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Scenari

Industria 4.0, tre modi per salvare il lavoro (con il reskilling)

20 Mar 2017

La quarta rivoluzione industriale creerà disoccupati? Lo scenario non è ancora chiaro, ma le aziende si rendono conto che è indispensabile formare i lavoratori per nuove mansioni. Come? Assumendo chi è più predisposto a imparare, interagendo con le scuole e usando gli junior “digitali” per insegnare ai senior

Gli idraulici dovranno diventare anche esperti di ICT, gli infermieri dovranno acquisire nuove competenze quando la maggior parte dei pazienti potrà essere curata in casa propria e da remoto, gli operai dovranno imparare a gestire le macchine in modo diverso e a dialogare più strettamente con i robot. L’Industria 4.0 sta introducendo una rivoluzione non solo nei processi industriali, ma anche nelle competenze legate a questi processi. Con la crescita dell’Internet of Things (IoT), l’affermazione dell’Intelligenza Artificiale e l’introduzione dell’automazione avanzata, tutti elementi che caratterizzano l’avvento della quarta rivoluzione industriale, sarà inevitabile la nascita di nuovi profili tecnici e professionali e la scomparsa di altri.

Cos’è l’Industria 4.0 

Su questo fronte gli esperti si dividono: c’è chi prevede un’ingente perdita di posti di lavoro, non adeguatamente compensata dalla nascita di nuovi; chi conta invece sul fatto che, se pure alcune professioni sono destinate a estinguersi, saranno sostituite da altre; e chi invece è convinto che l’Industria 4.0 riuscirà, perlomeno nel lungo periodo, a incrementare l’occupazione, ovviamente soprattutto in determinati settori.

A dipingere uno scenario preoccupante è il World Economic Forum, summit mondiale dell’economia: durante l’edizione 2016 è stata presentata la ricerca “The Future of the Jobs” dalla quale è emerso che, nei prossimi anni, fattori tecnologici e demografici influenzeranno profondamente l’evoluzione del lavoro, portando alla creazione di 2 nuovi milioni di posti, ma contemporaneamente alla scomparsa di altri 7, con un saldo netto negativo di oltre 5 milioni di posti di lavoro. Non è un caso che l’edizione 2017 sia stata dedicata al concetto di “crescita inclusiva”, che prevede una serie di strategie per rallentare o frenare l’aggravarsi delle condizioni economiche nella società occidentale.

Più positiva è la prospettiva offerta dalla società di consulenza Roland Berger. Secondo le sue stime, nei prossimi anni ci sarà un’effettiva perdita di posti di lavoro ma, grazie all’evoluzione e all’implementazione dell’Industria 4.0, entro il 2035 sarà possibile la creazione di 10 milioni di nuovi impieghi.

LE NUOVE SKILL SECONDO LINKEDIN

Già in questi anni sono emerse varie figure professionali in passato del tutto sconosciute. Nel 2014 Linkedin ha scandagliato 259 milioni di profili dei membri iscritti al social network per ricavarne 10 job title che soltanto cinque anni prima risultavano praticamente inesistenti. La maggior parte sono nel settore hi-tech: sviluppatori IOS e Android, data scientist, UI/UX Designer, big data architect, cloud services specialist, oltre al digital marketing specialist e all’esperto di social media.

LE NUOVE SKILL SECONDO IL WEF

A sua volta un report del World Economic Forum del 2015 ha stimato quali categorie di lavoratori diminuiranno e per quali invece aumenteranno le richieste nel periodo di tempo compreso tra il 2015 e il 2020.

Come si vede, dovrebbero crescere gli addetti al settore Business and Financial Operations, seguiti dagli esperti di Management e da quelli in Computer e Scienze matematiche. Al quarto posto la categoria Architettura e Ingegneria, seguita dalle vendite e dalla formazione. A calare sensibilmente saranno invece gli amministrativi, seguiti dagli addetti alla manifattura e alla produzione, evidentemente travolti dalla disruption causata dall’Industria 4.0. Scenderanno anche gli addetti all’edilizia e quelli del settore delle estrazioni, anch’essi evidentemente sostituiti, almeno in parte, dalla robotica. In calo anche chi si occupa di arte, design, spettacolo media e sport. Giù pure il settore legal, seguito da quello relativo all’installazione e alla manutenzione.

LE NUOVE SKILL SECONDO LA COMMISSIONE EUROPEA

A sua volta la Commissione Europea ha evidenziato otto skill che in futuro saranno necessarie per aumentare l’impiegabilità, quasi tutte legate alla sfera digitale. Si va dalla capacità di comunicare in maniera corretta, sia per iscritto sia oralmente, nella propria madrelingua e in almeno una straniera, alla padronanza sicura delle competenze aritmetico-matematiche, passando dalla capacità di applicare le conoscenze e la tecnologia ai bisogni umani percepiti (quali la medicina, i trasporti o le comunicazioni) fino alla competenza digitale, ovvero la capacità di usare in modo sicuro e critico la tecnologia dell’informazione e della comunicazione in ambito lavorativo, nel tempo libero e per comunicare. Ma viene riportata pure la abilità di imparare a imparare, così come quella di partecipare in maniera efficace e costruttiva alla vita sociale e lavorativa. Un processo evolutivo che spesso mette in difficoltà gli over 50, specie quelli meno flessibili. 

