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Futuro prossimo

Fca-Google, 11 cose da sapere sull’auto senza pilota

03 Mag 2016

L’azienda guidata da Sergio Marchionne e il colosso di Mountain View hanno raggiunto un accordo sulla driverless car: sarà una versione hitech del minivan Pacifica Chrysler. Dopo un anno di test con un centinaio di prototipi, l’arrivo su strada. Ecco previsioni, positive e negative, le startup acquistate, l’interesse dei Paesi in via di sviluppo. Ma anche dell’Isis

Il modello Pacifica di Chrysler
L’auto che si guida da sola di Google sarà un modello Fiat Chrysler Automobiles (Fca). Dopo diversi mesi di trattative, l’azienda guidata da Sergio Marchionne ha raggiunto un accordo di cooperazione con Alphabet, conglomerata creata da Google la scorsa estate, nelle tecnologie di guida autonoma. L’accordo, che dovrebbe essere ufficializzato a breve, è stato raggiunto nei giorni scorsi dall’amministratore delegato di Fca, Marchionne, e dal Ceo del progetto Google Car, John Krafcik, ex Ceo di Hyundai Motors America. L’auto senza conducente dovrebbe essere una versione del minivan Pacifica a marchio Chrysler, presentata al Salone di Detroit a gennaio. Fca realizzerà per Google un centinaio di prototipi di vetture che dovrebbero essere realizzate e consegnate nel quarto trimestre dell’anno. La sperimentazione su strada durerà un anno, poi la messa in commercio dei primi modelli. La notizia è stata anticipata nei giorni scorsi dal Wall Street Journal, ma già un anno fa Sergio Marchionne si era detto disponibile a partnership con Google, ma anche con Apple, ed era stato avvistato in Silicon Valley proprio per discutere di questa possibilità con i big del luogo. In generale le self driving car (termine ultimamente preferito a driveless car) sono quasi pronte per rivoluzionare il mercato e la mobilità. Non solo multinazionali hi-tech come Google ed Apple, ma nomi eccellenti dell’industria automobilistica quali Bmw, Audi, Volvo, Mercedes, Toyota, Nissan, Jaguar, Land Rover e Ford, oltre naturalmente alla suddetta Fca, si stanno dando da fare. La svolta per questo mercato è attesa tra il 2020 e il 2030. Per capire meglio cosa si muove intorno al business della self driving car ecco 9 cose da sapere.

La previsione di Elon Musk – “Nel lungo periodo nessuno comprerà un’auto che non sia autonoma. Possedere un veicolo che non si guida da solo in futuro sarà come avere un cavallo, potrai tenerlo e usarlo per ragioni sentimentali, ma non per un uso quotidiano”. Lo ha detto Elon Musk, numero uno di Tesla, in un’intervista alla Bbc.

L’impegno del governo Usa Barack Obama scommette sull’auto senza guidatore. Con l’obiettivo di creare un ”sistema di trasporti per il 21esimo secolo”, il presidente statunitense ha incluso nella proposta di budget per il 2017 una richiesta di 4 miliardi di dollari per investire nei prossimi 10 anni nelle automobili del futuro. E sta lavorando anche alla definizione di linea guida per aumentare la sicurezza del settore, con norme che rendano le vetture senza guidatore più sicure.

La startup italiana acquisita dagli americani VisLab, spinoff dell’Università di Parma che ha sviluppato un’automobile a guida automatizzata, è stato rilevato a giugno 2015 per 30 milioni di dollari cash dall’americana Ambarella, azienda quotata al Nasdaq attiva nel settore della compressione video e del processamento di immagini. Si tratta di una delle exit più ricche del 2015 per una startup italiana. Tra le invenzioni più note di VisLab c’è Deeva, un veicolo automatizzato dotato di sensori, microtelecamere e laser in grado di garantire una copertura sensoriale a 360 gradi intorno a tutta la vettura. Il veicolo ha effettuato un test, percorrendo 13 mila chilometri da Parma a Shanghai nel 2010. Il possibile competitor della Google Car, ma a questo punto forse anche della Apple Car, ha effettuato anche una sperimentazione nel 2013 sulle strade in una zona di Parma aperta al traffico.

