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MOBILITY ON DEMAND

App per chiamare i taxi: i servizi e le tecnologie che stanno innovando le auto bianche



Uber non ha fatto breccia in Italia ma ha in qualche modo “costretto” una categoria fino a quel momento poco propensa all’innovazione a scommettere sulle nuove tecnologie. Negli ultimi anni sono nate applicazioni per chiamare l’auto bianca da smartphone. Ci hanno pensato cooperative, consorzi, startup. Vediamo come

di Luciana Maci

06 Mag 2019


L’innovazione sta irrompendo anche in un mondo tradizionale come quello dei taxi. Negli ultimi anni le nuove tecnologie hanno fatto il loro ingresso in questo settore della mobilità urbana che era sembrato per molti versi poco propenso all’innovazione. È accaduto principalmente grazie anche alla disruption portata da Uber, il servizio per noleggiare un’auto con conducente da smartphone nato 10 anni fa in California, che pure è stato contestatissimo dai tassisti italiani (e non solo). A colpi di sentenze di tribunali e sotto la pressione della categoria dei tassisti sempre pronta alla mobilitazione, in Italia Uber è diventato sostanzialmente illegale e ha cambiato mercato, virando su UberEats (consegna di cibo a domicilio). Tuttavia la digital disruption veicolata da questa società e dai suoi competitor come Lyft (recentemente quotata in Borsa) ha in qualche modo costretto i guidatori delle auto bianche a perseguire la strada dell’innovazione. Ne è scaturita una sorta di reazione a catena: tre mesi dopo la nascita di Uber ha debuttato mytaxi, un’app per collegare direttamente passeggero e tassista che poi nel 2014 è entrata nel gruppo Daimler. L’innovazione tecnologica si è successivamente espressa attraverso consorzi come appTaxi e cooperative come Taxi Blu. È nata persino una startup, la torinese WeTaxi. A Milano il Comune sta pensando di agevolare la smart mobility attraverso una collaborazione con i taxi, come ha accennato in questa intervista a EconomyUp Filippo Salucci responsabile della Direzione Ambiente, Mobilità ed Energia del Comune. Insomma, Uber o non Uber, il settore di mercato sta venendo a patti con la trasformazione digitale. Come? Vediamo alcuni esempi.

MYTAXI, l’app per taxi di Daimler

Tre mesi dopo Uber è nata ad Amburgo mytaxi (giugno 2009), app per stabilire un collegamento diretto tra passeggero e tassista. Da settembre 2014 mytaxi è entrata a far parte di Daimler Mobility Services GmbH (gruppo Daimler). A luglio 2016 mytaxi ha annunciato una fusione con Hailo, l’app di taxi leader nel Regno Unito e in Irlanda, un passo importante per diventare la principale app di taxi e-hailing in Europa. Oggi per questa società – che conta 500 dipendenti in 26 uffici e rende disponibile l’applicazione in circa 100 città europee – è giunto il momento di un’ulteriore svolta: a seguito della partnership tra Daimler e BMW, che hanno unito le forze per creare una piattaforma europea della mobilità all’interno di un nuovo family brand, entro quest’anno mytaxi effettuerà un rebranding come FREE NOW. Il nuovo family brand (che comprende anche il car sharing di car2go e DriveNow), continuerà a facilitare gli spostamenti all’interno della città, consentendo di prenotare un taxi ma anche di noleggiare un’auto condivisa, o di parcheggiare e ricaricare.

TAXI BLU, l’innovazione della cooperativa

La Cooperativa Taxiblu 024040 radiotaxi, la più diffusa a Milano, nasce nel capoluogo lombardo nel 2000. Ha un parco auto di 1.800 vetture, tutte dotate di pagamento POS, e tramite una centrale a ricerca satellitare garantisce al cliente l’assegnazione del taxi più vicino.

A settembre 2012, dalla collaborazione tra Taxiblu e Vodafone Italia, è nata l’App TaxiMilano, un’applicazione specificamente dedicata alla chiamata del taxi che permette di rintracciare rapidamente il mezzo più vicino senza effettuare chiamate telefoniche o inviare sms. “Milano è stato un trampolino di lancio” dice ora Stefano Salzani, vicepresidente di Taxi Blu. “Siamo stati i primi a testare qualcosa che poi è diventato un successo. Di recente abbiamo inserito anche il pagamento tramite Satispay, l’applicazione per i pagamenti mobile. Non nego che ci sia diffidenza da parte di alcuni tassisti nei confronti delle nuove tecnologie, ma in questo scenario le piattaforme digitali sono molto importanti”.

IT TAXI, quando i tassisti organizzano un hackathon

Nel 2014 è partita la fase di test di IT Taxi, che poi ha debuttato nel 2015: un’app gratuita per richiedere il taxi in tutta Italia dal proprio smartphone. Questa applicazione è stata sviluppata direttamente dall’URI (Unione Radiotaxi d’Italia). “Il progetto – spiegò a suo tempo il presidente URI Lorenzo Bittarelli – è stato concepito nel 2012, poi abbiamo avviato una lunga fase di test per verificarne l’integrazione con il nostro sistema di gestione e assegnazione delle corse, che riceve prenotazioni anche via telefono, sms, pc. Volevamo migliorare l’aspetto dei pagamenti online, informare i tassisti, raccogliere feedback sul servizio, che abbiamo esteso gradualmente a oltre 10.000 auto. Il nostro core business resta quello di trasportare persone da un punto all’altro della città e possiamo dire solo ora di essere pronti ad annunciare e spingere ufficialmente il servizio, che subirà nei prossimi mesi nuove ulteriori modifiche per andare incontro sempre meglio alle esigenze di mobilità dei nostri clienti”. A giugno 2015 i tassisti ha persino allestito un hackathon, TaxiHack, per migliorare IT Taxi: una maratona di programmazione organizzata in collaborazione con Codemotion. Vincitrice della gara che si è svolta a Roma è stata BITTaxi, un’app per pagare il taxi in bitcoin.

TaxiHack, vince l’app per pagare i tassisti in Bitcoin

appTaxi: l’app per taxi voluta da un consorzio

appTaxi scrl è un consorzio di imprese a cui aderiscono i maggiori operatori radiotaxi d’Italia, nato con l’obiettivo di creare un nuovo modello organizzativo di mobilità in Italia sviluppando interconnessioni tra diverse realtà tecnologiche. Il consorzio sviluppa e promuove: soluzioni e integrazioni tecnologiche; partnership commerciali e tecnologiche; proposte commerciali; soluzioni di mobilità sul territorio.

Della compagine sociale fanno parte: TAXIBLU Milano; CO.TA.BO. Bologna; RadioTaxi Veneto: SO.CO.TA. Firenze; Samarcanda Roma; RossoBlu Cagliari; Associate Minori. Attiva in 18 città, appTaxi consente di prenotare una corsa con semplicità, ovunque ci si trovi: basta aprire l’applicazione sul proprio smartphone, attivare il gps e far partire la richiesta che viene ricevuta dalla centrale operativa più vicina aderente al network.

“La nostra app – spiega il vicepresidente Massimo Cipriani – smentisce il luogo comune che i tassisti siano arretrati dal punto di vista tecnologico. Il servizio taxi è innovativo dalla sua creazione, perché si muove su percorsi orari e modalità che vuole il cliente. I nostri 19 radiotaxi hanno investito i propri risparmi per sviluppare nuove tecnologie, per esempio sui sistemi di pagamento con Telepass Pay”. Grazie infatti all’app Telepass Pay è possibile individuare il taxi più vicino, sapere esattamente quando arriverà e pagare il tassista senza contanti, carte o monete. Il servizio è attualmente disponibile nelle città di Milano, Roma, Torino, Firenze, Venezia, Genova, Padova, Pisa, Bologna, Brescia, Palermo, Trieste e Verona.

WETAXI: la startup

Da un paio di anni nel mondo dei taxi c’è anche una startup, WeTaxi. Nata nel 2017 come spin off del Politecnico di Torino, offre un’app che, attraverso la geolocalizzazione, consente agli utenti torinesi di chiamare il taxi più vicino, fissare il prezzo prima di partire e pagare via smartphone. “Con appTaxi siamo amici ma anche competitor” scherza il CEO di WeTaxi, Massimiliano Curto, laureato in Ingegneria dell’automotive a Torino, già capo del Business Development della startup Urbi e poi fondatore di WeTaxi. Inizialmente aiutata dal Comune di Torino, è presto cresciuta fino ad arrivare a 1400 auto bianche convenzionate, 40mila utenti attivi e 75 mila download nel capoluogo piemontese.

Dal 18 aprile l’applicazione è disponibile in altre 19 città, entro fine anno punta a 40. Le sfide più impegnative saranno a Milano e Roma, ma scommetta anche su città di minori dimensioni come Alessandria, Novara, Perugia e Trieste.

“I nostri punti di forza sono trasparenza e innovazione” dice Curto. “Trasparenza perché i nostri clienti sanno in anticipo quanto spendono. Inoltre, insieme alla corsa WeTaxi, si può acquistare un biglietto ferroviario, un posto su AirBnb e altro. Innovazione per esempio sul lato tariffe. Gli utenti più giovani ci chiedevano tariffe basse, perciò abbiamo lanciato le tariffe condivise. Per arrivare all’aeroporto, per esempio, c’è il 50% di sconto. Per ora le tariffe condivise sono solo verso Torino aeroporto, ma stiamo ragionando per ampliare l’offerta. Abbiamo anche fatto taxi sharing, per il momento solo a Torino. Abbiamo riscosso successo. Il taxi sharing viene usato soprattutto per eventi musicali nei dintorni della città, con un target medio di giovani dai 20 ai 35 anni. Per un ragazzo spendere 5 euro oppure 20 fa la differenza”.

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale