Guida autonoma: dove e come si sta sperimentando in Italia | Economyup

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Guida autonoma: dove e come si sta sperimentando in Italia



Torino, Modena, Parma, Padova, Merano, Trieste sono le principali città dove si sta sperimentando la guida autonoma in Italia. Ecco i dettagli sui test, chi li fa e come stanno procedendo

di Roberto Artigiani

28 Ott 2020


Guida autonoma in Italia

Quello delle automobili a guida autonoma è un settore in grande crescita (si parla di incrementi in doppia cifra per le connected car: +14% il valore del mercato registrato nel 2019 rispetto all’anno precedente) e su cui in molti stanno scommettendo, anche in Italia. Il governo, tramite il Ministero dei Trasporti, ha varato un piano per le Smart Road, con relativo osservatorio tecnico mirato a coordinare le varie iniziative e sperimentazioni di veicoli a guida autonoma e, allo stesso tempo, a supporto di studi, ricerche e approfondimenti in particolare sul tema della sicurezza.

Il nostro Paese è stato tra i primissimi a ospitare test su strada di automobili senza pilota, ma è apparso nel report stilato da KPMG sull’Autonomous Vehicles Readiness solo nella terza edizione pubblicata a inizio 2020. Nella speciale classifica, il Belpaese si colloca nella ventiquattresima posizione (su 30 nazioni censite), mettendo in evidenza gli sforzi compiuti negli ultimi anni per recuperare terreno.

Il Covid19 ha avuto un forte impatto anche questo settore rallentando da un lato alcune esperienze, ma allo stesso tempo introducendo una maggiore esigenza di veicoli a guida autonoma. La recente rielaborazione del decreto sulle Smart Road da parte del MIT infatti autorizza la sperimentazione su strada anche a vetture prive di volante o pedali – finora non omologabili – con la logica di fornire nuovi mezzi di trasporto in un’epoca in cui i contatti personali vanno evitati sempre più. Il nuovo regolamento è ancora in fase di verifica da parte del Consiglio di Stato e potrebbe dare il via libera anche ai natanti da remoto, per poter avviare nuove sperimentazioni non solo sulla strada, ma anche sull’acqua.

L’aggiornamento del decreto permetterebbe quindi l’avvio di una nuova stagione di test non più ristretti alle strade private o a circuiti chiusi al traffico, ma che finalmente potrebbero conoscere le sfide della pubblica via, con tutte le difficoltà che gli automobilisti conoscono. I soggetti pronti a partire in questo momento sarebbero tre startup: l’italiana Next Future a Padova, la francese Navya a Merano e l’americana Local Motors a Torino a cui si aggiunge la consolidata realtà di VisLab a Parma.

Parma pioniera della guida autonoma

Quando si parla di auto a guida autonoma è impossibile non menzionare VisLab srl, azienda fondata dal professor Alberto Broggi (docente di ingegneria dell’informazione) come spinoff dell’università di Parma e poi acquistata nel 2015 per 30 milioni di dollari dall’americana Ambarella inc., specializzata nella progettazione di semiconduttori. VisLab è stata la prima azienda ad aver fatto domanda al MIT per avviare i test su strada. E così in alcuni speciali percorsi a Parma e soprattutto a Torino è iniziata la sperimentazione in ambito urbano. Tutti i test avvengono comunque alla presenza di un supervisore in grado di passare alla modalità manuale in caso di necessità per garantire il rispetto della sicurezza in ogni circostanza.

Torino e i test in città

Il capoluogo piemontese è diventata la prima città italiana – primato conteso con Modena – ad organizzare un circuito cittadino in cui testare la guida autonoma grazie alla realizzazione, da parte di Torino City Lab (TCL), di un percorso di 35 km dotato di fibra ottica, sistemi di rilevamento del traffico, sensori in corrispondenza dei semafori e spire sotto l’asfalto per il tracciamento dei passaggi delle vetture. La città ad ogni modo già dall’inizio dell’anno ha visto circolare Olli , un minibus elettrico a guida autonoma di livello 4 realizzato dalla startup statunitense Local Motors, all’interno del campus ITCILO, un progetto a cui hanno partecipato oltre al Comune anche Reale Mutua e Local Motors.

