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Digitali si nasce e si diventa: metà del pubblico web è over 45

Il dato emerge da una ricerca Gfk presentata in occasione del Premio Nostalgia di Futuro della FIEG. Le conseguenze dell’evoluzione sono importanti per il business. Come dimostra il caso di Moes Znaimer che in Canada ha costruito un impero multimediale sui cinquantenni

Pubblicato il 19 Nov 2015

Digitali si nasce e si diventa: metà del pubblico web è over 45
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Innovazione e avanguardia nel panorama della comunicazione, ma anche interazione e complementarietà fra editoria tradizionale e nuovi media. Questo lo spirito del Premio Nostalgia di Futuro, Giovanni Giovannini, organizzato da Fieg, Osservatorio TuttiMedia e rivista Media2000 sul tema “ICT per i media: Interazione – Contenuto – Tutela – Generazioni a confronto”. «Gli ospiti che quest’anno si avvicendano sul palco riflettono una nuova concezione dell’editoria, quella pensata per il pubblico degli over 45, erroneamente considerato marginale rispetto al fenomeno della digitalizzazione» ha dichiarato in apertura il presidente di Fieg Maurizio Costa, introducendo gli esiti della ricerca condotta sul campo da Gfk. Secondo Silvio Siliprandi, presidente di Gfk, «rispetto a 10 anni fa, la metà dei lettori sul web è costituita da cinquantenni, a riprova di un divario generazionale che ormai è praticamente inesistente».

Lo spaccato statistico-sociologico emerso dai dati dell’indagine ha infatti mostrato come la differenza tra “nativi digitali”, ovvero persone cresciute nell’era del pc, e “senior digitalizzati”, quanti cioè hanno imparato a utilizzare le tecnologie in età adulta, è un concetto solo provocatorio. «Non è un problema di mezzi, ma di contenuti – ha proseguito Siliprandi – poiché ‘digitali’ si nasce e si diventa. Il 40% dei fruitori dell’informazione in rete ha più di 50 anni, e si stima che nel 2030 la “digital growth” si attesterà all’83% della popolazione italiana».

Rispetto ad un recente passato, in cui l’attenzione dell’industria culturale moderna pareva incentrarsi quasi esclusivamente su un pubblico più giovane, l’inversione di tendenza è notevolissima. A favorire questo fenomeno, l’erosione delle barriere d’accesso e un nuovo spirito di libertà esplorativa degli adulti, protagonisti di una società mobile e selettiva. Le conseguenze di una simile evoluzione sono profonde, sia in termini di contenuto che di business vero e proprio. Sta agli operatori della comunicazione, dunque, cogliere il senso dell’estensione della longevità e restituire un ruolo importante all’ampia parte di pubblico che con le sue scelte determina successi e sconfitte dei prodotti editoriali presenti sul mercato.

A suffragare questa tesi l’esperienza vincente di uno special guest d’eccezione, Moes Znaimer, patron indiscusso dell’editoria canadese, leader della Zoomer Media Limited e tycoon multimediale. «Quasi tutti vogliono vivere a lungo, nessuno vuole diventare vecchio. I cinquantenni di oggi hanno vanificato la distanza tra età effettiva ed emozionale, tanto da costituire, insieme agli ottantenni, l’unica fascia che conta. Sono i soli ad avere soldi da spendere, comunicatori e inserzionisti non possono non tenerne conto», ha detto Znaimer, che su quest’intuizione ha costruito un impero in totale controtendenza rispetto ai trend attuali dell’industria mediatica, pesantemente provata dalla crisi globale.

Znaimer ha sottolineato l’esigenza di una riscoperta dei valori più semplici. «Nell’era del digitale, tutti stanno perdendo soldi, ed esisteranno sempre meno big competitors, che attualmente si fagocitano a vicenda. L’errore è stato quello di concentrarsi su strumenti e piattaforme dimenticando che l’elemento fondamentale dei processi comunicativi è l’individuo stesso. La parola, intesa come esigenza primaria dell’essere umano, è stata fagocitata dalla virtualità, al pari delle esigenze dei singoli. Non si può pensare di fare informazione rinunciando al dialogo con la gente, ignorandone i bisogni. Persino Amazon ha iniziato ad aprire punti vendita fisici, in apparente contraddizione con quella che è stata la chiave del suo successo. Allo stesso modo, fingere che il futuro della comunicazione digitale non dipenda dai più anziani è follia. Bisogna invece concentrarsi sul giusto approccio nei confronti del nuovo pubblico, protagonista di stili di vita moderni e detentore del potere d’acquisto e di scelta», ha concluso l’editore.

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