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Competenze digitali, come imparare (online) l’Internet delle Cose

25 Mag 2017

La Cisco Networking Academy ha appena introdotto un modulo di insegnamento sull’Internet of Things. «Ci siamo resi conto che servivano nuove skill per affrontare i processi dell’IoT» dice Giuseppe Cinque, Manager Emerging Technologies in Cisco Corporate Affairs. Ecco come è strutturato il corso

Giuseppe Cinque, manager Emerging Technologies nell'unità Corporate Affairs di Cisco
L’Internet of Things entra nell’offerta formativa della Cisco Networking Academy, il programma internazionale di formazione alle competenze tecnologiche ideato 20 anni fa dal colosso statunitense dell’Information Technology. “Le skill necessarie per lavorare nell’IT non sono più solo di tipo tecnologico – spiega Giuseppe Cinque, manager Emerging Technologies nell’unità Corporate Affairs di Cisco  ma è necessario un ampio background che potremo definire orizzontale: networking, programmazione, gestione dati, gestione sicurezza, capacità di dialogare con altri esperti ma anche capacità di comprendere i processi imprenditoriali, di capire come una tecnologia può abilitare un nuovo modello di business, oltre alla capacità di lavorare in team e all’attitudine a innovare”. Proprio a causa di questa evoluzione nel panorama delle competenze e quindi dei profili professionali richiesti dalle aziende, la Cisco Networking Academy ha introdotto da poche stettimane all’interno dei propri corsi un nuovo modulo, IoT Fundamentals, dedicato all’Internet of Things, l’insieme delle tecnologie riferite all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. Come chiarisce Giuseppe Cinque, che è stato nel 1999 il primo istruttore certificato in Italia della Academy, il progetto pilota è già stato attivato in 20 scuole italiane. Una svolta importante nella proposta formativa di Cisco, che conferma la necessità di aggiornare costantemente le proprie competenze in un mondo tecnologico in continua evoluzione.

► CHE COS’È LA CISCO NETWORKING ACADEMY – È un programma di formazione della multinazionale statunitense che punta sulla costruzione di competenze in ambito IT ed è destinato a istituzioni formative o singoli individui in tutto il mondo. È nata 20 anni fa per risolvere un problema strategico di mancanza di skill in ambito tecnologico: il numero di aziende dell’IT, infatti, continua a crescere e ad evolversi, ma le risorse umane qualificate per la progettazione, la realizzazione, l’implementazione e la manutenzione di reti diventano sempre più esigue. Perciò le company incontrano crescenti difficoltà a reperire personale, interno ed esterno, in grado di rispondere alle problematiche legate all’evoluzione della tecnologia. Consapevole di questo divario, nel 1997 Cisco ha lanciato in 7 scuole a San Francisco un programma di supporto ai docenti per l’insegnamento di specifici argomenti non previsti, o poco approfonditi, dal curriculum scolastico. “All’epoca un progetto del genere era considerato quasi impensabile – sottolinea Giuseppe Cinque – invece il programma si è diffuso in 165 Paesi e ad oggi conta oltre un milione di studenti iscritti ogni anno”. La formazione si basa su un modello di e-learning che utilizza una combinazione di training sul web, lezioni condotte da un istruttore e un laboratorio per insegnare agli studenti come disegnare, costruire e mantenere reti di computer. La Cisco Networking Academy è una partnership pubblico-privata che si rivolge a enti scolastici di vario tipo, dalle università agli istituti superiori, dagli enti pubblici ai centri di formazione professionale. L’offerta formativa è una sorta di “pacchetto chiavi in mano” al quale gli istituti possono accedere dietro richiesta (qui il link per presentare la domanda) e a titolo gratuito. In Italia la Cisco Networking Academy è attiva dal 1999.

► I NUMERI – Dal 1997 la Academy ha aiutato oltre 6 milioni di persone a prepararsi ad entrare nel mondo professionale dell’IT. Gli istruttori sono oltre 20mila, i corsi oltre 9500 e gli esami dati online più di 155 milioni. Cisco stima che siano 1,4 milioni di studenti che hanno trovato lavoro nell’IT grazie alle competenze maturate in Accademia. Dal 2005 ha trovato lavoro, o ottenuto migliori opportunità lavorative, il 92% degli studenti che ha ultimato il Ccna, Cisco Certified Network Associate, il percorso formativo più importante organizzato in 4 moduli che fornisce le competenze per diventare un esperto di networking. In Italia sono attive più di 300 Networking Academy: centri di formazione, istituti scolastici, università e amministrazioni pubbliche che, aderendo al programma, hanno qualificato oltre 900 docenti e che ogni anno attivano classi per oltre 22.000 studenti. Positivi anche i dati relativi ai nuovi corsi in lingua italiana, resi disponibili dalla fine dello scorso anno. In poco più di 9 mesi, sono stati oltre 40.000 gli studenti che si sono iscritti ai corsi Cisco. Numerose anche le scuole che hanno scelto di utilizzare gli IoT Digital Lab, i kit Cisco in materia di Internet delle cose, che sono in tutto un migliaio.

