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STRATEGIE

Il caso Blue Apron, così Amazon ha guastato la festa dell’Ipo a una startup

di Umberto Bertelè

30 Giu 2017

La società che consegna a domicilio ingredienti per ricette ha debuttato in Borsa, ma l’esito è stato inferiore alle aspettative. Ad allontanare gli investitori l’acquisizione da parte del colosso di Seattle della catena Whole Foods Market. Perché non basta una buona idea quando non ci sono solide barriere all’entrata…

Non è sufficiente avere un’idea innovativa e saper trasformare l’idea in un’impresa per avere successo, se non si dispone di solide barriere all’entrata. È un vecchio concetto della strategia, ma sempre valido anche nell’era della digitalizzazione. Era Microsoft nel passato l’incubo degli innovatori (famoso il caso Netscape), mentre ora lo sono “big tech” come Facebook o Amazon. Facebook a marzo scorso ha fatto cadere il valore di Borsa di Snap, imitando con Instagram il suo business model, e Amazon sta rendendo difficile l’IPO di Blue Apron, con l’annuncio di una iniziativa simile.

Blue Apron è una startup fondata nel 2012 a New York per semplificare il rapporto delle persone con la cucina. Il servizio va oltre la semplice consegna della spesa offrendo la consegna di ricette complete. L’utente può infatti ordinare la ricetta e trovare nel box di Blue Apron tutti gli ingredienti già dosati correttamente.

 

 

 

 

La giovane società ha debuttato in borsa il 28 giugno scorso con un’Ipo (Initial Public Offering), riuscendo a collocare sul mercato 30 milioni di azioni al prezzo di 10 dollari ad azione: la valutazione minima della forchetta di prezzo prevista all’inizio della giornata (10-11 dollari) è stata molto inferiore a quella ipotizzata inizialmente (15-20 dollari per azione). L’Ipo ha attribuito a Blue Apron una valutazione di mercato pari a 1,9 miliardi di dollari,  una cifra al di sotto dei 2 miliardi di valutazione raggiunti con l’ultimo round di finanziamenti privati nel 2015. A intimorire gli investitori, scrive il Wall Street Journal, potrebbero essere stati i costi del marketing e l’elevato tasso di abbandono degli utenti, ma a dare il colpo finale agli indecisi, convincendoli a non investire, sarebbe stato l’annuncio da parte di Amazon, il 16 giugno scorso, dell’acquisizione di Whole Foods Market. Il colosso di Seattle si è portato a casa, per ben 13,7 miliardi di dollari in contanti il gruppo di supermarket statunitensi che conta oltre 400 punti vendita e opera nella fascia alta del comparto “food and groceries”. In questo modo ha rafforzato il proprio comparto vendita di prodotti alimentari freschi, inserendosi di fatto in un campo dove operano varie aziende e startup, tra cui appunto Blue Apron.

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“La scarsa adesione all’Ipo della startup – scrive il WSJ – dimostra che l’ombra di Big Tech si sta allungando sulle società più giovani che stanno cercando di realizzare qualcosa”.

È successo anche per una compagnia ancora più innovativa, Snap: all’inizio dell’anno Instagram, che è controllata da Facebook, ha realizzato aggiornamenti che imitano il modello di Snap e questo ha portato gli investitori a domandarsi se Snap fosse effettivamente in grado di continuare a far crescere la sua base utenti prima dell’Ipo dello scorso marzo.

Ancora un gigante dell’hi-tech che offusca la spinta propulsiva di una startup.

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Umberto Bertelè

Professore emerito al Politecnico di Milano, è autore di "Strategia" (edizioni Egea), libro disponibile nella seconda edizione, focalizzata sulla trasformazione digitale.