La micromobilità è ancora davvero micro: che cosa c'è nel report globale di Moovit - Economyup

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La micromobilità è ancora davvero micro: che cosa c’è nel report globale di Moovit



Dall’impatto del Covid-19 alla micromobilità e alle richieste degli utenti. Il 2020 Global Public Transport Report di Moovit, scaleup israeliana acquisita da Intel, offre una fotografia sul trasporto pubblico e la mobilità. Da cui emerge il ruolo ancora marginale di monopattini e altri veicoli alternativi, anche in Italia

di Giovanni Iozzia

26 Gen 2021


Settimana europea della Mobilità 2021 (Photo by Daniel von Appen on Unsplash)

La micromobilità è ancora davvero microscopica. L’interoperabilità è un sistema in corso di costruzione. La pandemia ha profondamente modificato la percezione e l’uso del trasporto pubblico, con una richiesta di maggiore sicurezza a diversi livelli. Sono le principali considerazioni che emergono sullo scenario italiano scorrendo il 2020 Global Public Transport Report di Moovit, che offre una fotografia ad alta definizione del trasporto pubblico a livello globale, con spunti interessanti pere la micromobilità che probabilmente nella percezione comune in Italia è sovrarappresentata a causa delle polemiche sui monopattini.

Alla base del report ci sono i dati che la scaleup israeliana raccoglie in tempo reale attraverso la sua app utilizzata da oltre 800milioni di persone in 100 Paesi e in 45 lingue: Moovit è un’ecosistema globale di mobilità unico che non a caso, proprio nel 2020, Intel ha acquisito per una cifra vicina al miliardo di dollari. Quando l’operazione sarà digerita, si unirà a Mobileye, una consociata israeliana di Intel Corporation che sviluppa auto a guida autonoma che hanno bisogno di dati per essere sempre più efficaci.

Moovit, nata a Tel Aviv nel 2021 per portare sugli smartphone gli orari degli autobus e poi trasferitasi a San Francisco, è partita dai mezzi pubblici, che dovrebbero sempre di più diventare il perno di un sistema integrato in cui interagiscono con i servizi proposti da operatori privati, per sviluppare una piattaforma di gestione della mobilità integrata o intermodalità: passare cioè da un servizio pubblico a uno privato di micromobilità, da un tram a un monopattino in sharing oppure a un taxi restando nello stesso ambiente digitale, dalla scelta e prenotazione del mezzo al pagamento.

Il Report di Moovit sulla mobilità urbana nel 2020

Che cosa dice il termometro di Moovit basato su circa 6miliardi di dati anonimi generati quotidianamente dall’app in circa 3200 città del mondo? Le possibilità di ricerca e di analisi sono moltissime. Vediamo le evidenze più interessanti per le diverse categorie del report, che si può vedere qui in versione integrale per andare a soddisfare tutte le curiosità in ogni parte del mondo.

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L’impatto del Covid-19 sulla mobilità urbana

Cominciamo dalla domanda che è una novità nel report 2o2o, ovviamente: “In che modo la pandemia ha cambiato il tuo modo di spostarti?”. Solo in Argentina, e precisamente a Cordoba e Rosario più del 10% degli utenti dichiara di non usare più i mezzi pubblici. Altrove la riduzione è molto più basso. Semmai la tendenza prevalente è a utilizzarli meno, e sempre in Argentina con percentuali importanti (tra il 40 e il 50%).

Che cosa si chiede per tornare a salire sui mezzi pubblici? Il rispetto delle distanze di sicurezza, sanificazioni più frequenti e comunicate attraverso un’app, la possibili di pagamenti contactless. Insomma, più sicurezza. Richieste simili anche in Italia, dove Palermo e Trapani e Napoli e la Campania sono le aree dove si registrano le più alte percentuali di persone che nel 2020 hanno smesso di utilizzare i mezzi pubblici: tra il 18 e il 20%. Molto più alte quelle di chi invece dichiara di usarli meno: dal 41% di Roma e Palermo al 45,9% di Genova e Savona. Molto pochi gli utenti che hanno abbandonato i mezzi pubblici per altre soluzioni tra il 4 e il 7%. E questo dato fa il paio con lo scarso ricorso a soluzioni di micromobilità che vedremo dopo.

