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Report

Open innovation: imprese italiane “interessate”, ma solo una su tre collabora con le startup

28 Nov 2016

Le aziende si aprono alle giovani società, evidenzia la nuova ricerca dell’Osservatorio Digital Transformation Academy del Polimi, ma solo il 45% ha avviato progetti concreti. Il responsabile scientifico Mariano Corso: «Vengono create unità organizzative dedicate, ma ci sono resistenze culturali»

Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio Digital Transformation Academy
In Italia aumenta l’interesse verso l’innovazione aperta in azienda, ma il 45% delle imprese, praticamente una su due, non ha ancora intrapreso alcuna iniziativa di Open Innovation e appena il 30% delle imprese italiane ha collaborazioni attive con startup come fornitori. Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano, presentata insieme all’Osservatorio Startup Intelligence in collaborazione con PoliHub oggi al convegno “Open Digital Innovation: imprese e startup insieme per ridisegnare il futuro”. La ricerca ha intervistato 205 tra Chief Information Officer e Chief Innovation Officer di aziende italiane e Pubbliche Amministrazioni per comprendere l’evoluzione della gestione dell’innovazione digitale.

La gestione dell’innovazione digitale oggi, sottolinea il report, è una delle priorità per il business delle imprese italiane. Lo dimostra la tenuta del budget ICT che nel 2017 prevede un tasso di crescita complessivo in linea con il 2016, tra lo 0,5% e lo 0,6%, con investimenti concentrati in particolare su sistemi ERP, Big Data e Analytics–Business Intelligence, digitalizzazione e dematerializzazione. Lo conferma il fatto che nel 39% delle imprese sia presente un ulteriore budget per l’innovazione digitale anche in altre Direzioni, nell’8% dei casi comparabile o superiore a quello della Direzione ICT.

Aumenta l’interesse verso l’innovazione aperta in azienda, guardando oltre le fonti più tradizionali, come fornitori ICT e società di consulenza,  in particolare verso l’ecosistema delle startup. Tuttavia il 45% delle imprese non ha ancora intrapreso alcuna iniziativa di Open Innovation, mentre solo il 35% si sta già muovendo attraverso collaborazioni con università e centri di ricerca, il 20% ha realizzato partner scouting su aziende consolidate e il 18% ha sviluppato progetti di startup intelligence. Appena il 30% delle imprese italiane ha collaborazioni attive con startup come fornitori, che dimostrano di portare, come principale beneficio, apertura culturale e contaminazione nell’organizzazione.

“Le previsioni del budget ICT delle imprese italiane mostrano un quadro più ottimistico di quello degli anni precedenti – afferma Mariano Corso , Responsabile scientifico dell’Osservatorio Digital Transformation Academy – a cui si aggiunge la presenza di budget dedicati all’innovazione digitale in altre Direzioni, che dimostra come il digitale non sia più inteso come un elemento tecnico-specialistico, ma una leva fondamentale del business. A questo accresciuto ruolo dell’innovazione digitale si associa la creazione di unità organizzative dedicate, processo che incontra però sfide culturali interne alle imprese, legate alla rigidità dei processi e chiusura in silos dei ruoli e delle competenze”.

“Le imprese ricercano modelli più agili e una cultura più aperta e sperimentale per affrontare le iniziative più innovative e per

Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio Startup Intelligence
contrastare i fenomeni della digital disruption – afferma Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Startup Intelligence -. Startup, centri di ricerca, università e clienti sono le principali fonti di innovazioni a cui i manager guardano per il futuro. Ciononostante, la strada è ancora lunga e non sono molte le imprese che hanno intrapreso azioni concrete e non estemporanee di Open Innovation”.

Il budget ICT del 2017 – Il budget ICT tiene nelle previsioni 2017, con un aumento per oltre il 30% delle imprese e un tasso di crescita complessivo in linea con il 2016, tra lo 0,5% e lo 0,6%. Nel 2016 aumenta la percentuale di investimenti in innovazione rispetto alla spesa corrente (che scende al 66% del Budget ICT). A trainare la crescita sono soprattutto le grandi imprese, mentre nelle grandissime prevale ancora l’effetto della razionalizzazione e del consolidamento. Il principale ambito di investimento ICT delle imprese italiane, con il 46% delle preferenze, è il consolidamento delle applicazioni, lo sviluppo e il rinnovamento dei sistemi ERP. Al secondo posto quello di Business Intelligence, Big Data e Analytics, ritenuto prioritario dal 39% delle aziende, a pari merito con la Digitalizzazione e dematerializzazione. Seguono a distanza, con il 27% delle preferenze, lo sviluppo e rinnovamento dei sistemi CRM, e con il 22%, le soluzioni di eCommerce (tra cui mobile commerce, web social commerce, mobile payment) e quelle di mobile business, attraverso smartphone, tablet, wearable device e app a supporto dei processi di Business. A fronte dell’entusiasmo e delle misure annunciate verso l’Industria 4.0, si segnala la crescita di investimenti in Smart Manufacturing e Internet of Things, che insieme raccolgono il 17% delle scelte.

La governance dell’innovazione digitale – La gestione dell’Innovazione Digitale è ancora un processo faticoso per le imprese e le cause sono principalmente interne alle organizzazioni. La principale sfida da affrontare, per il 58% delle imprese intervistate, è la difficoltà di inquadrare processi e meccanismi di coordinamento e cooperazione tra le Direzioni, seguita dalla mancanza di competenze digitali e i relativi meccanismi di scouting, assessment e sviluppo all’interno dell’organizzazione, per il 51%. Ma le risposte organizzative sono ancora limitate: solo nel 19% dei casi esiste una Direzione Innovazione, mentre la maggior parte delle imprese adotta team dedicati a ogni specifico progetto (40%) o una gestione occasionale (31%), nel 10% è presente un Comitato Innovazione interfunzionale che si riunisce periodicamente. Dove presente, la Direzione Innovazione svolge attività soprattutto di sperimentatore per la valutazione delle opportunità, lo sviluppo di proof of concept e scouting di innovazione, mentre è limitato il ruolo nella conduzione dei progetti, nella gestione diretta di budget, nella sensibilizzazione e nella contaminazione in azienda.

L’Open Innovation – Cresce l’interesse verso l’Open Innovation tra i manager delle imprese italiane: il processo di innovazione diventa più agile, interattivo e aperto ad attori esterni che comprendono non solo i tradizionali fornitori di tecnologie e servizi ICT ma anche startup, centri di ricerca, clienti guida e persino concorrenti. Le principali fonti di innovazione negli ultimi 3 anni però sono ancora piuttosto “tradizionali”: i vendor e i sourcer di tecnologie (40%), le linee di Business (38%), i clienti esterni (29%) e le società di consulenza (26%). Nelle previsioni per i prossimi 3 anni, queste fonti sono quasi tutte in calo, anche in modo significativo come vendor-sourcer e società di consulenza (rispettivamente -28% e -29%), mentre ne emergono altre fino a oggi di minor impatto: le Unità interne di ricerca (+26%), le università e i centri di ricerca (+40%), i clienti (+18%), le aziende di altri settori (41%) e soprattutto le startup, che passano dal 4% al 16% nelle preferenze. All’interesse nei confronti dell’Open Innovation non corrispondono ancora azioni concrete diffuse. Il 45% delle imprese non ha ancora intrapreso alcuna iniziativa di Open Innovation, mentre il 35% si sta muovendo attraverso collaborazioni con università e centri di ricerca, il 20% realizza partner scouting su aziende consolidate e il 18% sviluppa progetti di startup intelligence. solo l’11% ha realizzato call4ideas, il 9% ha sperimentato hackathon, il 7% acquisizioni.

Il ruolo delle startup – Il 70% delle aziende intervistate non ha ancora collaborato con una startup come fornitore, principalmente per mancanza di risorse e di condizioni che permettano di focalizzare l’interesse su questa fonte di innovazione/servizi (68%) o per la mancata strutturazione e preparazione da parte delle funzioni aziendali interne (54%). Solo il 30% dei rispondenti ha collaborazioni attive con startup come fornitori; nel caso di grandissime imprese la percentuale di risposte è del 46%, per le medie imprese e le grandi il dato si assesta al 22%. I benefici principali di avere startup come fornitori sono, per il 57% delle imprese che ne fa uso, l’apertura culturale in azienda e la contaminazione continua utile per rivedere i modelli di gestione. È importante anche lo sfruttamento dell’innovazione per il lancio di nuovi prodotti/servizi innovativi e l’apertura di nuovi mercati (55%), la riduzione del time to market e l’accelerazione del processo di sviluppo tramite esternalizzazione di parte dello stesso (45%). Ed è significativo il contributo del coordinamento semplice grazie alla struttura organizzativa, snella e flessibile, delle startup (41%). Ma le imprese che adottano startup come fornitori incontrano anche delle difficoltà. Spesso la cultura interna non è abbastanza “aperta” (40%), oppure la startup non è abbastanza matura alla finalizzazione del servizio (34%) o c’è uno scarso orientamento al B2B (22%).

“Sono poche le imprese che hanno utilizzato startup come fornitori, ma questa collaborazione può dare consistenti frutti come dimostrano le esperienze delle 24 imprese salite a bordo dell’ricerca dell’Osservatorio Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano, presentata insieme all’Osservatorio Startup Intelligence in collaborazione con PoliHub  – rileva Alessandra Luksch, Direttore degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence -. Non si tratta solo di ottenere risultati di business tangibili velocemente, spesso a bassissimi costi, con fornitori innovativi, veloci e flessibili, ma di trovare un nuovo entusiasmo da parte dei propri collaboratori nel condurre i processi di innovazione e nel rendersi promotori e imprenditori di soluzioni innovative”.

La Ricerca 2016 dell’Osservatorio Digital Transformation Academy è sostenuta da: Alpenite, Blueit, Nolan, Norton Italia, Poste Italiane, Tesisquare. La Ricerca 2016-2017 dell’Osservatorio Startup Intelligence, realizzato in collaborazione con PoliHub, è sostenuta da: ACI, Amadori, BNL Gruppo BNP Paribas, BPER Banca, CheBanca!, Danieli, Enel, Engie, Eni, Esselunga, Ferrero, Ferrovie dello Stato Italiane, Gruppo Hera, Inail, Italgas, Ivar, Lavazza, Pirelli, Prysmian Group, Poste Italiane, Siram, Sisal, Snam, UnipolSai.

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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