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Design Thinking, rischi e opportunità di un approccio creativo alla progettazione

Se fino a qualche tempo fa a praticare questo metodo era soltanto una piccola parte di consulenti, ora non c’è azienda che non organizzi workshop ed eventi a base di post-it e pennarelli colorati. Anche se non per tutte le organizzazioni può rivelarsi una strategia vincente

Pubblicato il 08 Ago 2017

Design Thinking in azienda

Il design thinking va di moda. Il metodo di progettazione di prodotti e processi che mette al centro le persone e la risoluzione dei loro problemi, piace alle aziende. Si tratta di un approccio all’innovazione basato sull’abilità di integrare le capacità analitiche a metodologie e tecniche quantitative con le attitudini creative fondate su processi di inferenza sintetici e diretti. Se fino a qualche tempo a praticarlo era soltanto una piccola parte di consulenti, ora non c’è azienda che non organizzi workshop ed eventi a base di post-it, pennarelli colorati, personas, empathy map, customer journey e via di seguito.

Il motivo è abbastanza semplice da spiegare: tra le aziende cresce la necessità di innovare e trasformare digitalmente processi e prodotti, il design thinking offre un modo efficace per farlo, con in più la possibilità di mettere al centro le persone. Perché in fondo per innovare serve proprio questo  partire dalla comprensione degli individui (clienti, dipendenti, partner e via di seguito), fare leva sulle tecnologie digitali, chiedersi come andare oltre la burocrazia, i processi stantii, i vincoli tecnici e organizzativi.

Eppure questo tipo di approccio sembra non vada in profondità e non è utile nei casi di  organizzazioni complesse. A provare a spiegare a fondo i pregi e difetti del design thinking ci ha provato su EconomyUp Nicola Mattina, imprenditore e cofondatore di Stamplay, con una serie di articoli sul tema. Il primo si intitola  “Design thinking e i rischi dell’innovazione prêt-à-porter”.  Di seguito abbiamo raccolto tutti gli altri. Buona lettura.

2. Design e innovazione, l’importanza di un luogo (simbolico) e di un team “misto”

3. Design thinking, l’innovazione diffusa dalle “spintarelle”

Non esiste innovazione senza creatività, anche nel business

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