L'allarme di Simone Ranucci (IIA): l'industria assicurativa rischia se non accelera sul digitale | Economyup

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L’allarme di Simone Ranucci (IIA): l’industria assicurativa rischia se non accelera sul digitale



Il digitale crea nuovi consumatori ma anche una nuova competizione, dice Simone Ranucci, presidente di Italian Insurtech Association. Per le compagnie di assicurazione si aprono opportunità ma anche rischi. Cosa fare? Investire su tecnologie e competenze, unificare le reti e adottare una visione di medio-lungo termine

28 Lug 2020


Simone Ranucci, presidente Italian Insurtech Association

“Se l’industria assicurativa non investe sul digitale, se non accelera la sua trasformazione rischia di essere spiazzata”. L’allarme di Simone Ranucci, imprenditore e presidente di Italian Insurtech Association, lanciato in questa video intervista a EconomyUp è forte e chiaro.

Il settore assicurativo è ancora poco digitale, solo l’1% delle polizze viene venduto online. Nel mondo dei servizi finanziari è indietro di oltre 10 anni rispetto alle banche, per esempio, il cui livello di maturità digitale crea comunque qualche preoccupazione sulla capacità di tenuta del sistema tradizionale del credito tra gli osservatori più attenti e competenti (vedi qui l’intervista a Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano).

Le previsioni dicono che quell’1% nei prossimi 10 anni diventerà 30-40%. A crescere sarà la domanda del e l’offerta per il consumatore digitale. “Si apre quindi una grande opportunità per tutta la filiera assicurativa”, spiega Simone Ranucci: aumentare il livello di penetrazione dei servizi assicurativi in Italia che, se si esclude la RC Auto, è ancora molto basso, tra l’1% e il 2%. “Attraverso il canale digitale si potranno proporre al consumatore digitale nuovi servizi semplici e veloci. Per farlo l’industria assicurativa deve adeguarsi molto velocemente a questa nuova domanda di servizi digitali”.

All’opportunità per le compagnie di assicurazione corrisponde un rischio. “Essere spiazzate”, dice Ranucci. In altre parole, lasciare l’opportunità di crescita del mercato digitale ad altri operatori, magari provenienti da altri settori. “Il digitale crea una nuova domanda ma anche una nuova competizione”, ricorda Ranucci. “Le grandi tech company come Amazon, Apple, Facebook, Google  sono ancora fuori dal business assicurativo ma non lo saranno per sempre. E poi ci sono i pure player, le nuove insurtech”.

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Basti citare il caso di Lemonade, startup americana fondata nel 2015, che grazie all’uso dell’intelligenza artificiale riesce a liquidare un sinistro in 3 secondi nel business assicurativo: a inizio luglio si è quotata a New York e ha subito visto raddoppiare il suo valore (oltre 1,5 miliardi di dollari).

Che cosa devono fare le compagnie assicurative per evitare il rischio di essere spiazzate? Il presidente di Italian Insurtech Association indica tre priorità: investire in tecnologie e competenze; equiparare le reti distributive e non considerare il digitale in competizione o addirittura in contrapposizione con l’ultimo miglio; smettere di vedere gli investimenti come pesi nei risultati operativi dell’anno o del biennio e avere un orizzonte almeno quinquennale.

“L’Associazione nasce con l’obiettivo di supportare questo processo molto complicato e molto veloce”, conclude Ranucci. “Il cambiamento di mindset, l’adozione di una visione a medio-lungo termine in questo momento è molto più importante dell’innovazione tecnologica”. Perché se si guarda lungo, si comprende di più la necessità di correre. Adesso.