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Open Innovation

Design Thinking, che cos’è e perché offre nuove prospettive agli innovatori

05 Giu 2017

L’approccio basato sull’abilità di integrare capacità analitiche con attitudini creative sta permeando vari settori: dalla consulenza direzionale alla trasformazione digitale fino alla progettazione delle interfacce. Ora il Polimi avvia un Osservatorio su questi temi

Il Design Thinking è un approccio all’innovazione che si basa sull’abilità di integrare le capacità analitiche frequentemente supportate da metodologie e tecniche quantitative con le attitudini creative basate su processi di inferenza maggiormente sintetici e diretti. Inizialmente diffusosi come approccio all’innovazione principalmente adottato da agenzie e studi di design come IDEO, Frog oppure Fjord, il Design Thinking sta descrivendo nuove dinamiche di diffusione permeando in settori molto diversi, ma soprattutto impensabili sino a 10 anni fa.

Le società di consulenza direzionale si sono rese protagoniste negli ultimi 5-7 anni di importanti acquisizioni nei confronti di agenzie di e studi di design, probabilmente con lo scopo di completare il proprio portafoglio di servizi da un lato, ma anche rinnovare il proprio posizionamento di mercato dall’altro. Per esempio:

Deloitte ha acquisito Doblin, Flow Interactive e Mobiento tra le altre
PwC ha acquisito Intuity e Optimal Experience
Accenture ha acquisito Fjord

(qui si può trovare una lista completa):

In maniera relativamente analoga i grandi produttori di software si stanno sempre più interessando al Design Thinking come modello di sviluppo da integrare ai metodi agili per affrontare le sfide della trasformazione digitale. Le competenze progettuali associate alle interfacce digitali diventano pertanto fondamentali non solo per le agenzie di UX/UI design, ma anche per i grandi sviluppatori di software. In tal senso basta pensare alla metodologia Design Sprint proposta da Google Ventures, in cui vengono integrati gli approcci Design Thinking and Lean Startup al fine di generare una metodologia a supporto dello sviluppo di prodotti digitali.

In realtà Google è solo un esempio tra i grandi produttori di software che si sono avvicinati all’approccio Design Thinking, ma anche altri grandi player come IBM, SAP, Oracle e Adobe hanno e stanno tuttora investendo in maniera significativa nella medesima direzione.

Ad esempio Reply ha recentemente fondato il Design Thinking Lab, un’area dedicata all’innovazione che favorisce la condivisione e lo sviluppo dei progetti in gruppi interdisciplinari. Attraverso tale laboratorio Reply offre alle aziende un hub per lo sviluppo di idee e creatività, sfruttando il potenziale dell’Internet of Things.

PwC ha fondato a Roma l’Experience Centre con il preciso intento di fornire alle aziende, che devono affrontare un processo di cambiamento operativo, culturale, manageriale e tecnologico, gli strumenti necessari per trovare in tempi rapidi – settimane e non mesi – nuove soluzioni. Massimo Pellegrino, Partner PwC Strategy& e Digital Strategy & Innovation Lead di PwC Italia introduce così il nuovo spazio: “L’Experience Centre di PwC rappresenta per i nostri clienti la combinazione di competenze di business, di progettazione dell’esperienza e di tecnologia necessaria per affrontare le sfide di un mondo sempre più complesso e in rapido cambiamento.”

A fronte di un ecosistema che si sta riconfigurando in maniera radicale attraverso l’ingresso di una pluralità di attori, gli innovatori distribuiti in differenti settori si interrogano su quale sia il valore aggiunto offerto dal Design Thinking rispetto agli approcci tradizionali di innovazione e su come adottarlo. L’Osservatorio Design Thinking for Business del Politecnico di Milano si propone di delineare un quadro robusto e completo su quali sono i business model emergenti all’interno di tale ecosistema, nonché evidenziare quali sono gli impatti che esso determina sulle performance di un’organizzazione.

Nel corso del kick-off , svoltosi  l’11 maggio con  la la partecipazione di oltre 20 aziende protagoniste all’interno di tale ecosistema, sono state identificate tre linee di ricerca principali:

1.       Business Models in the Design Thinking Ecosystem, con l’obiettivo di delineare il valore generato dai diversi attori appartenenti all’ecosistema (fornitori di soluzioni digitali, fornitori di soluzioni fisiche, società di consulenza direzionale, sviluppatori software, agenzie e studi di design, agenzie specializzate in UX/UI) e le possibili complementarità nel determinare un impatto sulle performance degli adottatori di Design Thinking;

2.       Engagement through Design Thinking, in cui si esploreranno le potenzialità del Design Thinking nel supportare progetti di innovazione organizzativa dove il coinvolgimento dei destinatari della trasformazione è spesso chiave di volta per raggiungere gli obiettivi di progetto;

3.       Startups in the Design Thinking Ecosystem, in cui si identificheranno e caratterizzeranno le startup maggiormente innovative a livello globale che possono arricchire l’ecosistema di Design Thinking.

*Cabirio Cautela, Claudio Dell’Era e Luca Gastaldi, Direttori Osservatorio Design Thinking for Business – Politecnico di Milano

 

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale