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Come l’AI cambia organizzazione e leadership: parlano 6 top manager



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Marta Pinna (ABB), Alessandra Baricada (Siemens), Roberta Segalini (ATM), Cecilia Ranieri (Fastweb), Evelina Galione (Unipol) e Erika Fattori (Nexi) spiegano come l’AI stia trasformando la cultura aziendale

Pubblicato il 14 mag 2026

Luciana Maci

Giornalista



Le partecipanti al convegno: AI e lavoro
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L’intelligenza artificiale non è più soltanto una questione tecnologica. Non riguarda esclusivamente software, algoritmi o automazione. Sta diventando, piuttosto, un fattore che ridefinisce il modo in cui le aziende organizzano il lavoro, costruiscono le competenze, gestiscono le relazioni tra generazioni e immaginano la leadership. È questo il messaggio emerso dal convegno “AI e mercato del lavoro”, promosso da Women&Tech e ospitato dalla Città Metropolitana di Milano il 12 maggio scorso. Convegno dove manager e responsabili HR di grandi aziende italiane hanno discusso dell’impatto dell’AI sui modelli organizzativi e sulle persone.

Ne è emerso come l’intelligenza artificiale stia diventando un ambiente organizzativo che cambia il modo in cui lavoriamo, collaboriamo e prendiamo decisioni. Stiamo dunque entrando in una nuova fase: dal modello basato su algoritmi che eseguono compiti specifici a sistemi agentici capaci di apprendere, interagire e collaborare.

“Questo cambia profondamente il paradigma del lavoro e rende ancora più centrale il ruolo umano” dice Gianna Martinengo, imprenditrice, presidente di Women&Tech e pioniera nel campo dell’intelligenza artificiale (se ne occupa dagli anni Ottanta), ponendo l’accento su “progettazione, competenze ed ecosistemi della conoscenza”.

Tutti argomenti approfonditi dalle dirigenti di sei grandi aziende, introdotte dai saluti istituzionali di Diana De Marchi, Consigliera delegata alle Politiche del Lavoro, Politiche Sociali e Pari Opportunità della Città Metropolitana di Milano.

Chi è in azienda, ed è responsabile delle risorse umane o di altri settori strategici, si sta attrezzando da tempo per le nuove sfide: programmi di formazione interni, strumenti tecnologici avanzati, strategie per il change management culturale. C’è grande fermento ed è una battaglia trasversale, che riguarda le nuove generazioni così come quelle di età più avanzata. Ecco, dunque, alcuni dei temi centrali della trasformazione aziendale indotta dall’introduzione dell’intelligenza artificiale.

ABB: “L’AI è uno strumento che rafforza le competenze”

Per Marta Pinna, Digital Sales Manager Italia di ABB, il cambiamento è già evidente soprattutto nei contesti commerciali, sempre più guidati dai dati.

«Quando si parla di tecnologia tutto diventa sempre più data-centric. L’importanza non è tanto nel dato in sé, ma nella sua affidabilità e nella capacità di utilizzarlo nel modo corretto». Dal racconto della manager emerge una visione dell’AI come acceleratore e non come sostituto delle persone. ABB, ad esempio, ha sviluppato un agente virtuale chiamato “Sara” che simula conversazioni commerciali per allenare i team vendita. «È uno strumento che può potenziare la tecnologia che abbiamo e rafforzare le competenze delle persone».

Ma il punto centrale, secondo Pinna, resta la responsabilità umana. L’intelligenza artificiale può suggerire, orientare, velocizzare i processi, ma non può sostituire il pensiero critico. «L’intelligenza artificiale può suggerire, ma è la persona che deve poi confermare la correttezza e prendersi la responsabilità». Per questo la formazione diventa decisiva: non solo per imparare a usare gli strumenti, ma per comprenderne limiti, rischi e opportunità.

Siemens: “I team del futuro saranno ibridi”

Il tema della trasformazione organizzativa è stato al centro anche dell’intervento di Alessandra Baricada, Country Head People and Organization di Siemens.

L’azienda vive l’intelligenza artificiale sia come tecnologia integrata nei prodotti industriali sia come leva di trasformazione interna. «Immaginiamo che a breve i nostri team saranno team ibridi, cioè composti da persone e agenti di intelligenza artificiale». Ma proprio per questo, afferma Baricada, le competenze umane diventano ancora più importanti. Siemens sta investendo molto sulle soft skill, dalla comunicazione all’ascolto, fino alla leadership. «Stiamo investendo tantissimo sulle competenze relazionali, perché saranno gli elementi differenzianti di un professionista in futuro».

L’azienda ha avviato momenti di confronto continui, come i “caffè mensili” dedicati a confronti tra dipendenti e collaboratori sull’AI, per abbattere paure e resistenze culturali. «Bisogna lavorare sia sulla cultura organizzativa sia sulle persone».

E c’è un altro punto che emerge con forza: l’AI può rappresentare una grande occasione anche per le PMI italiane. «L’intelligenza artificiale offre un’opportunità unica anche a realtà molto tradizionali. Un piccolo investimento in tecnologia può generare benefici enormi in termini di produttività e sostenibilità».

ATM: “La tecnologia deve unire le generazioni”

Nel caso di ATM, il tema assume caratteristiche ancora diverse. Roberta Segalini, HR Chief Officer del gruppo, ha raccontato la complessità di una realtà con oltre 10mila dipendenti, di cui più di 8mila impegnati sul campo.