I tempi di viaggio

Jakarta nel 2020 è stata la città dove si impiega più tempo (solo andata)  per andare a lavoro o a scuola, 71 minuti, seguita da Instabul, Rio De Janeiro e Recife. Di fronte a questi numeri diventano sopportabili i 48 minuti di Roma e i 43 di Milano, valori simili del resto a Parigi o Berlino. Non tutti i viaggi sono uguali, però. Sempre Jakarta è la città nel mondo con la più alta percentuale di persone (il 42%) che impiega tra una e due ore per il suo spostamento quotidiano. Miami, invece, quella con la più alta percentuale di chi impiega oltre due ore (il 14%).

Trasporti pubblici: i tempi di attesa, i cambi, le distanze

Anche sui tempi di attesa è il Sud America a spingere fuori dalla top ten l’Italia. A Recife, Brasile, per un autobus si aspettano mediamente 31 minuti. A Palermo e Trapani l’attesa media alla fermata è stata nel 2020 di 24 minuti, di 20 a Napoli e di 15 a Roma. Ma quanti mezzi pubblici vengono presi per raggiungere la destinazione: Torino, Milano e Roma sono le città dove si fanno più cambi. Nella capitale il 23,5% nel 2020 ha preso più di tre mezzi pubblici. La mobilità urbana quindi non è un’esperienza lineare.

Nel 2020 lo spostamento casa-lavoro (o scuola) a Milano, Bologna, Venezia e Roma è stato di circa 7 chilometri ed è Milano con la più alta percentuale (15,25%) di tragitti superiori ai 12 chilometri.

Trasporto pubblico, che cosa chiedono gli utenti

Che cosa potrebbe spingere verso un maggiore uso dei mezzi pubblici? Al di là delle risposte prevedibili (veicoli meno affollati, tempi di attesa e di viaggio più brevi, più pulizia a bordo) sono interessanti tre aree di intervento: l’acquisto digitale dei biglietti, la comunicazione veritiera, l’hi-tech in movimento. A Palermo oltre un quinto degli utenti gradirebbe avere la possibilità di comprare il biglietto con l’app così come a Bologna, Napoli e Torino seppure con una percentuale leggermente più basso. Oltre la metà, invece, vorrebbe avere informazioni attendibili e in tempo reale sui tempi di attesa, quindi mezzi connessi che siano in grado di dialogare con i display delle fermate e con le app, soprattutto a Palermo, Napoli e Roma dove i tempi di circolazione e di attesa sono imprevisti e imprevedibili.

C’è poi una parte significativa dei viaggiatori che prenderebbe con più piacere un autobus se avesse il wifi o prese usb per la ricarica degli smartphone (circa il 20% a Bologna, Genova e Torino). Domanda nuova nel Report 2020 è stata: Vorresti acquistare il biglietto o un abbonamento tramite un’app? Risposta positiva (sì e assolutamente si) mediamente per circa la metà degli utenti, con i picchi diVenezia (59,6%), Bologna (58,4%),  e Palermo (55,1%).

La micromobilità, in Italia una soluzione per pochi

Cordoba (21,5%), Brasilia (20,5%) e Buenos Aires (19,7%) sono le capitali della micromobilità, le città nel mondo dove quotidianamente nel 2020 si sono usati di più monopattini, bici e scooter elettrici in sharing. In Italia i numeri sono ben altri: siamo attorno al 2% con il singolare picco di Venezia (2,7%). Anche gli utenti occasionali (fino a 5 volte al mese) sono pochi: tra l’1,7% di Palermo al 3,5% di Milano.

Non si può quindi dire che la micromobilità sia una soluzione popolare: circa l’80% degli utenti non sanno che cosa siano monopattini, bici o scooter elettrici in sharing o non li hanno a disposizione nella propria città. Chi li usa lo fa in combinazione con i mezzi pubblici in oltre la metà dei casi solo a Milano, Napoli e Firenze e Venezia: una tendenza in crescita rispetto al 2019.

Comunque la maggioranza considera anche la mobilità leggera una soluzione per raggiungere direttamente la destinazione (il 75% a Genova e circa il 60% a Palermo e Bologna), forse anche in funzione della brevità dei tragitti in molte città italiane. Monopattini e company si usano per diverse ragioni (sono veloci, ecofriendly, divertenti e facile da parcheggiare ma non certo economici) ma chi non li usa li considera costosi, poco sicuri (soprattutto a Napoli e Roma per le condizioni dei manti stradali) e dispersivi (troppe app da scaricare).

Dal Report di Moovit emergono, quindi, da una parte un’offerta di mobilità dinamica ma frammentata e con livelli di servizio disomogenei e dall’altra una domanda di sicurezza, di comfort e di semplicità in parte inevasa. È questo lo spazio dove nei prossimi anni si giocheranno le partite della smart mobility.

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.