La smart mobility? Senza integrazione e data sharing non è smart | Economyup

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La smart mobility? Senza integrazione e data sharing non è smart



“Si parla tanto di mobility as a service, ma poi che cosa si fa?” è la domanda provocatoria di Gabriele Benedetto, amministratore delegato di Telepass. Siamo ancora alle new mobility: perché diventi smart servono interoperabilità, data sharing e inclusione per semplificare l’esperienza degli utenti e non solo nei pagamenti

di Giovanni Iozzia

27 Nov 2019


Mobility Conference Exibition 2020

“Si parla tanto di mobility as a service, ma poi di concreto che cosa si fa?” è la domanda provocatoria che Gabriele Benedetto, amministratore delegato di Telepass, di recente ha posto in alcune occasioni pubbliche. Piovono i report sulla smart o new mobility che dir si voglia, ma se poi vuoi davvero muoverti in città in modo intelligente devi tenere sullo smartphone una ventina di app (sono quelle che ho sul mio in questo momento…) e in qualche caso due diverse anche dello stesso player (per esempio FreeNow e ShareNow, una per il taxi e l’altra per il car sharing, o ATM Milano e BikeMi, i servizi pubblici e il bike sharing station based). “La quantità di app è il segnale più evidente della difficoltà di creare un vero ecosistema per la smart mobility”, spiega Benedetto. “Che cosa succede nei fatti? Si continuano a seguire modelli operativi che non favoriscono l’integrazione”. E quindi non permettono di avere un’esperienza di mobilità semplice, fluida e veloce passando da un mezzo all’altro, dal treno al monopattino e alla metropolitana, ad esempio. Lui ci crede, visto che tre anni ha investito sulla startup Urbi, che lavora proprio sull’integrazione dei servizi di mobilità.

Gabriele Benedetto, amministratore delegato Telepass

iCityRank 2019, i parametri della mobilità sostenibile

Che ci sia ancora molto da fare lo conferma il nuovo iCityRank di FPA, che è ormai il termometro della qualità urbana in Italia. Una sottolineatura: le 3 città più smart d’Italia (Milano, Firenze e Bologna) sono quelle ai vertici nella categoria “Trasformazione Digitale”. Cogliere le opportunità dell’innovazione, però, non può significare soltanto lanciare app e nuovi servizi, carte di credito ai tornelli e monopattini sui marciapiedi. “Oggi non si può pensare di governare una città in maniera intelligente se non si possono governare i dati“, ha ricordato in occasione della presentazione della classifica annuale Gianni Dominici, direttore di FPA. E come si fa? “Attraverso processi che mettano insieme gli operatori pubblici e quelli privati che li producono e li detengono”. Insomma, a far da soli non si va da nessuna parte.

Si stanno attivando questi processi? Ancora poco. La mobilità sostenibile è uno dei parametri con cui l’iCityRank valuta le città italiane. Al primo posto c’è sempre Milano ma si accorciano le distanze con gli altri centri, soprattutto quelli medi. Resta indietro il Sud che fatica a trovare un suo passo. 16 sono gli indicatori utilizzati per valutare il grado di mobilità sostenibile. Eccoli

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Le città ai vertici eccellono per il livello del trasporto pubblico locale, la diffusione del car sharing o l’estensione delle aree pedonali. Ma alla voce intermodalità rispondono ancora in poche: va segnalata la buona performance di Lodi…

Collaborazione e dati per l’integrazione dei servizi di mobilità

Lorenzo Pireddu, country manager Uber Italia

Eppure è sull’integrazione fra i servizi di mobilità la sfida: come migliorare il customer journey, dalla ricerca delle informazioni all’acquisto del biglietto, di chi ha bisogno di muoversi utilizzando diversi mezzi? Serve collaborazione e servono soprattutto i dati. Chi li ha? Chi è sul mercato. Uber, ad esempio. Proprio su EconomyUp il nuovo country manager Lorenzo Pireddu ha confermato la disponibilità della compagnia: “Oggi Uber può essere un partner importante su molti tavoli e siamo aperti ad una conversazione costruttiva con player sia pubblici che privati. Uber Movement, uno dei nostri tool di data intelligence che è aperto al pubblico ma talvolta anche fornito alle PA, ne è una prova”. I dati di Movement potranno diventare più “potenti” anche in Italia con l’aumento dei mezzi in circolazione (non solo le auto ma adesso anche le bici elettriche in sharing e presto anche i monopattini). Quante saranno le amministrazioni attente e disponibili al dialogo e a questo tipo di approccio?

Semplificare l’esperienza degli utenti e non solo per i pagamenti

“Va semplificato l’esperienza degli utenti e non solo per i pagamenti”, sostiene Benedetto, che ha reso nota l’entità della transazioni di TelepassPay: “Nel 2019 abbiamo fatto muovere 500mila viaggiatori per un equivalente di 250milioni di servizi con un sistema caratterizzato dall’assenza di barriere fisiche e digitali“. Dal pagamento del parcheggio a quello dello skipass, dal bollo auto al lavaggio dell’auto. E adesso anche le polizze assicurative. “Si parla tanto di smartmobility, ma si sta chiudendo solamente la prima fase: quella degli asset e delle infrastrutture per la new mobility. Per diventare smart c’è bisogno di più: interoperabilità, inclusione e data sharing. Sono curioso di vedere chi lo capirà prima tra regolatori locali e operatori”.

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.