«Per noi l’intelligenza artificiale è un acceleratore, ma siamo anche una macchina altamente regolata». ATM sta lavorando su più velocità: da una parte strumenti digitali per migliorare manutenzione e sicurezza, dall’altra programmi di aggiornamento culturale per una popolazione aziendale con un’età media elevata. «Per noi l’intelligenza artificiale è diventata uno strumento fondamentale per tenere insieme le generazioni». Il rischio, spiega Segalini, è che il divario generazionale diventi anche un divario tecnologico. Per questo l’azienda punta sulla contaminazione reciproca tra giovani e senior. «I giovani vogliono sperimentare, mentre le persone più senior possono usare l’AI per allungare la loro vita produttiva».

La manager insiste anche su un altro elemento spesso trascurato: fiducia e responsabilità. «Noi non potremmo mai controllare davvero 8mila persone sul territorio. Fiducia e responsabilità sono parte del DNA dell’azienda». Per questo ATM ha lavorato anche sui valori aziendali, coinvolgendo direttamente i dipendenti nella loro definizione.

Fastweb: “Le vere competenze sono imparare a imparare”

Per Cecilia Ranieri, Head of Skill and Workforce Planning di Fastweb, l’AI sta imponendo un cambio radicale nel concetto stesso di competenza.

«Fino a pochi anni fa le competenze erano soprattutto tecniche e stabili. Oggi contano le ‘meta-competenze’, ovvero come imparare a imparare. E ovviamente sono importanti il pensiero critico e la collaborazione tra uomo e macchina».

Fastweb ha sviluppato strumenti interni che permettono ai dipendenti di gestire il proprio percorso professionale, individuare gap di competenze e accedere in autonomia ai contenuti formativi. «Le persone devono diventare agenti della propria carriera». L’azienda ha inoltre investito in progetti esterni come la Fastweb Digital Academy e un’app, rivolta ai giovani tra 14 e 19 anni, per sviluppare competenze digitali e avvicinare nuove generazioni al mondo del lavoro.

Ma Ranieri mette in guardia anche dai rischi. «L’intelligenza artificiale può rendere i processi più efficienti, ma se automatizziamo processi già distorti rischiamo di amplificare i problemi». Ed è qui che entra in gioco la leadership. «Il leader non è chi insegna a usare lo strumento, ma chi dà direzione e visione strategica quando tutto cambia».

Unipol: “La trasformazione parte dai comportamenti”

Anche Unipol ha affrontato l’AI come percorso di change management culturale. Evelina Galione, responsabile Sistemi di sviluppo e Talent Management, ha raccontato il programma “Percorsi Digitali”, nato per accompagnare la trasformazione dell’intero gruppo. «La trasformazione digitale non deve partire dagli strumenti, ma dai comportamenti». Unipol ha mappato apertura al cambiamento, atteggiamenti e comportamenti digitali dei dipendenti, costruendo poi un piano di formazione e accompagnamento. «Abbiamo lavorato su mindset, modalità di collaborazione e gestione dell’operatività». La manager ha raccontato anche un indicatore concreto del cambiamento culturale: la riduzione del 50% delle email interne grazie a un uso più evoluto degli strumenti collaborativi.

Ma la vera sfida, ha sottolineato Galione, è la velocità. «Il cambiamento culturale richiede tempo, mentre l’intelligenza artificiale evolve a una velocità impressionante». Per spiegare questa tensione ha citato il “paradosso della Regina Rossa” di Lewis Carroll: bisogna correre continuamente solo per restare nello stesso posto.

Nexi: “L’AI sta cambiando anche il modo in cui compriamo”

Nel settore dei pagamenti digitali, l’impatto dell’intelligenza artificiale è già molto concreto. Erika Fattori, Group Brand and Marketing Communication Director di Nexi, ha spiegato come l’AI venga utilizzata da anni nella sua azienda per la fraud detection e come oggi stia entrando in tutte le funzioni aziendali.

«Abbiamo creato un GenAI Lab interno per sperimentare le applicazioni più evolute». L’azienda utilizza l’AI per accelerare l’apprendimento degli operatori telefonici, personalizzare le comunicazioni marketing e sviluppare sistemi di supporto alle decisioni di acquisto. «Oggi l’intelligenza artificiale semplifica enormemente il processo decisionale dei consumatori».

Secondo Fattori, il cambiamento più profondo riguarderà il commercio. «Stiamo andando verso l’Agentic commerce, ovvero agenti che non solo suggeriranno cosa comprare, ma completeranno direttamente le operazioni di pagamento». Anche nel marketing, però, il ruolo umano resta centrale. «Prima di mandare qualsiasi comunicazione all’esterno deve esserci sempre qualcuno che controlla qualità, rilevanza e compliance». (Sotto tutte le partecipanti al convegno)

Una trasformazione che riguarda le persone prima ancora della tecnologia

Dal confronto tra aziende molto diverse tra loro emerge un punto comune: l’intelligenza artificiale non è più soltanto un tema da CIO o da dipartimento IT. È un argomento chiave che attraversa organizzazione, leadership, cultura aziendale e gestione delle persone.

La sfida non è semplicemente introdurre nuovi strumenti, ma accompagnare le persone in una trasformazione continua, in cui competenze tecniche e competenze umane devono evolvere insieme. “È qui – ha concluso Gianna Martinengo – che imprese, università, ricerca e istituzioni devono lavorare insieme: per fare in modo che innovazione e inclusione crescano nella stessa direzione”.

E forse il messaggio più importante è proprio questo: nell’era dell’intelligenza artificiale il valore distintivo delle aziende non sarà la tecnologia in sé, ma la capacità di costruire organizzazioni in cui persone e AI possano collaborare in modo consapevole, responsabile e sostenibile.

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