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POLITICA E INNOVAZIONE

Startup, modello Macron: che cos’è, che cosa prevede e perché piace anche a Di Maio

13 Set 2018

Un fondo da 10 miliardi per le startup e l’innovazione, 1,5 miliardi per l’intelligenza artificiale, la creazione di una startup nation: il modello Macron è il piano economico e politico del presidente francese per affrontare la Digital Distruption. Che ora anche il vicepremier Di Maio vuole imitare

“Venite in Francia, siete i benvenuti, è la vostra nazione. Noi amiamo l’innovazione. Noi vogliamo le persone innovative. Noi vogliamo le persone che lavorano sulle nuove tecnologie. La Francia è la vostra nazione”. Pochi anni fa, un giovane Emmanuel Macron così presentava il suo programma per diventare presidente della Repubblica francese. Un anno fa, arrivato all’Eliseo, Macron dimostra che le sue non sono solo promesse e lancia un fondo da 10 miliardi di euro per le startup e l’innovazione. E puntualizza: “Io voglio fare della Francia una startup nation. Una nazione che si muove come una startup”.

Oggi Macron è considerato il “presidente delle startup e dell’innovazione”, al punto che tutto quello che sta avvenendo in Francia viene considerato un modello da chi non vuole perdere il treno dell’innovazione. Non è un caso che il ministro dello Sviluppo Economico e vicepremier Luigi Di Maio, in un’intervista rilasciata a Forbes, abbia citato proprio Macron: “Da settembre qui al ministero facciamo partire un fondo d’investimento di venture capital per le start up innovative che metta insieme investitori privati e Casse di previdenza dei professionisti che hanno fondi disponibili. Un fondo garantito che crea redditività e loro investono, modello Macron in Francia” ha detto Di Maio, che ha ricordato il modello francese anche nella recente audizione davanti a tre commissioni parlamentari.

Modello Macron: che cos’è

Ma che cos’è il modello Macron che viene considerato un esempio da seguire dai politici italiani e non solo? Possiamo intenderlo come una politica di sostegno all’innovazione, alla modernizzazione e alle startup con una serie di agevolazioni, investimenti e azioni mirate. Per capirlo nel dettaglio, dobbiamo partire dal programma politico del presidente francese, dall’analisi di ciò che sta accadendo in Francia in tema di innovazione, industria 4.0, intelligenza artificiale, e da alcune iniziative messe a punto già prima dell’arrivo di Macron all’Eliseo e che l’attuale presidente ha accelerato.

L’innovazione nel programma politico di Emmanuel Macron

Prima di diventare Presidente della Repubblica francese, Macron ha ricoperto la carica di ministro dell’economia, dell’industria e del digitale dal 2014 al 2016. Non è quindi una novità che nel suo programma presidenziale abbia inserito investimenti a favore dell’innovazione.

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, il programma di Macron prevede un piano di investimenti da 50 miliardi per la modernizzazione dello Stato basato su formazione e aumento delle competenze, un fondo da 10 miliardi dedicato all’innovazione dell’industria, la riduzione della pressione fiscale sulle imprese dal 33,3% al 25%; la creazione di un mercato unico europeo dell’energia e dell’economia digitale.

Bastano solo questi numeri per capire il ruolo che modernizzazione, imprese e innovazione hanno nel modello Macron. Non a caso Macron ha affermato che vuole fare dell’innovazione il punto centrale della sua politica economica, per poi aggiungere che il focus sarà sull’innovazione disruptive.

L’ecosistema francese e la French Tech

Se fino al 2012 l’ecosistema francese era molto simile a quello italiano, la presenza di Macron prima come ministro dell’economia e poi come presidente, ha accelerato la trasformazione della Francia in una startup nation.

A dimostrarlo sono non solo i numeri (di cui parleremo più avanti) ma anche le iniziative volte a far crescere l’ecosistema francese.

Come riporta Start.Francia, newsletter del Desk Innovazione e Start-up di ICE Parigi, l’ecosistema dell’innovazione in Francia si identifica oggi con la French Tech, ossia la comunità che, in Francia, riunisce tutti gli attori dell’ecosistema delle startup: imprenditori, innovation center, investitori e tutti gli organismi pubblici che contribuiscono alla sua crescita e sviluppo imprenditoriale.

In questo articolo, Startupbusiness, spiega nel dettaglio che cos’è la French Tech: “Lanciato dal governo francese a fine 2013, il programma La French Tech è stato creato per sostenere la crescita a livello internazionale delle startup francesi ad alto potenziale. Rendere l’ecosistema francese più connesso a livello internazionale è infatti un fattore chiave per permettere a un maggior numero di giovani aziende di diventare rapidamente dei grandi leader mondiali in grado un giorno di creare migliaia di nuovi posti di lavoro. Accelerare questa internazionalizzazione è uno degli obiettivi principali dell’iniziativa French Tech, e a questo scopo sono stati stabiliti diversi strumenti: i French Tech Hub (comunità di imprenditori e startup francesi, ma anche e soprattutto aziende, investitori, incubatori, centri di ricerca, influencer, che sono presenti nelle principali capitali della tech industry mondiali) e il programma di promozione internazionale della French Tech, con iniziative dedicate a far conoscere la French Tech in occasione di grandi eventi quali il CES di Las Vegas o il MWC di Barcellona”

Il programma La French Tech, dunque, si pone tre obiettivi: sostenere tutti gli attori (startup, investitori, incubatori ecc) presenti sul territorio francese e all’estero; accelerare lo sviluppo di imprese e per questo, è stato stanziato in Francia un fondo di investimenti di 200 milioni di euro per gli acceleratori di startup privati, e dare visibilità a livello internazionale al programma stesso con un fondo da 15 milioni di euro dedicato alla promozione delle startup su eventi internazionali.

All’iniziativa sono legati nomi di organismi pubblici quali BPI France (banca pubblica di investimento), Caisse des Depots (la Cassa Depositi e Prestiti francese) et Business France (l’omologo di ICE in Francia).

Proprio BPI e Caisse des Depots sono attori strategici nell’ecosistema francese: non a caso nel 2014 questi organi hanno annunciato investimenti per più di un miliardo in startup.

Tornando alla French Tech, come riporta Start.Francia, poi, “è anche un marchio di riconoscimento internazionale e, sul piano nazionale, si caratterizza per la sua diffusione capillare sul territorio metropolitano: oggi sono ben 13 le città francesi che vantano il label French Tech”. Ovviamente i vantaggi sono anche pratici: “Al fine di attirare sul proprio territorio imprenditori stranieri – puntualizza ancora Start.Francia – , sono stato istituiti nel 2015 i French Tech Tickets, dispositivo finalizzato ad attirare in patria imprenditori stranieri offrendo loro pacchetti vantaggiosi (permesso di soggiorno, borse individuali, accompagnamento personalizzato) per favorire la loro installazione ed il loro sviluppo sul territorio francese”.

 

La Francia e le startup: da Station F a Parigi capitale delle nuove imprese

Che cosa rende la Francia un Paese attraente per le startup? Innanzitutto la rapidità con cui qui si può creare un’impresa: stando ai dati di Ubifrance, infatti, per creare un’azienda in Francia servono 4 giorni e mezzo, sei giorni nel Regno Unito, 15 in Germania. Rapidità che, ovviamente, fa gola a tanti aspiranti imprenditori.

Poi c’è il numero degli investimenti che continua a crescere. Secondo la ricerca pubblicata dal venture capital Atomico a fine 2017 basta guardare il numero di operazioni concluse per capire la crescita dell’ecosistema francese: per quanto l’ammontare economico dei finanziamenti rimanga maggiore, in UK ne sono state chiuse 728 contro le 753 francesi. Un segnale, questo che come l’interesse degli investitori, per quanto non ancora disposti a investire somme così ingenti, si starebbe spostando in Francia, con un trend in costante aumento negli ultimi anni.

Per la prima volta in cinque anni dunque, basta guardare il numero di operazioni concluse per capire la crescita dell’ecosistema francese. Dati che non sorprendono, tenendo conto della politica positivamente aggressiva in ambito tech del presidente Macron.

 

Effetto Brexit, perché Parigi può diventare la capitale europea dell’innovazione

Ci sono poi i fondi raccolti: come riportato da Start.France “A livello europeo, se la Gran Bretagna con il 40% dei fondi raccolti nel 2017 si colloca sempre al primo posto, la Francia occupa il secondo posto (18%) seguita dalla Germania (12%). Il segmento che ha registrato i maggiori investimenti è stato quello dei servizi internet (865 milioni di euro con 215 operazioni), seguito dai software (589 milioni di euro raccolti con 137 operazioni), mentre i settori della Scienza della Vita, Fintech e Tecnologie hanno raccolto congiuntamente 848 milioni di euro”.

La città in cui avviene la maggior parte di tutte queste operazioni è Parigi: è qui che è avvenuta la metà degli investimenti in nuove imprese, cioè 342 su un totale di 743 deals chiusi nel 2017 a livello nazionale. Numeri questi che hanno fatto di Parigi una delle città d’eccellenza per le startup: secondo quanto riferito dal Global startup Ecosystem Report, Parigi si colloca al 3° posto in Europa, dopo Londra e Berlino e all’11° posto nella classifica dell’ecosistema mondiale delle startup.

Sempre a Parigi c’è Station Fl’incubatore realizzato dall’imprenditore Xavier Niel, che per quanto stia per perdere il primato di più grande d’Europa in favore di Lisbona, rimane comunque una realtà concreta, simbolo del piano d’investimento pubblico in startup e innovazione da 10 miliardi di euro fortemente voluto dal presidente francese. Con 34mila metri quadrati dove trovano ospitalità oltre 1000 startup, Station F è realtà disruptive all’interno del panorama europeo per quanto riguarda innovazione e startup. Con questa opera, l’imprenditore e magnate delle telecomunicazioni Xavier Niel punta a rendere Parigi la città protagonista dell’ecosistema delle startup  ed è riuscito a coinvolgere un colosso come Facebook tra i founding partner (una parte della ex stazione abbandonata sarà destinata allo Startup Garden dell’azienda di Zuckerberg: 80 scrivanie a disposizione per 10-15 startup). Senza dimenticare l’apporto di aziende del calibro di MicrosoftAmazon e Vente-privee.

Station F a Parigi, che cosa c’è dentro il più grande incubatore del mondo

Gli investitori dell’ecosistema francese

Non solo acceleratori, ma anche fondi di private equity, società di venture capital, investitori in early stage: sono loro gli investitori dell’ecosistema francese.

Questo grafico realizzato da Rapporto QUID, World Economic Forum 2018, e ripreso da Start.Francia, riporta chi sono gli operatori principali che investono nelle startup francese e i settori scelti.

 

Gli incentivi per l’industria 4.0

I francesi offrono anche il trattamento fiscale per R&S più vantaggioso d’Europa grazie all’istituto del CIR (il Credito d’Imposta per la Ricerca), del quale possono beneficiare (con un credito d’imposta del 30% sulle spese fino a 100 milioni di euro e del 5% sull’eccedenza) le aziende industriali, commerciali o agricole; inoltre, per le spese sostenute da soggetti con alta specializzazione, il credito d’imposta è raddoppiato. Un secondo istituto, il CII (Credto d’Imposta per l’Innovazione) concede invece alle aziende un credito d’imposta del 20% (con un tetto massimo di 400mila euro l’anno) sulle spese relative alla realizzazione di prototipi o installazioni pilota di nuovi prodotti. L’accesso al CII è però riservato alle Pmi con meno di 250 dipendenti e con un fatturato inferiore a 50 milioni di euro.

Il JEI (Jeune Entreprise Innovante), creato nel 2004 ed esecutivo fino alla fine del 2019, sostiene invece la creazione di PMI attraverso sgravi contributivi e fiscali (che prevedono l’esenzione totale della tassazione degli utili nel primo anno di attività, la riduzione al 50% negli anni successivi e l’esenzione totale di alcuni contributi sociali a carico del datore di lavoro): si applica alle Pmi costituite da meno di 8 anni che investono in R&S almeno il 15% delle spese fiscalmente deducibili. Per incoraggiare studenti e ricercatori a creare aziende innovative, infine, Parigi ha attivato il JEU (Jeune Entreprise Universitaire), che offre vantaggi paragonabili a quelli del JEI ma a imprese che appartengano almeno per il 10% a studenti (o diplomati con master o dottorato da meno di 5 anni) e che abbiano come attività principale la valorizzazione dei lavori di ricerca realizzati dall’imprenditore durante gli studi universitari.

La Francia, infine, prevede incentivi per chi investe in startup e PMI innovative, con un abbattimento del 50% delle tasse se le partecipazioni vengono mantenute per almeno un anno, del 65% se superiore a 4 e dell’85% se superiore 8 anni.

Nel Modello Macron 1,5 miliardi di euro per l’Intelligenza Artificiale

Tra le tecnologie disruptive sulle quali il presidente francese si sta focalizzando c’è anche l’AI, per lo sviluppo della quale Macron ha messo sul piatto un miliardo e mezzo. Come riporta CorCom, Macron ha riferito anche le cifre esatte dell’impegno dell’Eliseo: “1,5 miliardi di euro di fondi pubblici per cinque anni (2018-2022), di cui 400 milioni destinati specificamente ai progetti di innovazione disruptive; le risorse saranno prelevate dal più vasto pacchetto (10 miliardi di euro) di Fondi per l’Innovazione e l’industria annunciato a inizio anno”.

Le startup dovranno beneficiare di 100 milioni di euro, con un focus sulle imprese innovative del deep tech – riporta ancora CorCom –. Anche la ricerca e la formazione dovranno ottenere finanziamenti adeguati perché, ha dettoMacron, la partita dell’intelligenza artificiale si vince con i talenti: ecco dunque un programma nazionale, coordinato dall’istituto per la ricerca informatica Inria, per raddoppiare le capacità di formare esperti dell’intelligenza artificiale in Francia tramite una rete di 4 o 5 “istituti interdisciplinairi dell’AI”, che saranno aperti ai finanziamenti privati.

Luigi Di Maio e il Modello Macron

Durante l’audizione davanti a tre Commissioni Parlamentari il vicepremier Luigi di Maio ha confermato il futuro lancio di un fondo di venture capital sul modello francese: “Stiamo improntando un fondo per il venture capital sul modello francese, che tenga insieme sia fondi pubblici sia privati coinvolgendo i soggetti che nel nostro Paese già hanno disponibilità finanziaria. Parlo sia di grandi aziende sia di altri soggetti che informalmente ci stanno dando la disponibilità a partecipare a un fondo di vc per le startup” ha detto. Quanto al citato “modello francese”, il riferimento è al piano politico ed economico voluto dal presidente Macron per potenziare l’innovazione e supportare le startup. Per questo Di Maio non si è limitato al venture capital, ma ha parlato anche del lancio di una call su blockchain e intelligenza artificiale e della continuità di industria 4.0.

Venture capital, startup, blockchain: ecco le 7 cose sull’innovazione che Di Maio ha detto alla Camera

Concetta Desando

Due menzioni speciali al premio di giornalismo M.G. Cutuli, vincitrice del Premio Giuseppe Sciacca 2009, collaboro con testate nazionali. Per EconomyUp mi occupo di startup, innovazione digitale, social network

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