LA NORMATIVA

Monopattini elettrici: tutto su nascita, ascesa e crisi del simbolo della micromobilità urbana



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Monopattini elettrici: un fenomeno che ha cambiato il modo di muoversi in città. Ecco le tappe che hanno portato alla sua esplosione, la normativa 2025 e l’obbligo del “targhino” nel 2026

Aggiornato il 18 mar 2026



monopattini

Sono riemersi dalle memorie d’infanzia e, rivisitati in chiave tecnologica, sono stati fra i protagonisti (sia pure controversi) della micromobilità degli ultimi anni, ma adesso sembra chiudersi un ciclo: dal 16 maggio 2026, per i monopattini elettrici, sarà obbligatorio il contrassegno identificativo, detto “targhino”, pena multe fino a 400 euro. Cosa succederà ora? Quanto le nuove regole influiranno sull’innovativo modo di muoversi che aveva attecchito soprattutto nelle grandi città? Vediamo intanto di ricostruire la loro storia.

Indice degli argomenti

2019- 2026: ascesa e (quasi) caduta dei monopattini elettrici

Nel mondo della smart mobility, il 2019 sarà ricordato come l’anno in cui sono state stabilite nuove regole per i monopattini elettrici e altri mezzi della micromobilità e il 2020 come quello in cui queste regole sono state ampiamente messe in pratica. Non solo: nel 2020 il settore ha ricevuto un ulteriore impulso indiretto dalla pandemia da Covid-19, che ha indotto le persone a limitare l’uso di mezzi pubblici, cercandone di alternativi in grado di garantire maggiore sicurezza. Nel Decreto Rilancio pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 maggio 2020 è stato previsto un bonus fino a 500 euro per l’acquisto di monopattini elettrici e altri mezzi della micromobilità come misura per il contenimento del contagio durante gli spostamenti nella Fase 2.

La Legge n. 156/2021 ha introdotto novità importanti: obbligo del casco sotto i 18 anni, divieto di circolazione sui marciapiedi, obbligo di indicatori luminosi, limite di velocità a 20 km/h in strada e 6 km/h in aree pedonali.

Ma è stato il Nuovo Codice della Strada, entrato in vigore il 14 dicembre 2024, ha prodotto un giro di vite sulla circolazione di questi mezzi, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza e regolamentare meglio la micromobilità urbana. Ed ecco le nuove regole: contrassegno identificativo, assicurazione per la responsabilità civile, casco obbligatorio per tutti, divieto di circolazione fuori dai centri urbani, limite di velocità di 20 chilometri orari (ridotto a sei nelle aree pedonali) e divieto di andare contromano. Ma servivano i decreti attuativi.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto della Direzione generale per la Motorizzazione, a marzo 2026, è stato stabilito come funzioneranno il rilascio e la cancellazione dei contrassegni identificativi. Nessun monopattino potrà più circolare senza il suo “targhino”.

Monopattini elettrici: la storia

Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo la storia dei monopattini elettrici in Italia e nel mondo.

I primi modelli a inizio Novecento

Non si conosce la data precisa della nascita del monopattino, ma è noto che i primi modelli risalgono al’inizio del 1900 negli Stati Uniti d’America, dove vengono progettati e brevettati alcuni “scooter” (così gli americani chiamano il monopattino). Almeno all’inizio, il mezzo è riservato ai bambini: composto da una tavola, due ruote e un manubrio, è piccolo, di alluminio, leggero, pieghevole, facile da guidare. Intanto, alla fine del 1895, era stato depositato il primo brevetto per un dispositivo di trasporto personale elettrico, una motocicletta elettrica, dall’inventore Ogden Bolten Jr. dell’Ohio. Ma siamo ancora lontani dalla mobilità elettrica mainstream, e i monopattini restano oggetti con i quali giocare, o, meglio, spostarsi giocando.

In seguito vengono proposti anche come mezzi di trasporto, ma con scarso successo. Si delineano presto due scuole di pensiero: i monopattini puri e i monopattini meccanici. I primi mantengono fede ad un principio di essenzialità che caratterizza il monopattino: tavola, ruote, manubrio e la necessità di spingere. I secondi sono attrezzati con i più svariati dispositivi meccanici per ottimizzare la spinta: leve e catene, ruote con asse di rotazione decentrato e altro.