► L’EVOLUZIONE DELL’ACADEMY – Al programma della Cisco Networking Academy è stata impressa una svolta tre anni fa. Cisco si è resa conto che la convergenza digitale avrebbe causato una profonda trasformazione: si calcola che entro il 2020 50 miliardi di oggetti smart saranno connessi. “Vedendo come stava maturando il processo di digitalizzazione nel mondo – spiega Giuseppe Cinque – ci siamo posti il problema di come affrontare la nuova ondata che vedeva protagonisti alcuni innovativi processi tecnologici. Abbiamo perciò creato un’unità sulle tecnologie emergenti all’interno del Cisco Corporate Affairs, l’unità globale di Cisco che si occupa di responsabilità sociale attraverso progetti in varie aree, dal lavoro alla sanità fino alle emergenze”.

Insieme ad altri leader industriali, Cisco ha lanciato un programma pilota a San Francisco, chiamato Cisco Skillzone: un bootcamp di 7 mesi per disoccupati organizzato dal colosso dell’IT con aziende partner per preparare le persone alle nuove tecnologie partendo da zero. “Ci siamo resi conto – prosegue il manager – che, pur vivendo nella Silicon Valley, molti non avevano un background specifico nell’Information Technology, perciò abbiamo deciso di partire da lì. I partecipanti erano una trentina, studenti e disoccupati di varie età, fino a 40 anni. Per noi è stato un modo per fare ricerca attiva sul campo e per definire meglio i contenuti del curriculum formativo da inserire nell’Academy. Una versione molto basilare di 2 corsi da 50 ore più un hackathon è diventato un curriculum formativo”. Il secondo progetto pilota di Cisco Skillzone si sta svolgendo proprio da noi in Italia e terminerà nella seconda metà giugno.

► L’INTRODUZIONE DEL MODULO IOT NELL’ACADEMY – A questo punto Cisco ha deciso di aggiungere ai contenuti della Cisco Networking Academy gli IoT Fundamentals, oggi disponibili in tutte le accademie. “Ci siamo resi conto  – dice Cinque – che le nuove tecnologie consentono di trasformare i prodotti, i processi e i modelli di business. Le competenze richieste dalle aziende, perciò, non sono più solo di tipo tecnologico ma è necessario un profilo a tutto tondo. Le soft skills stanno diventando ancora più importanti. Perciò è essenziale sviluppare la capacità di collaborare tra team con expertise diverse, la creatività (pensare out of the box), l’adattabilità (non essere rigidi), la capacità di comunicare idee e l’analisi critica”.

COME È STRUTTURATO IOT FUNDAMENTALS

1.Connecting Things  – È un corso multimediale online, ma basato su attività di laboratorio, in sei capitoli di 50 ore. Corrisponde al primo livello della storia dell’IoT: gli oggetti non connessi diventano connessi, per poi essere applicati in agricoltura, nelle fabbriche e nei trasporti. Gli studenti, con approccio da maker, creano prototipi di soluzioni IoT usando Arduino, Raspberry Pi o analoghe piattaforme, per poi interconnetterli a soluzioni enterprise come Cisco Spark.

2. Big Data and Analytics – Sulle skill del primo corso si costruisce un ulteriore “strato” di competenze legate all’acquisizione, alla gestione e all’analisi dei dati. In questo modo si introduce lo studente al mondo del machine learning. È un corso online di 50 ore e tutto il percorso è strutturato in attività di laboratorio. I laboratori sono fisicamente collocati all’interno di scuole e università che fanno parte del network dell’Academy. Dove non ci sono luoghi fisici disponibili, è utilizzabile un software che simula il mondo delle reti e delle cose connesse.

3. Hackathon playbook – È una raccolta di best practice e contenuti basati sulla scuola di Design Thinking di Stanford. Si tratta di una metodologia di sviluppo di soluzioni da ricercare in team e viene applicata in occasione degli hackathon, gare dove gli studenti mettono in pratica le competenze apprese e sviluppano soft skills. Per esempio imparano a fare un brain storming, a convergere su determinate soluzioni, a gestire la leadership, a testare il prototipo con gli utenti, a comprendere il prodotto ‘empaticamente’ (a cosa serve veramente, quali sensazioni darà al cliente) e a comunicarlo in maniera efficace a un panel di docenti o giudici. “Spesso il design thinking è insegnato in maniera neutra – afferma Giuseppe Cinque – qui gli studenti hanno un terreno sul quale sperimentarlo: il mondo dello IoT”.

“Il modo in cui abbiamo messo insieme lo sviluppo di competenze per IoT Fundamentals – conclude il manager – può essere applicato a qualsiasi tipo di problem solving”.

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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