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Nanto Cleantech, quando la pazienza crea valore: “Per l’innovazione serve tempo”

La società di Trieste attiva nelle nanotecnologie fa ricerca e sviluppo di nuovi prodotti da quasi dieci anni ma è sbarcata sul mercato solo nel 2013. Grazie ai primi prodotti, una linea di vernici anticorrosione, è stata finalista ai prestigiosi World Petroleum Council Excellence Awards

Pubblicato il 21 Giu 2014

Nanto Cleantech, quando la pazienza crea valore: “Per l’innovazione serve tempo”
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Si dice che i piatti migliori siano quelli cucinati a fuoco lento. Forse è a questo principio che si è ispirata la Nanto Cleantech, società di Trieste che si occupa di nanotecnologie. Quest’azienda, nata nel 2011 come progetto nell’ambito della Nanto (Nano Technology Transfer Organisation, fondata nel 2005), ha infatti speso la maggior parte del suo tempo e delle sue risorse nel fare ricerca sulle nanotecnologie e nell’accumulare brevetti prima di presentarsi sul mercato con una linea di prodotti.

Se si inizia a contare dall’anno di fondazione della capogruppo, è un’impresa che ha pazientato nove anni. Nove anni in cui, seguendo il modello anglosassone delle aziende attive nel biotech e del nanotech, ha fatto scouting di innovazioni tecnologiche in diversi Paesi del mondo tra cui Israele, Giappone e Brasile e ha investito 4,5 milioni di dollari in attività di ricerca in laboratorio, design e sviluppo, coinvolgendo più di 50 persone e lanciando più di dieci portafogli brevettuali.

I frutti cominciano a vedersi solo ora. A oggi, tenendo conto dei brevetti detenuti in più di 15 Paesi, la patrimonializzazione della Nanto Cleantech, guidata da Roberto Cafagna, è di 2, 6 milioni di euro. “Investire in nanotecnologie significa avere i primi risultati della ricerca dopo molti anni”, dice il general manager.

Al momento Nanto Cleantech può contare su due categorie di prodotti. La prima è una linea di vernici protettive anticorrosione (coating) per applicazioni in settore e marine, commercializzata nell’autunno del 2013 dopo aver ottenuto tutte le certificazioni e le omologazioni necessarie. La seconda, in fase di industrializzazione (arriverà sul mercato entro la fine del 2014), è una linea di prodotti ritardanti di fiamma applicati ai materiali plastici.

In entrambi i casi, il punto di forza su cui l’azienda prova a competere a livello internazionale consiste proprio nell’applicazione delle nanotecnologie, che modificando a livello fisico la materia riescono a conferire funzionalità e prestazioni inedite ai materiali già esistenti. “Il nostro team scientifico – afferma il leader della società – ritiene che le nanotecnologie siano la rivoluzione del futuro: tutti i nuovi materiali e le nuove scoperte nella chimica e fisica verranno grazie al nanotech”.

Per i coating le nanotecnologie agiscono, secondo Cafagna, aumentando le performance di oltre il 40%. “I beni che rivestiamo con queste vernici, tra cui i tank per immagazzinare il greggio o le navi per il trasporto di merci di alto valore nel settore oil&gas, vivono più a lungo”, afferma il numero uno di Nanto Cleantech.

Roberto Cafagna, gm di Nanto Cleantech

Quanto ai prodotti fire retardant in fase di lancio, il vantaggio apportato dalle nanotecnologie consisterebbe, secondo l’azienda, in un incremento della resistenza al fuoco e in una maggiore sicurezza per persone e ambiente. “La nostra scommessa è introdurre le nanotecnologie nei beni di consumo, anche quando si tratta di materiali costosi da industrializzare, e ridurre alcuni componenti chimiche dannose per l’ambiente”, spiega Cafagna, a capo di un team di sette persone tra ingegneri e manager.

Pur avendo immesso sul mercato una sola linea di prodotti, Nanto Cleantech ha già ottenuto importanti riconoscimenti internazionali. Nel giugno del 2014 è stata indicata in mezzo a oltre 600 imprese di tutto il mondo come finalista nella categoria Sviluppo tecnologico, riservata alle Pmi, al World Petroleum Council – Excellence Awards, competizione internazionale che premia ogni tre anni i tre migliori progetti innovativi nel settore dell’oil&gas.

Prima di allora, nel 2009, il progetto Nanto Paint (coating e vernici anticorrosione) ha vinto la business plan international competition Nanochallenge e ha dato vita alla società Nanto Protective Coating. L’anno successivo Nanto Paint è stata premiata migliore startup nella selezione Triveneto nell’ambito della competition Talento delle Idee organizzato da Unicredit e Confindustria. Nel 2012 Nanto Protective Coating ha ricevuto il premio come migliore prodotto innovativo dalla Nace International, organizzazione che raggruppa oltre 30mila imprese in più di 116 Paesi, attive nel settore della prevenzione, controllo e certificazione della corrosione.

Ma non di soli premi vive una società come la Nanto. Per il tipo di investimenti fatti e il modello di sviluppo scelto è necessario ricevere finanziamenti. Oltre all’interessamento di alcuni fondi, nel 2013 Simest, società italiana per le imprese all’estero, è entra in partecipazione e va ad aggiungersi a Veneto Nanotech, altro socio investitore. Con queste risorse, l’obiettivo è di internazionalizzarsi ancora di più aprendo in Israele un’unità produttiva per la funzionalizzazione di nanoparticelle e puntando su nuove linee di sviluppo commerciale nei Paesi emergenti. “Sono già state strette partnership con alcuni soggetti negli Stati Uniti e ci stiamo rivolgendo al mercato sudamericano”, conclude il fondatore di Nanto Cleantech. “In più, abbiamo intenzione a breve di aprire anche uno sbocco in Slovacchia, per gestire il mercato eurasiatico”.

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