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MICROMOBILITÀ

Monopattini elettrici, perché la startup Bird è valutata 2,5 miliardi di dollari



La società californiana nata 2 anni fa ha appena chiuso un round da 275 milioni di dollari. Ma Bird non è l’unica fornitrice di monopattini elettrici in sharing ad attirare investimenti e incrementare il proprio valore. Perché? Lo spiegano i dati sulla sharing mobility: il fenomeno “monopattini elettrici” è in forte ascesa

07 Ott 2019


Tra i nuovi unicorni nel mondo (le startup valutate oltre 1 miliardo di dollari) cominciano ad emergere le aziende che propongono monopattini elettrici, un nuovo trend nella mobilità che si sta affermando in varie città del mondo. È appunto il caso di Bird, società fondata solo due anni fa in California che offre un servizio di condivisione di monopattini elettrici in oltre 100 città negli Stati Uniti e in Europa (Italia compresa), e che ha appena chiuso un round di finanziamento serie D da 275 milioni di dollari. Il round, guidato da CDPQ e Sequoia Capital, ha fatto salire la valutazione pre-money di Bird a 2,5 miliardi di dollari. Non poco per un’azienda che propone microveicoli per destreggiarsi nel traffico cittadino.

Monopattini elettrici, come è nata e come funziona Bird

Fondata nel 2017 a Santa Monica (California) da
Travis VanderZanden, che ne è tuttora il CEO, Bird offre un’applicazione dedicata sul Play Store di Google e sull’App Store di Apple. Attraverso l’app gli utenti possono individuare facilmente i monopattini elettrici più vicini, quindi scansionare il codice collocato sul manubrio per sbloccare il veicolo e iniziare il percorso. Dalla sua costituzione Bird ha raccolto 548 milioni di dollari in 5 round di finanziamento, l’ultimo, appunto, il 3 ottobre 2019.

Bird in Italia

Già ad aprile 2019 i monopattini elettrici in sharing di Bird hanno debuttato in Italia, a Roma, in partnership con Enel X, la business line del gruppo Enel che sviluppa prodotti innovativi e soluzioni digitali. Bird Rides Italy è partita con l’obiettivo di promuovere nuove soluzioni di condivisione di monopattini elettrici sul mercato italiano.

Monopattini elettrici in sharing, debutta a Roma la startup californiana Bird Rides

Monopattini elettrici, perché il mega-investimento su Bird

Perché gli investitori continuano a rinnovare, e ad aumentare, la fiducia riposta in Bird? Il CEO Travis VanderZanden l’ha spiegato così: “Quasi un anno fa ci siamo resi conto che il clima stava cambiando. Sono ormai finiti i giorni in cui la crescita della top line è la KPI leader per le società emergenti. Il nuovo obiettivo è avere una unit economics positiva (si intende per unit economics i ricavi e costi diretti associati con un particolare business model che sono specificamente espressi per unità. Esempio: nell’utilizzo di Internet la unit economics è l’utente, ndr)

“Di conseguenza – prosegue il CEO di Bird – abbiamo incentrato la crescita nella unit economics come priorità assoluta dell’azienda. Adesso, con la miglior unit economics nel settore, i nuovi investitori di Bird quali CDPQ vedono che stiamo percorrendo la strada verso un business sostenibile e sano”.

Naturalmente Bird non è la sola società di monopattini elettrici in sharing ad aver ottenuto finanziamenti consistenti nell’ultimo periodo. Ad agosto Helbiz, società americana fondata da un italiano, ha ottenuto un round da 10 milioni di dollari  guidato da investitori e venture capital interessati agli sviluppi della nuova economia della smart mobility. E più di recente Forever Sharing, colosso cinese della mobilità intelligente che produce veicoli per lo sharing, ha acquisito il 5% del capitale azionario di Helbiz, soinvestendo nell’azienda 8 milioni di dollari. Così adesso Helbiz è valutata 160 milioni di dollari.

Il monopattino elettrico: un fenomeno emergente

Il monopattino elettrico, fenomeno emergente e tra i protagonisti della smart mobility nelle città, rientra nell’ambito della micromobilità, termine che fa riferimento a veicoli per uso personale, a una o due ruote, utilizzati per brevi distanze e per coprire l’ultimo miglio, in grado di trasportare in genere solo una persona e spesso alimentati ad elettricità. L’esempio più comune di micromobilità sono le biciclette, ma rientrano in questa categoria anche piccole auto elettriche, biciclette elettriche e, appunto, tutti i tipi di monopattino.

In Italia, fino a luglio del 2019, l’uso di questo tipo di veicoli era sostanzialmente proibito sulle strade pubbliche in base al Codice della Strada. Ma a luglio il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha emanato il decreto che consente ai Comuni di avviare la sperimentazione di monopattini, hoverboard, segway e monowheel nei centri urbani.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility promosso dal ministero dell’Ambiente, sono 5,2 milioni solo in Italia gli utenti della sharing mobility. In maggioranza vivono al Nord, dove è disponibile quasi il 60% di tutta l’offerta della sharing mobility italiana, per un totale di 271 Comuni con almeno un servizio accessibile. (QUI è possibile scaricare il report completo)

I dati dell’Osservatorio sulla Sharing Mobility, risalenti al 2018, segnalano una forte ascesa nello scooter sharing, ma, come detto, è il 2019 che ha visto trionfare i microveicoli protagonisti della mobilità condivisa. Non sono stati però ancora diffusi i dati definitivi relativi a quest’anno.

Una cosa è certa: oltre che in termini quantitativi il settore della mobilità condivisa digitale cresce anche in termini qualitativi, ovvero punta sempre più sulla sostenibilità ambientale. Cresce infatti la percentuale di veicoli elettrici sul totale dei veicoli a disposizione degli utenti, passando dal 27% del 2017 al 43% del 2018. Una conseguenza proprio del boom dei servizi di scooter sharing elettrici.

Inoltre i veicoli in condivisione che circolano sulle nostre strade sono anche mediamente sempre più leggeri e meno ingombranti: la massa media dei veicoli a motore è infatti diminuita del 17% tra il 2015 e il 2018. All’abbassamento della percentuale hanno certamente contribuito i monopattini elettrici.