili solo ai clienti che hanno sottoscritto una tessera associativa, e tale modello associativo potrebbe subire il colpo di un potenziale “servizio Prime” di Amazon che sottrarrebbe immediatamente una significativa fetta di mercato nel settore di vendita di alimentari.

 

  1. KROGER

La pluricentenaria Kroger (fondata in Ohio nel 1883) è la catena di supermercati al dettaglio prima al mondo per ricavi. Le dimensioni enormi dell’azienda e la linea altamente specializzata di prodotti a marchio Kroger la pone automaticamente nel mirino di Amazon: la Big Tech ha lanciato il proprio marchio Amazon Basics e anche Whole Foods, con 365, possiede un brand ben radicato.

 

  1. FRESHDIRECT

Dopo una serie di ingenti round chiusi con successo, quando venne domandato al CEO di FreshDirect Jason Ackerman cosa pensasse degli sforzi di Amazon nel campo alimentare con AmazonFresh, lui rispose: “siamo in competizione con loro da molto tempo, e abbiamo mantenuto costante il nostro tasso di crescita nonostante tutto”. Ora che però le regole del gioco stanno per cambiare, bisogna vedere se l’azienda di food delivery riuscirà a mantenere questo trend positivo.

 

  1. HELLOFRESH

Startup di meal-kit delivery con base in Germania, HelloFresh starebbe per intraprendere un percorso che la porterà verso una IPO: e, proprio come Blue Apron, questa operazione rischia di essere seriamente minacciata dall’accordo di Amazon.

 

  1. MUNCHERY

La linea di pasti riscaldabili di Munchery incorrerebbe in una grave minaccia qualora non riuscisse a rinnovare lo stile “generalista” della propria offerta. Per di più, dal punto di vista dell’intelligenza artificiale, Amazon si rivelerebbe un nemico letale, dato che grazie all’accordo le due aziende potrebbero sviluppare algoritmi utili a delineare linee di pasti ad hoc per i propri clienti. Probabilmente un approccio più ricercato su uno stile culinario di nicchia, come cibi per diete paleo o kosher, riuscirebbe a sopravvivere più facilmente.

 

  1. PLATED

Plated, altra società che si occupa della consegna di meal kit, permette di scegliere tra una varietà di ricette che si rinnovano ogni settimana tutti gli ingredienti necessari per prepararle, oltre alle istruzioni su come fare: ciononostante il pericolo sarebbe molto simile a quello di tutti gli altri competitor del settore.

 

  1. SHIPT

Questo servizio di consegna della spesa a domicilio impiega “shoppers” locali per l’acquisto e la consegna della merce. Come nel caso di Instacart, tenendo conto che Amazon potrebbe concentrare le medesime operazioni in centri di smistamento a poca distanza da milioni di americani e spedire la merce in massa, appare improbabile poter competere con un business strutturato su uno schema così capillare e low-cost.

 

Alessio Spinelli
Junior web editor

Project Manager della startup LongTake, dal 2017 è iniziata la mia avventura con EconomyUp e University2Business, entrambe del Gruppo Digital360. Collaboro con testate d'ambito cinematografico, da sempre la mia passione.

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