Il 17 novembre l’Aula Rogers del Politecnico di Milano ospiterà il Forum Sovranità Digitale per l’Italia, promosso da Nextwork360 in collaborazione con gli Osservatori Digital Innovation. Istituzioni, imprese, pubbliche amministrazioni e operatori tecnologici si confronteranno su cloud, dati, intelligenza artificiale e infrastrutture critiche. Durante la mattinata sarà presentata in esclusiva una ricerca dedicata alle dipendenze tecnologiche dell’Italia e alle scelte compiute da CIO e CISO.
Il titolo dell’evento, “Sovranità Digitale: tra utopia e necessità”, contiene la tensione che attraversa il dibattito europeo. L’autonomia tecnologica assoluta appare irrealistica in filiere globali che uniscono semiconduttori, data center, software, modelli AI e reti. La dipendenza incontrollata da pochi fornitori espone però imprese e amministrazioni a lock-in, cambiamenti contrattuali, conflitti di giurisdizione e difficoltà nel garantire la continuità dei servizi.
La partecipazione è riservata a un numero limitato di persone e l’iscrizione attraverso il sito dell’evento è soggetta a conferma (clicca qui per registrarti).
Per startup, scaleup e investitori la questione assume una dimensione molto concreta. La sovranità digitale può generare nuovi mercati soltanto se entra nei capitolati, nei criteri di selezione dei fornitori e nelle decisioni di investimento. Altrimenti resta una dichiarazione politica incapace di modificare la distribuzione della domanda.
Indice degli argomenti
Dal Tech Sovereignty Package a una politica della domanda
Il contesto è cambiato il 3 giugno 2026, quando la Commissione europea ha presentato il Tech Sovereignty Package. Il pacchetto comprende le proposte di Cloud and AI Development Act e Chips Act 2.0, la strategia europea per l’open source e una roadmap per la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale nel settore energetico.
Secondo la Commissione, l’Unione dipende da Paesi terzi per oltre l’80% di prodotti, servizi, infrastrutture e proprietà intellettuale digitali considerati essenziali. La risposta europea cerca di intervenire sull’intera filiera, dalla capacità produttiva dei semiconduttori fino al software, al cloud e all’AI.
La proposta di Cloud and AI Development Act, ancora soggetta all’iter legislativo europeo, mostra bene il cambio di impostazione. Accanto all’obiettivo di triplicare la capacità dei data center dell’Unione nei prossimi cinque-sette anni, introduce un quadro comune per valutare la sovranità dei servizi cloud e AI e prevede un meccanismo europeo di procurement per le amministrazioni pubbliche.
La proposta mantiene aperta la maggior parte del mercato ai partner internazionali. La sovranità viene trattata come un requisito proporzionato al rischio: la semplice localizzazione dei dati nell’Unione costituisce il primo livello, mentre quelli successivi richiedono maggiore indipendenza da Paesi terzi, trasparenza della catena software, controllo europeo e capacità di impedire interferenze esterne.
Una ricerca per misurare le dipendenze lungo tutto lo stack
La ricerca che sarà presentata al Forum prova a trasferire questa impostazione nel contesto italiano. Il framework annunciato dagli organizzatori analizzerà otto livelli dello stack tecnologico, partendo da infrastrutture fisiche e hardware per risalire attraverso reti, virtualizzazione, piattaforme, dati, applicazioni, governance e processi aziendali.
Questa lettura evita di identificare la sovranità digitale con la sola localizzazione dei server. Un servizio ospitato in Europa può continuare a dipendere da software proprietario, componenti hardware, strumenti di gestione o chiavi crittografiche controllati altrove. Allo stesso modo, un’impresa europea può essere esposta a un forte lock-in se non dispone di API documentate, formati portabili e procedure realistiche per trasferire dati e carichi di lavoro.
Il progetto confronterà inoltre le iniziative avviate in diversi Paesi europei e raccoglierà il punto di vista di CIO e CISO di imprese medio-grandi e pubbliche amministrazioni italiane attraverso survey e interviste. L’obiettivo è capire se la sovranità digitale sia già entrata nelle strategie ICT e AI, nei processi di vendor selection e nelle analisi dei rischi tecnologici. I risultati saranno resi noti durante il Forum e confluiranno successivamente in un report.