La startup americana acquisita da General Motors – Accusata in passato di essere rimasta indietro nello sviluppo dell’auto del futuro e di aver lasciato spazio alle tech company come Google e Apple, General Motors ha fatto sentire la sua risposta sulla driverless car acquistando la startup Cruise Automation, per una cifra non divulgata. Cruise Automation è una società di San Francisco di appena tre anni di età, attiva nel settore software e conosciuta per aver sviluppato un kit per l’upgrade di alcuni modelli di auto che permette la guida autonoma in autostrada. Grazie alle sue tecnologie Cruise ha in questi anni raccolto oltre 18 milioni di dollari da investitori di venture capital.

L’interesse dei Paesi in via di sviluppo – Un sondaggio effettuato dal World Economic Forum in collaborazione con il Boston Consulting Group ha rivelato che le nazioni in via di sviluppo sono quelle più ansiose di testare la self driving car. In India l’85 per cento di persone e in Cina il 75 per cento degli intervistati hanno dichiarato di essere pronti a provare una driverless car. Meno entusiasmo in Germania. In Giappone invece il governo stesso sta dando  spinta e supporto allo sviluppo della robotica al servizio delle persone, comprese le driverless car, per contrastare gli effetti sociali del forte invecchiamento della popolazione.

La bocciatura italiana – Gli italiani non sono ancora pronti a salire a bordo di un’automobile senza pilota, e non sono disposti a delegare il posto al volante a un automa computerizzato, anche se questo volesse dire ottenere un sostanzioso risparmio sulla polizza assicurativa. È  quanto emerge da una ricerca di AutoScout24, sito europeo di compravendita di automobili online, secondo cui soltanto l 14,9% degli italiani sarebbe disposto ad accettare un supporto automatico alla guida. Tra i generi, il sondaggio registra una platea maschile più aperta e “possibilista”, mentre le donne sono più diffidenti. Soprattutto per timori sulla sicurezza della nuova tecnologia, mentre la paura di perdere il piacere di guidare interessa soltanto 15 donne su 100, contro il 18,4% degli uomini. 

I problemi nei primi anni della driveless car – Nei primi tempi, che potrebbero corrispondere ad alcune decine di anni, la co-esistenza tra veicoli autonomi e veicoli guidati dall’uomo, all’interno di città spesso caotiche e non immaginate per la driveless car, sarà foriera di nuovi problemi e potrebbe addirittura condurre a un aumento degli incidenti. Lo pensano gli assicuratori britannici associati ABI, secondo quanto riporta il Financial Times.  James Dalton, il direttore generale ABI, ha infatti affermato che “c’è il pericolo che alcuni incidenti potrebbero essere causati da automobilisti che pensano di poter smettere di prestare attenzione alla strada prima che la tecnologia sia sufficientemente avanzata”.

 La città delle self driving car MyCity è la prima città al mondo per auto connesse e senza conducente. Nata a Detroit dalla collaborazione con l’Università del Michigan e una serie di aziende private, dispone di un terreno grande come 13 campi di calcio per testare le automobili del futuro. 

 Il campionato mondiale delle auto senza pilota – Entro il 2016 si terrà il primo campionato mondiale di auto elettriche senza conducente, che ha tra i principali organizzatori il nuovo fondo di venture capital Kinetik Uno dei team in gara sarà crowdsourced, cioè formato da persone esperte di tecnologie che si proporranno spontaneamente .

 In Giappone il primo taxi senza conducente – In Giappone è nata la prima società di taxi senza conducente. A marzo, nella prefettura di Kanagawa, a sud di Tokio, si sono svolti i primi test su strada dell’innovativo sistema di trasporto sviluppato dalla società giapponese Robot Taxi: un’auto a guida autonoma che sarà utilizzata per i servizi di taxi, che, se tutto andrà secondo i piani, sarà lanciato per le Olimpiadi del 2020.

► Isis al lavoro sulla driveless car a scopi bellici – L’Isis starebbe sviluppando una driverless car. Secondo il vicesegretario della Nato Jamie Shae, il dipartimento R&D dello Stato islamico, che ospita la fabbrica di produzione di ordigni del gruppo estremista , sarebbe al lavoro per sviluppare una tecnologia per l’auto che si guida da sola. Lo ha scritto la rivista The Express, rilanciata da International Busines Times sottolineando che lo scopo è lanciare attacchi dinamitardi senza l’utilizzo di esseri umano

(a cura di Luciana Maci)

 

 

 

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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