Le gare di monopattino e lo scootering

Già nei primi anni venti in Francia si svolgono gare di monopattino, o trottinette. In Italia, a Milano, tra il 1948 e il 1954, la Lega Vitt organizza per i ragazzi delle parrocchie diverse edizioni del “Giro monopattinistico di Italia”. Dal 1970 in poi, tra Cervinia e Aosta, si organizzano varie edizioni delle 24 ore di monopattino. Dal 1987, ad Ivrea annualmente si svolge la “Tre Ore in monopattino”, una tradizionale staffetta in monopattino per le vie del centro storico della durata di 3 ore. Dal 1996, il Gruppo Sportivo AVIS Ivrea organizza un vero e proprio campionato di monopattino che prevede gare a staffetta per squadre e gare individuali anche internazionali. Nel 2001 nasce l’IKSA Eurocup, il Campionato Europeo di Footbike. Nel 2004 si svolge in Repubblica Ceca la prima edizione del Campionato Mondiale di Footbike.

Uno svizzero tra i padri del monopattino moderno

Il padre del monopattino moderno è un signore svizzero, Wim Ouboter. O meglio: più che il “padre” in senso assoluto, può essere considerato uno dei protagonisti della sua affermazione contemporanea. L’intuizione arriva a metà anni Novanta, quando l’imprenditore zurighese cerca un modo semplice e veloce per coprire brevi distanze urbane: troppo lunghe da fare a piedi, troppo brevi per prendere auto o bicicletta. Da questa esigenza nasce l’idea di un veicolo leggero, stretto, pieghevole, facile da trasportare e adatto agli spostamenti dell’ultimo miglio. È il nucleo da cui prenderà forma il progetto Micro, destinato a trasformarsi, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, in un fenomeno internazionale.

Il successo arriva rapidamente. Con il Micro Scooter e poi con il Kickboard, Ouboter intercetta un bisogno urbano prima ancora che il termine micromobilità entri stabilmente nel lessico pubblico. Le fonti aziendali parlano di un boom impressionante, con vendite capaci di toccare anche 80 mila pezzi al giorno nel momento di massima espansione, mentre il 2000 segna l’esplosione globale del fenomeno, tra imitazioni, nuovi modelli e crescente visibilità mediatica. In quegli anni il monopattino smette di essere soltanto un oggetto ludico e comincia a proporsi come soluzione pratica di mobilità personale.

Come spesso accade nei mercati che crescono troppo in fretta, al boom segue una fase di contrazione. L’ingresso sul mercato di una vasta produzione asiatica a basso costo, spesso associata a standard qualitativi più bassi, contribuisce a comprimere margini e percezione del prodotto, raffreddando l’entusiasmo iniziale. Ma non è la fine della storia: negli anni successivi il settore si riorganizza, evolve e recupera terreno grazie all’innovazione di prodotto, all’elettrificazione e, più avanti, alla diffusione dei servizi di sharing nelle città. È in questa seconda stagione che il monopattino trova una nuova identità e si consolida.

Ma come è iniziato il fenomeno “monopattini elettrici” in Italia? Quali sono state le tappe, le leggi e l’adeguamento alle leggi stesse?

Normativa sui monopattini elettrici in Italia, la timeline: tutte le tappe degli ultimi anni

Il vecchio Codice della Strada presentava lacune in materia e di fatto finiva per penalizzarne o proibire l’uso dei veicoli della micromobilità, perciò si sono rese necessarie nuove regole.

1992 – Micromobilità: cosa dice il Codice della Strada italiano

Proprio perché i monopattini elettrici sono un’innovazione recente, il Codice della Strada italiano, emanato nel 1992 (quindi ormai 27 anni fa), non li prevedeva. Tuttavia, all’articolo 190 ci sono disposizioni che regolamentano il comportamento dei pedoni. Al comma 8 è sancito che la circolazione per mezzo di tavole, pattini o acceleratori di andatura è vietata sulla carreggiata. Anche al comma 9 esiste un riferimento agli acceleratori di andatura: è vietato spostarsi con tavole, pattini o acceleratori di andatura sugli spazi riservati ai pedoni (marciapiedi e zone pedonali). Come si vede, non c’è un preciso riferimento ai monopattini elettrici (o agli hoverboard e simili) nel Codice della Strada, ma, da quello che si evince anche da successive disposizioni legislative, i monopattini elettrici con velocità massima inferiore ai 6 Km/h possono essere assimilati agli acceleratori di andatura. Quindi di fatto ne sarebbe vietato l’uso sulla carreggiata. Il governo giallo-verde è intervenuto proprio per aggiornare questa normativa.

Aprile 2019 – La Legge di Bilancio e l’annuncio del decreto attuativo

Come spesso succede nel mondo dell’innovazione, la necessità di stabilire una normativa ad hoc è arrivata a posteriori, dopo l’emersione del fenomeno. Comunque è arrivata. Le norme sulla micromobilità elettrica sono state previste dalla Legge di Bilancio 2019, dopodiché il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha redatto una bozza di decreto attuativo, che ha condiviso con varie istituzioni, al fine di ricevere osservazioni utili prima della pubblicazione definitiva in Gazzetta Ufficiale.Dopo che la micro mobilità elettrica è stata introdotta nella Legge di Bilancio 2019, l’8 aprile 2019 il MIT ha annunciato che il decreto attuativo per avviare la sperimentazione nelle città della micromobilità elettrica era pronto. “Verrà ora condiviso – si leggeva in una nota apparsa sul sito del ministero – con le altre amministrazioni coinvolte e con gli enti locali e contiamo che sarà definitivamente in vigore in tempo per avviare le sperimentazioni di monopattini elettrici, segway, monowheel e hoverboard nelle città dall’estate 2019”.

“Il MIT – proseguiva il comunicato – ha fatto un attento lavoro sul testo del decreto attuativo, accogliendo anche diverse richieste pervenute dall’Anci. Si auspica, dunque, un rapido iter di condivisione da parte delle altre istituzioni, così da fare tutti insieme un nuovo importante passo in avanti verso una mobilità veramente green che consentirà di offrire nuovi mezzi di trasporto nell’ottica dell’intermodalità a zero emissioni. Come stabilito dalla legge di Bilancio, saranno i sindaci a delimitare le aree in cui avviare la sperimentazione e disciplinare le modalità di utilizzo dei mezzi.

Nei giorni successivi i dirigenti del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti hanno inviato a varie istituzioni lo schema di decreto relativo alla sperimentazione della micromobilità elettrica al fine di condividerne il testo e di ricevere osservazioni utili a migliorarlo prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

12 luglio 2019: il decreto Toninelli sui monopattini elettrici

Il decreto a firma di Toninelli concede ai Comuni la possibilità di avviare le sperimentazioni di monopattini elettrici, segway, monowheel e hoverboard nelle città. Prevede il via libera dei test su strada esclusivamente in ambito urbano e nel rispetto di determinate condizioni, alcune delle quali hanno già ricevuto critiche da più parti. Per esempio, per i minori che si spostano in monopattino è obbligatorio avere la patente AM (quella per il motorino) e i Comuni sono obbligati a collocare nuova segnaletica per indicare le strade dove si può circolare con questi mezzi. Ma vediamo l’iter del provvedimento e quali sono le nuove regole.

Dal 27 luglio 2019 ai Comuni italiani viene dato un anno di tempo per regolamentare la circolazione di monopattini elettrici, segway, hoverboard e monowheel. Milano, Torino, Rimini, Cattolica, Pesaro e Verona sono fra le prime città ad aderire alla nuova normativa. In particolare Milano pubblica tre avvisi di manifestazione di interesse per la sharing mobility, mentre a Torino la sperimentazione parte dal 13 novembre.

27 luglio 2019 – La palla passa ai Comuni

Il 27 luglio è la data che dà il fischio d’inizio ai Comuni: serve un’apposita delibera di Giunta comunale per approvare il piano della sperimentazione della micromobilità elettrica, andando a regolamentarne oltre che la circolazione anche la sosta. I Comuni devono anche installare nuova segnaletica per indicare le strade dove si può circolare con monopattini o altro. Particolare attenzione i comuni dovranno porre in caso di istituzione di servizi a noleggio dei dispositivi in condivisione, con obbligo di copertura assicurativa per l’espletamento del servizio stesso. La sperimentazione potrà essere autorizzata entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, e non potrà avere una durata superiore ai 24 mesi dalla predetta data, con un minimo di 12 mesi. I comuni dovranno comunicare al MIT la volontà di accedere alla sperimentazione entro 30 giorni dall’adozione dei provvedimenti, ed entro tre mesi dal termine della sperimentazione andrà inviata una relazione sui risultati conseguiti.

Dicembre 2019 – Monopattini elettrici equiparati alle biciclette

A dicembre 2019 un emendamento alla legge di bilancio proposto dal senatore di Italia Viva Eugenio Comincini ha stabilito l’equiparazione dei monopattini elettrici alle biciclette. L’emendamento prevede che i monopattini conformi ai limiti di potenza e velocità (potenza motore 500 w e velocità max 20 km/h) indicati nel decreto del MIT del 4 giugno 2019 siano equiparati ai velocipedi, regolati dal precedente decreto legislativo del 30 aprile 1992. Ai Comuni verrà quindi data la possibilità di far circolare i monopattini in sharing più semplicemente, così come ai cittadini verrà data facoltà di utilizzare sia i propri mezzi sia di affidarsi ai servizi messi a disposizione dagli operatori del settore senza rischiare di incorrere in sanzioni. Grazie al nuovo impegno preso dal governo, infatti, questi mezzi potranno circolare su strada come fossero biciclette ed essere quindi inseriti nel Codice della strada.

Marzo 2020: in vigore le nuove regole sulla micromobilità

Il primo marzo 2020, con la legge di conversione del decreto legge Milleproroghe, entrano in vigore le nuove regole sulla circolazione dei monopattini elettrici. Oggi il monopattino può essere usato in tutto il territorio nazionale, è equiparato ai velocipedi e alle biciclette, può circolare sulle strade urbane che prevedono un limite di 50 km orari e sulle piste ciclabili. Nell’articolo 33 bis del decreto Milleproroghe approvato dal Senato all’inizio del 2020 (qui il testo integrale del decreto) sono contenute le nuove regole sulla micromobilità.

— Il monopattino può essere usato in tutto il territorio nazionale

— È equiparato ai velocipedi e alle biciclette

— Le nuove regole prevedono che i monopattini elettrici possano circolare sulle strade urbane che prevedono un limite di 50 km orari e sulle piste ciclabili parallele alle strade extra urbane.

— I monopattini elettrici devono avere 500 watt di potenza massima.

— Per quanto riguarda la velocità, si può procedere ad un massimo a 20 km orari dove sono previsti i 50 km orari, nelle ciclabili non si possono invece superare i 6 km orari.

— Possono guidare i monopattini elettrici sono le persone sopra i 14 anni di età

— Il casco è obbligatorio per tutti i minorenni

— Le luci sono obbligatorie davanti e dietro

— Le multe si equiparano a quelle destinate a chi viola il codice della strada quando è in bicicletta.

Intanto le aziende come Helbiz (sharing di monopattini elettrici) hanno deciso di incrementare la flotta e hanno avviato un’attività di franchising scommettendo su un maggiore utilizzo di questi mezzi durante la pandemia.

Ma vediamo in modo approfondito cosa prevede il decreto che ha dato via libera alla circolazione dei monopattini elettrici nelle città.

Codice della Strada 2024

Obbligo di casco, assicurazione per i conducenti, contrassegno (una sorta di mini-targa): sono alcune delle regole per i monopattini elettrici previste nel Nuovo Codice della Strada che è stato approvato in via definitiva il 20 novembre 2024. L’Aula del Senato ha approvato la riforma con 83 si, 47 no e un astenuto. Sono stati respinti tutti gli oltre 350 emendamenti presentati dalle opposizioni. Ora il provvedimento, che ha già ricevuto il via libera dalla Camera, diventa definitivo.

La legge è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 29 novembre 2024.


Casco obbligatorio per tutti

Tutti i conducenti di monopattini elettrici, indipendentemente dall’età, devono indossare un casco omologato conforme alle normative UNI EN 1078 o UNI EN 1080. La mancata osservanza comporta sanzioni amministrative.


Assicurazione RC obbligatoria

È previsto l’obbligo di stipulare un’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi per tutti i monopattini elettrici, sia privati che in sharing. Tuttavia, l’effettiva entrata in vigore di questa disposizione è subordinata all’emanazione dei decreti attuativi.


Targa identificativa

I monopattini dovranno essere dotati di un contrassegno identificativo adesivo, plastificato e non rimovibile, prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Anche in questo caso, l’obbligo sarà effettivo solo dopo l’emanazione dei decreti attuativi.


Equipaggiamento tecnico obbligatorio

I monopattini devono essere dotati di:

  • Indicatori di direzione (frecce)
  • Segnalatori di frenata su entrambe le ruote

L’assenza di questi dispositivi può comportare sanzioni fino a 800 euro.


Restrizioni alla circolazione

La circolazione dei monopattini elettrici è consentita solo su strade urbane con limite di velocità non superiore a 50 km/h. È vietata la circolazione su marciapiedi, strade extraurbane e aree pedonali.


Norme sulla sosta

La sosta dei monopattini è vietata sui marciapiedi, salvo nelle aree appositamente designate dai Comuni. È consentita negli spazi riservati a biciclette, ciclomotori e motoveicoli.


Sanzioni previste

  • Circolazione senza casco: multa da 100 a 400 euro
  • Assenza di targa o assicurazione: multa da 100 a 400 euro
  • Mancanza di indicatori di direzione o segnalatori di frenata: multa da 200 a 800 euro
  • Circolazione in aree vietate: multa fino a 400 euro

Marzo 2026: l’entrata in vigore delle normative

Dal 16 maggio scatta l’obbligo del “targhino” per i monopattini elettrici. La novità è entrata in vigore con la pubblicazione del decreto attuativo in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo 2026.

Il “targhino” è un adesivo plastificato, non rimovibile, con sei caratteri alfanumerici. È collegato al codice fiscale del proprietario, non al veicolo, perché i monopattini non sono iscritti all’Archivio nazionale dei veicoli e non hanno numero di telaio.

La richiesta va fatta online tramite Gestione pratiche online, con Spid o Cie.
Dopo l’istruttoria della Motorizzazione, si prenota l’appuntamento per il ritiro.
Il costo prevede 8,66 euro più bollo e diritti di motorizzazione. Per i minorenni dai 14 anni in su la domanda va presentata da un genitore o tutore.

Chi circola senza contrassegno rischia una multa da 100 a 400 euro. Il sistema serve anche a rendere effettivo e verificabile l’obbligo di assicurazione Rc.
In caso di furto, smarrimento, deterioramento o vendita del mezzo, sono previste procedure specifiche di cancellazione o nuovo rilascio.

Come le città italiane hanno accolto negli anni scorsi i monopattini elettrici

Ecco una cronistoria sintetica dell’arrivo dei monopattini elettrici nelle principali città italiane.


Milano: pioniera tra incidenti e regolamenti severi

La sperimentazione parte nel luglio 2019, ma dopo un incidente e problemi normativi, il Comune sospende temporaneamente il servizio. Seguono bandi per regolare la sharing mobility e l’assegnazione a operatori come Helbiz, Wind e Bit. Alcune società vengono poi escluse per violazioni, e il Comune introduce limiti severi su velocità e zone di circolazione. L’obiettivo resta un’integrazione sostenibile dei mezzi in città.


Torino: regole chiare e multe per i trasgressori

Dal 13 novembre 2019 i monopattini sono autorizzati su piste ciclabili e nelle zone 30. Vietati su marciapiedi e sotto i portici. Obbligatorio il segnalatore acustico e il giubbotto catarifrangente di notte. Limite a 20 km/h e obbligo di patente AM per i minorenni. Niente casco obbligatorio, ma raccomandato.


Roma: via libera nella Fase 2 della pandemia

Dal maggio 2020 partono i servizi di sharing a partire da Helbiz, seguita da Dott, Lime e Bird. I mezzi operano in un’ampia area che include centro storico e quartieri limitrofi. Previsti ulteriori ampliamenti delle flotte da parte di altri operatori.


Cattolica: il primo Comune a sperimentare

Cattolica è la città apripista: nel 2019 il ministro Toninelli inaugura la sperimentazione con BIT Mobility. Il Comune punta su mezzi leggeri e sostenibili per residenti e turisti.


Rimini: mobilità integrata lungo mare e parchi

Dal luglio 2019 autorizza la circolazione su piste ciclabili, aree pedonali e zone 30. Velocità massima: 15 km/h, 6 km/h nel centro storico. Rimini affida i servizi a Lime e Bird, escludendo Helbiz, che annuncia ricorso.


Pesaro: prima città scelta da Voi Technology

Dal settembre 2019 sono attivi 100 monopattini svedesi. Consentita la circolazione nelle ZTL e piste ciclabili, con limiti tra 6 e 20 km/h. Alcune vie centrali vietate in orari di punta.


Verona: sì a monopattini e segway, no ad hoverboard

Regole precise per i dispositivi ammessi: autorizzati solo monopattini e segway, esclusi hoverboard e monowheel. Vietato l’uso nelle strade pedonali, ma consentito su ciclabili e ZTL entro i 30 km/h.


Bari: debutto nel 2020 con velocità regolamentata

Dal luglio 2020 Helbiz avvia il servizio in città. I monopattini possono circolare sulle piste ciclabili e strade urbane con limite di 50 km/h, ma solo a 6 km/h nelle aree pedonali.


Helbiz: così si sgretola una realtà dei monopattini elettrici

Ma che fine ha fatto Helbiz? Fondata a New York nel 2017 dall’italiano Salvatore Palella, Helbiz ha cavalcato il mercato del noleggio di monopattini elettrici in sharing. Dopo una rapida espansione e la quotazione al Nasdaq nel 2021, l’azienda ha diversificato i servizi entrando anche nel food delivery e nello streaming sportivo. Però già nel 2022 iniziano le difficoltà: 82 milioni di dollari di perdite, progetti chiusi e la sospensione del titolo in Borsa nel 2023. Oggi i mezzi Helbiz sono scomparsi da Milano e Roma, ma restano attivi in altre città italiane. Palella vive attualmente in Connecticut.

Monopattini elettrici nel mondo: l’entusiasmo e poi la messa al bando

Anche nelle grandi città europee, per alcuni anni i monopattini elettrici sono sembrati il simbolo perfetto della nuova mobilità urbana. Ma all’entusiasmo iniziale ha fatto seguito una fase molto più problematica, a partire dal caso di Parigi, dove dopo anni di polemiche su incidenti, sosta selvaggia e convivenza difficile con pedoni e automobilisti, nel 2023 i monopattini in sharing sono stati vietati.

Quello francese non è rimasto un episodio isolato. Anche Madrid e poi Praga abbiano scelto di fermare o ridimensionare pesantemente il modello dei monopattini condivisi, segnalando una crescente insofferenza delle amministrazioni urbane verso un servizio percepito spesso come poco governabile. Già prima dei divieti, era stato evidenziato il rischio di caos nello spazio pubblico e la necessità di regole più stringenti per evitare che l’innovazione si trasformasse in disordine urbano.

Il risultato è che i monopattini elettrici, da emblema di una mobilità smart e sostenibile, diventano in molti contesti europei il terreno di uno scontro tra innovazione, sicurezza e qualità della vita urbana. Più che il fallimento di una tecnologia, è la crisi di un modello di diffusione troppo rapido e non sempre accompagnato da infrastrutture, controlli e regole adeguate. Anche per questo in Italia il legislatore ha scelto la strada di una normativa sempre più rigida.

(Articolo aggiornato al 18/03/2026)

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