Questi e analoghi dati, però, sono ancora frammentari, slegati tra loro e disseminati attraverso paper e ricerche di vari enti. A tutt’oggi non sembra esistere un documento in grado di fornire un panorama completo delle nuove professioni dell’Industria 4.0, anche perché il fenomeno è in costante evoluzione.

IL RESKILLING

Su un punto però sembrano concordare quasi tutti gli esperti: all’interno della fabbrica 4.0 sarà necessario insegnare agli addetti nuove mansioni per le quali saranno richieste nuove competenze. Emerge dunque la necessità per le aziende che intendono restare competitive e non perdere il treno della quarta rivoluzione industriale, di lavorare anche sul reskilling, ovvero il processo in base al quale è possibile apprendere modalità di lavoro e professionalità diverse dalla precedenti. 

Ecco un paio di esempi concreti.

I nuovi ingegneri – “Quando nell’industria della sanità le strumentazioni possono essere riparate da remoto

e i pazienti possono essere curati mentre sono a casa – scrive Sara Murray, editorialista del Financial Times e del Gruppo Economist – gli ingegneri e le infermiere devono necessariamente rivestire nuovi ruoli. Per alcune società questo può voler dire assumere persone con nuove competenze”. O, aggiungiamo noi, formare i dipendenti per i diversi compiti che vengono loro richiesti.

I nuovi idraulici – “Con l’avvento dei termostati smart come Nest – rileva Tim Devine, esperto di business digitale presso il PA Consulting Group – le società che si occupano di idraulica e riscaldamento avranno bisogno di competenze IT, dal momento che la rottura di un sistema potrebbe avere a che fare sia con la connessione broadband sia con i tubi o con la caldaia. È qualcosa che ‘rovescia’ completamente un’industria. L’imprenditore che finora ha gestito una società produttrice di caldaie, dove ancora sono in gioco ingegneria, tubazioni, gas e pezzi di metallo, è destinato a guidare un’azienda di Information Technology”. Questo non significa che le conoscenze relative al riscaldamento e all’idraulica non saranno più richieste, ma che ci sarà la necessità di re-training e re-skilling praticamente in quasi ogni settore produttivo.

COME LE AZIENDE POSSONO PREPARARSI AL RESKILLING

Assumere chi sa imparare – “Non sappiamo ancora bene – dice un dirigente di un’industria coinvolta in questo processo – quali tipi di profili professionali ci saranno utili e, anche se lo sapessimo, non sarebbe facile reperire questo tipo di profili tra i neo-laureati. Perciò conviene assumere personale non tanto sulla base delle conoscenze acquisite ma valutando la loro capacità di apprendere cose nuove”.

Collaborare con le scuole di formazione – La maggior parte degli analisti concorda sul fatto che, per attingere a un bacino di studenti e neo-laureati maggiormente preparati, occorrerà che le aziende imparino a collaborare più strettamente con chi si occupa di formazione della forza lavoro. Diversi gruppi statunitensi si stanno già attivando in questo senso: General Electric e IBM hanno aperto scuole dove gli studenti possono concentrarsi su matematica, ingegneria e scienze. Udacity, startup per la formazione online fondata da un docente della Stanford University, Sebastian Thrun, offre corsi certificati in partership con le aziende. Secondo l’Economist, sono una settantina le compagnie, compresa Microsoft e Verizon, che stanno lavorando con le scuole per riuscire a procacciarsi nell’immediato futuro dipendenti esperti di tecnologia e adeguati ai nuovi compiti richiesti.

Usare i junior per insegnare ai senior – Dalle ultime ricerche il 94% degli over 50 in cerca di lavoro è consapevole la rilevanza delle competenze digitali, ma solo il 14% ha fatto corsi di aggiornamento negli ultimi due o tre anni. Risultato? Oggi circa il 40% della forza lavoro in Europa non possiede una educazione digitale. Un quadro destinato a peggiorare. L’Unione Europea, infatti, ha stimato che entro il 2020 ci saranno 900 mila posti di lavoro vacanti a causa di questa carenza. Per aiutare le aziende in questa delicata fase di transizione, uno strumento valido può essere il reverse mentoring,  attualmente utilizzato da alcune imprese con buoni risultati. Si tratta di formare i giovani, che già posseggono una cultura digitale, in modo che siano poi loro a evangelizzare i senior all’interno dell’organizzazione. A loro volta i senior insegneranno ai junior il know how e la cultura aziendale. Uno scambio alla pari che dovrebbe risultare efficace.

di Luciana Maci

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