Padova, il bus a guida autonoma

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Proprio a Padova si potrebbe realizzare la prima collaborazione di Next Future Mobility, una startup italiana che si è fatta notare per un prototipo di bus elettrico modulare e componibile [. Questo primo progetto troverà spazio nel contesto avveniristico dell’Expo di Dubai, ma anche il comune padovano ha voluto acquistarne una coppia per testarla nel parcheggio della Kioene Arena di San Lazzaro, in attesa di omologazione da parte del MIT.

Merano e l’autobus dei francesi

In attesa di nuove sperimentazioni, nell’ambito di bus urbani elettrici a guida autonoma, Merano nel 2019 ha già visto un test portato avanti da Navya, società francese nata nel 2014 e specializzata nel traffico di persone e merci. Nella cittadina altoatesina, un piccolo autobus da 12 posti ha effettuato corse a ciclo continuo in tratto di strada chiuso al traffico, dal centro storico alla zona dei Mercatini di Natale nella fascia oraria di punta. Il progetto, parte del programma di cooperazione europea Interreg V/A Italia-Svizzera, è stato portato avanti dai comuni di Merano e Briga-Glis e finanziato con 1,5 milioni di euro.

Le infrastrutture per le smart road di Anas

Per circolare però le auto a guida autonoma necessitano anche di un’infrastruttura tecnologicamente avanzata che permetta di sfruttare al massimo il potenziale dei nuovi mezzi. Per questo Anas ha messo in campo un piano da 140 milioni di euro per adeguare circa 2.500 km di autostrade alle connessioni V2X (“vehicle to everything”, ossia un sistema di comunicazione di informazioni tra un veicolo e qualsiasi entità che possa influenzarlo).

Le e-roads nel Triveneto

In Veneto 74 km di strade gestite da Cav (Passante, A4 da Venezia a Padova Est, tangenziale di Mestre e raccordo autostradale per l’aeroporto Marco Polo) sono state trasformate in e-Roads creando un sistema di interconnessione tecnologica tra le infrastrutture e i veicoli che riguarda anche i mezzi pesanti. Una sperimentazione simile viene portata avanti anche da Autovie Venete sull’Autostrada del Brennero dove, in coordinamento con il MIT, è partito nel secondo trimestre del 2020 il progetto C-Roads Italy che mira a mettere in comunicazione i veicoli con appositi centri radio in grado di segnalare incidenti, code, lavori in corso, ostacoli sulla carreggiata, limiti di velocità e avvisi meteo.

Il progetto di smart road a Trieste

Nel capoluogo friulano nel luglio del 2019 è stato lanciato il “Corridoio Meduri”, un progetto di Smart Road che prende il nome da un membro della Sogei tra i primi ad aver supportato l’avvio dell’iniziativa. Il piano prevede la trasformazione in strade intelligenti dei raccordi autostradali RA14 e RA13 e della SS 202 “Triestina” attraverso l’installazione di sensori e telecamere, connessi a un software dedicato, potranno essere rilevati ingorghi, code e perfino evitare evitare i controlli doganali ai mezzi pesanti che nella zona circolano molto numerosi (circa 700 veicoli al giorno).

La zona urbana di sperimentazione a Modena

A Modena è stata creata MASA (Modena Automotive Smart Area), una zona urbana dotata di un’infrastruttura di base per sistemi V2X e la sperimentazione di veicoli attrezzati con dispositivi ADAS di livello 3 e 4. Realizzata in partnership da Comune e Università di Modena e Reggio Emilia, con la collaborazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il supporto della Regione Emilia Romagna, l’area si sta ampliando per includere un percorso extra-urbano a scorrimento veloce lungo la SS 724 verso Sassuolo-Fiorano. Accanto a quella che viene definita come Smart Model Area [https://www.youtube.com/watch?v=ulb9TZHW7yc], c’è anche la Smart Dynamic Area, realizzata presso l’Autodromo in un contesto sicuro e riservato. Il progetto privilegia un approccio multidisciplinare e porta avanti otto diversi gruppi di lavoro che riguardano i diversi aspetti dell’applicazione delle nuove tecnologie alla mobilità, dall’IA e la computer vision alle interfacce utente e aspetti etici e legali.

Roberto Artigiani

Appassionato di tecnologia in tutte le sue applicazioni, implicazioni e complicazioni, ma quando non scrivo torno analogico: leggo classici, ascolto musica dei tempi andati e guardo cinema d'antan