Per una startup, la collocazione lungo questo stack determina anche la natura dell’opportunità. Alcune imprese possono competere sulle infrastrutture, altre su sicurezza, gestione delle identità, portabilità, osservabilità, controllo delle chiavi o tracciabilità della supply chain. Il mercato potenziale non coincide quindi con la costruzione di un hyperscaler europeo: comprende una rete di prodotti e servizi capaci di ridurre dipendenze specifiche.
Il procurement può diventare il primo cliente delle scaleup
La sovranità digitale diventa politica industriale quando produce domanda. Un primo esempio è arrivato dalla Commissione europea, che nell’aprile 2026 ha assegnato a quattro fornitori un contratto da 180 milioni di euro per servizi cloud destinati alle istituzioni dell’Unione. Il relativo Cloud Sovereignty Framework valuta le offerte attraverso 48 criteri distribuiti tra otto dimensioni, comprese giurisdizione, controllo dei dati, operatività, supply chain, tecnologia, sicurezza e sostenibilità.
Per il mercato, criteri di questo tipo hanno una funzione che va oltre la singola gara. Indicano ai fornitori quali caratteristiche dovranno essere dimostrabili e verificabili: possibilità di migrare i carichi di lavoro, trasparenza delle dipendenze software, controllo degli accessi, auditabilità e continuità operativa. Possono così orientare le roadmap dei prodotti e rendere confrontabili offerte che oggi utilizzano la parola “sovrano” con significati differenti.
Resta il rischio che requisiti finanziari, referenze pregresse e procedure troppo onerose escludano proprio le imprese innovative che si vorrebbero far crescere. La qualità del procurement dipenderà dalla capacità di premiare risultati tecnici e interoperabilità senza trasformare la sovranità in una barriera riservata ai grandi fornitori già consolidati.
Il problema riguarda l’intero ecosistema europeo. Uno studio commissionato dalla DG Connect ha censito più di 20mila startup digitali avanzate nell’Unione nel 2025, rilevando però che soltanto una quota limitata riesce a diventare scaleup o unicorno. La distanza tra sperimentazione e adozione rimane uno dei principali punti deboli europei.
La Strategia UE per startup e scaleup include infatti l’accesso al mercato e il procurement favorevole all’innovazione tra le aree di intervento. Un’amministrazione o una grande impresa che diventa primo cliente offre ricavi, referenze e validazione industriale: risorse spesso più utili di un nuovo progetto pilota senza prospettive di adozione.
L’open source tra autonomia e modelli di business
Un altro spazio di crescita riguarda l’open source. La strategia europea pubblicata nel 2026 punta a sostenere sviluppo, adozione e manutenzione di tecnologie aperte, coinvolgendo pubbliche amministrazioni, imprese e comunità di sviluppatori. La Commissione stima che in Europa operino più di tre milioni di contributor e oltre 500 aziende open source a scopo di lucro.
Il codice aperto può ridurre il lock-in e facilitare interoperabilità, ispezione e riuso, ma la disponibilità del codice non garantisce da sola autonomia. Servono governance, manutenzione, competenze e imprese capaci di offrire servizi affidabili. È qui che possono nascere modelli basati su supporto enterprise, cybersecurity, integrazione, servizi gestiti e verticalizzazioni industriali.
La strategia europea prevede acceleratori, assistenza legale e sulle licenze, opportunità di procurement e sostegno alla sostenibilità dei componenti critici. Per startup e scaleup l’opportunità consiste nel trasformare asset condivisi in prodotti affidabili, senza ricreare dipendenze proprietarie attorno a tecnologie formalmente aperte.
Il programma del Forum di Milano
I lavori inizieranno con gli interventi di Alessandro Longo, direttore di Agendadigitale.eu e Cybersecurity360, Federica Meta, direttrice di CorCom, e Andrea Rangone, professore del Politecnico di Milano e co-founder di Digital360 e Nextwork360.
Raffaello Balocco e Alessandro Piva presenteranno i risultati della ricerca. Seguiranno gli interventi di Roberto Viola, direttore generale di DG Connect, e Mirko Mischiatti, Chief Enterprise and Innovative Solutions Officer di TIM Enterprise.
La prima tavola rotonda sarà dedicata al nuovo impianto europeo e vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Gabriele Faggioli di Digital360 Advisory, Emanuele Raffaele di Oliver Wyman e Luca Venturi di FRITZ!, con un contributo dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Dopo il keynote del presidente di Consip Stefano Tomasini, il confronto conclusivo riguarderà le scelte di industria e PA, con la partecipazione di Denis Nalon di OVHcloud e altri ospiti.




























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