In Italia i droni sono sempre più diffusi, ma raramente cambiano davvero un processo: sono usati soprattutto per monitoraggi, ispezioni, rilievi, ma latitano gli utilizzi più innovativi e “rivoluzionari”. I dati più aggiornati dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata del Politecnico di Milano fotografano un settore che cresce ma non “scala”: nel 2025 il mercato professionale (B2B e B2G) arriva a 168 milioni di euro (+5%), con un ritmo in rallentamento rispetto agli anni precedenti .
Il punto è dove si concentra il valore: il 95% del mercato è generato dalle Aerial Operations (operazioni aeree “classiche”), mentre l’Innovative Air Mobility & Delivery – quindi consegna merci e trasporto persone – pesa solo il 5% . Tradotto: l’innovazione più visibile (delivery, aerotaxi, logistica urbana avanzata) in Italia resta periferica.
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I dati dell’Osservatorio Polimi: un ecosistema che cresce, ma resta in “sperimentazione”
Ecco i numeri chiave che spiegano perché il decollo dell’uso innovativo è ancora rimandato:
- Mercato 2025: 168 milioni di euro, +5% sul 2024
- Composizione del mercato: 95% Aerial Operations, 5% Innovative Air Mobility & Delivery
- Imprese attive: 675 (in crescita rispetto a 657 nel 2024)
- Registrazioni e operatori: oltre 148.000 droni registrati su d-flight e 185.000 operatori
- BVLOS (volo oltre la linea visiva): 44 autorizzazioni nel 2025 (+57% vs 2024)
- Infrastrutture di sperimentazione: 3 sandbox (Roma, Milano, Padova), test bed Grottaglie, prima zona U-space a San Salvo, 10 progetti di vertiporti
- Accettazione sociale (quando il caso d’uso è “salvavita”): 93% favorevole al trasporto medico-sanitario, 84% al trasporto merci
Due segnali si sovrappongono. Da una parte la base operativa è ampia (registrazioni, operatori, imprese). Dall’altra, la conversione da progetti pilota a servizi continuativi resta il collo di bottiglia: l’Osservatorio lo dice esplicitamente, sottolineando che “la vera sfida è trasformare le moltissime sperimentazioni in servizi commerciali continuativi” .
L’excursus italiano (e il caso Amazon)
Negli ultimi anni l’Italia ha provato a giocare una partita “da vetrina europea”, soprattutto sulla consegna last mile. Il caso più noto è Amazon Prime Air.A fine 2024 Amazon ha realizzato in Abruzzo, a San Salvo, il primo volo di prova per la consegna via drone, comunicandone l’esito positivo dopo aver ottenuto l’autorizzazione operativa di Enac (IT About Amazon).
Il traguardo dichiarato era il lancio del servizio nel 2025, ma l’evoluzione è stata diversa: a fine 2025 Amazon ha chiuso il progetto in Italia.
Nel frattempo Enac, in un comunicato, ha collegato esplicitamente l’avvio di U-space San Salvo – operativo dal 1° gennaio 2026 – alla fase di sviluppo del quadro abilitante, “nonostante la sospensione del progetto Amazon Prime Air”.
Anche l’Osservatorio Droni del Politecnico di Milano descrive un 2025 “a doppia velocità”: mentre alcuni casi d’uso, come sanità e agricoltura, progrediscono, Amazon ha invece ridimensionato i propri piani.
La lezione non è che “i droni non funzionano”. È più concreta: senza un modello operativo replicabile e senza continuità autorizzativa e infrastrutturale, la consegna via drone rischia di restare un esperimento costoso e fragile – esposto a variabili come meteo, safety e rumore – e quindi difficile da trasformare in un servizio profittevole.
Il mercato mondiale: dove il delivery è già servizio
A livello globale il drone delivery sta uscendo dalla fase “demo”: meno annunci, più numeri e soprattutto più scala geografica. Negli Stati Uniti, per esempio, Walmart sta trasformando la consegna con droni in una opzione logistica stabile: l’estensione a nuove aree metropolitane (tra cui Houston) e il piano con Wing (Alphabet) di portare il servizio in circa 150 nuovi store nel prossimo anno, con l’obiettivo di arrivare a oltre 270 location entro il 2027, raccontano un passaggio chiave dal pilota alla rete “coast to coast”.
In questo scenario si inseriscono anche player con un’impronta più “industriale” come Zipline, che dichiara di aver superato 1,5 milioni di consegne e 100 milioni di miglia autonome, soprattutto nella logistica sanitaria: qui il valore è chiaro e ripetibile, perché vince su urgenza, accessibilità e affidabilità.
Anche Wing fornisce un ordine di grandezza utile sulla trazione del modello: circa 750.000 consegne completate, mentre la partnership con Walmart punta a moltiplicare copertura e volumi.
Sul mercato complessivo, le stime cambiano in base al perimetro (militare vs civile, servizi vs hardware), ma la direzione è netta: secondo Grand View Research il mercato globale dei droni vale 73,06 miliardi di dollari nel 2024 e potrebbe arrivare a 163,60 miliardi al 2030; guardando al solo segmento commerciale, la stima è 30,02 miliardi nel 2024 e 54,64 miliardi nel 2030.
Detto questo, non è tutto facile neppure fuori dall’Europa: l’Osservatorio italiano ricorda che solo il 15% dei progetti internazionali è arrivato alla piena operatività, quindi il salto da progetto pilota a servizio resta il vero spartiacque ovunque. La differenza è che negli USA, come mostra il caso Walmart, quando il modello regge (aree selezionate, use case chiari, integrazione nella logistica), si investe per scalare; in Europa, invece, tra vincoli regolatori, frammentazione del mercato e accettabilità operativa in contesti urbani densi, la distanza dal “servizio quotidiano” resta più ampia.
Cosa manca in Italia per far evolvere la situazione
Il paradosso italiano è sotto gli occhi di tutti: quando il caso d’uso è davvero utile – sanità in primis – l’accettazione sociale è alta; intanto iniziano ad arrivare anche i “pezzi” di infrastruttura (sandbox, test bed, primi tasselli di U-space). Eppure, sul mercato il peso dell’innovazione resta marginale: il valore continua a concentrarsi quasi tutto nelle operazioni tradizionali.
Per cambiare passo servono mosse pratiche, startup-first, che trasformino sperimentazioni e progetti pilota in servizi continuativi.
1) Dalla sperimentazione al procurement
La domanda pubblica oggi è spesso episodica: tanti test, pochi contratti. Il salto vero è costruire gare e accordi pluriennali su use case ad alto impatto – emergenze, sanità territoriale, protezione civile, monitoraggio di infrastrutture critiche – così da trasformare i pilot in pipeline e dare alle aziende una traiettoria industriale.
2) BVLOS come leva industriale, non come eccezione
Le autorizzazioni BVLOS nel 2025 sono un segnale incoraggiante, ma non basta “ottenere permessi”. L’obiettivo deve diventare la standardizzazione operativa: corridoi e procedure ripetibili, coperture assicurative chiare, servizi U-space realmente utilizzabili, integrazione con operatori di rete e con la logistica. In altre parole: BVLOS come capacità di sistema, non come evento.
3) U-space: misurarlo sui volumi, non sui comunicati
L’attivazione di U-space (come nel caso di San Salvo) è un passaggio importante, ma la metrica non può essere il taglio del nastro. Conta quante operazioni reali abilita, con quali livelli di affidabilità e con che standard di servizio: solo così U-space diventa un acceleratore, non una vetrina.
4) Modello economico: scegliere dove il drone batte davvero le alternative
Il delivery urbano “generalista” è affascinante, ma spesso non regge sui costi e sulle complessità operative. Il drone funziona molto meglio dove vince per tempo, urgenza e accessibilità: trasporto medicale, aree remote, supply critiche, manutenzione rapida, ispezioni in contesti complessi. È lì che si costruisce un mercato sostenibile, prima ancora che “scalabile”.
5) Talenti e capability di servizio
L’Osservatorio segnala gap su competenze regolatorie, sicurezza, operations e delivery. E questo è un punto decisivo: senza una vera capacità di erogare servizio – operations robuste, compliance, gestione del rischio, customer experience B2B/B2G – anche la tecnologia più matura resta un prototipo ben riuscito, ma non diventa business.
In sintesi
L’Italia non è ferma: cresce, registra droni e operatori, costruisce sandbox e U-space. Ma il valore resta ancorato alle operazioni tradizionali , e i casi più iconici di delivery – come Amazon – mostrano quanto sia difficile passare dall’annuncio al servizio continuativo. La partita vera, nel 2026, è una sola: trasformare l’innovazione in operatività, con procurement, regole applicabili e modelli economici sostenibili.















