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OltreBanca

Dietro le quinte di un anno di Fintech

01 Mar 2017

Gli Stati Uniti non sono più il Paese con i maggiori investimenti. La startup che ha polverizzato tutti i record di crescita ha sede in un’area insospettata. Londra esce dall’Inghilterra. Quello che sta succedendo davanti e dietro le quinte di un settore che non è per niente in calo

Il 2017 si prevede come un altro grande anno per il Fintech – la tecnologia legata alla finanza. Nel 2016 sono stati investiti ben 17,4 miliardi di dollari nel settore a livello globale. Per la prima volta la Cina con 7,7 miliardi ha superato gli Stati Uniti che hanno investito “solo” 6,2 miliardi.

Il Fintech nel 2017 sembra in calo ma non lo è. In realtà il settore è diventato così grande che gli investimenti iniziano ad essere divisi per aree. Così Startup Bootcamp – uno dei più grandi acceleratori di startup in Europa – ha aggiunto al suo programma Fintech di Londra, un secondo programma Insuretech dedicato alle assicurazioni, sempre a Londra. Ernest.ai – l’app Italo-Britannica che trasforma lo smartphone in un assistente personale, esperto di finanza e coach – sta raccogliendo il secondo round investimento come intelligenza artificiale. Ma è anche una startup Fintech.

Il più grande investimento fintech del 2016?

Cinese anche lui. Ant Financial – la società di pagamenti del gruppo Alibaba – ha raccolto un round di investimento da 4,3 miliardi di dollari. Per fare un paragone, gli investimenti Italiani di tutto l’anno, in tutte le startup di tutti i settori, non arrivano a 0,2 miliardi di dollari. Se qualcuno pensa che non ha senso paragonare l’Italia alla Cina, si dimentica che il mercato è globale. Non c’è vergogna ad essere più piccoli dei cinesi, ma è importante controllare se in proporzione stiamo crescendo abbastanza in fretta.

La startup fintech che è cresciuta più velocemente nel 2016?

É nata in India. Patym – che permette di pagare e risparmiare in modo semplice dal cellulare – ha attirato 20 milioni di clienti in 40 giorni. Per raggiungere gli stessi volumi in Europa, una startup dovrebbe convincere un Italiano su 3, oppure un europeo su 25, compresi neonati ed anziani, ad utilizzare la propria app. Tutto in meno di 6 settimane.

Il paese con il più alto numero di investimenti Fintech nel 2016?

Si conferma gli Stati Uniti, con oltre 650 round di investimento. All’interno degli Stati Uniti, lo storico TechStars ed il più giovane e aggressivo 500Startups sono i fondi che hanno investito in più startup. 500Startups è presente in Cile, Messico, Indonesia ma non in Italia. Questo potrebbe essere un bell’obiettivo per il 2017 per l’ecosistema Italiano. Attirare uno dei maggiori venture capital stranieri nel Bel Paese. Solo uno. Invece di disperdere le forze su obiettivi multipli e inutili scontri tra realtà locali.

La città con i maggiori investimenti Fintech nel 2016?

Londra. Nonostante gli investimenti in UK siano scesi del 30% a “soli” 783 milioni di dollari, probabilmente per le incertezze legate alla Brexit, i capitali internazionali continuano ad affluire a Londra. Questa è una verità che spesso confonde gli Italiani. Quando amici e parenti mi chiedono come mi trovo a vivere in Inghilterra, rispondo che io non mi sono trasferito in Inghilterra ma a Londra. E non è la stessa cosa.

Fino a 100 anni fa l’Italia è stata divisa in comuni e principati (ed in parte lo è ancora), il Regno Unito ha avuto sempre la stessa capitale, una città internazionale ed aperta al commercio. Londra che vota in blocco per restare in Europa, contro il Nord dell’Inghilterra che vota per lasciare l’Europa. Se avessero aperto il referendum Brexit a tutti i residenti che hanno diritto a votare per i sindaci – quindi anche stranieri che non votano per il parlamento – il fronte contrario all’Europa sarebbe stato spazzato via. Ma si sa, la politica è come il calcio e l’ex primo ministro David Cameron è un pò come Zegna. David Cameron è uno dei principali artefici dell’esplosione delle startup nel Regno Unito, ma sarà ricordato per la papera del referendum.

I round di investimento parlano chiaro. Monzo ha raccolto 42 milioni di dollari entro dicembre 2016 senza avere un’app sul mercato. Un fenomeno affascinante considerando che Monzo si presenta appunto come un’app bancaria. Starling ha raccolto il più grande investimento del 2016 tra le startup del settore, 101 milioni di dollari. Starling è una “challenger bank”, nuova banca nata direttamente per lo smartphone.

La più grande acquisizione Fintech nel 2016?

Ancora una volta la Cina. Ant ha acquisito Moneygram per la “modica” cifra di 880 milioni di dollari. Ant offre servizi finanziari su smartphone che funzionano anche su cellulari di basso costo. Moneygram è uno dei mezzi tradizionali più utilizzati dai cinesi che vivono all’estero per mandare rimesse di denaro ai propri parenti in Cina. I cinesi che vivono all’estero ufficialmente sono almeno 50 milioni, di cui oltre 320,000 in Italia, e secondo alcune fonti i numeri reali sono molto più alti. Uno + uno + uno = 880 milioni. Nella tecnologia la matematica è sempre un’opinione.

Il più grande investimento in una startup Fintech Italiana nel 2016?

Probabilmente Moneyfarm che ha raccolto 7 milioni di dollari a settembre. Moneyfarm è una piattaforma online e mobile che fornisce consigli finanziari e gestisce gli investimenti. Nata in Italia, oggi ha il suo quartier generale a Londra ed opera in entrambi i mercati – Italia e Inghilterra – con team su entrambi i paesi.

L’eredità del 2016

L’accelerazione del mercato Fintech nel 2016 è alla base di una crescita esponenziale nel 2017. E tuttavia nel 2017 la tecnologia deve fare i conti con la politica. I due principali paesi nel mercato Fintech – USA e UK – si trovano entrambi in una situazione incerta. Entrambi soffrono un un mercato polarizzato tra sostenitori fanatici di Trump e di una Brexit dura, ed oppositori altrettanto fanatici.

Mentre i giornali Europei inneggiano alla crescita di Berlino, Parigi, Dublino e persino Milano, la vera crescita avviene in Asia — e in modo più frammentato ma altrettanto importante in Africa. L’Italia sembra esclusa da ogni ruolo principale nel settore. Se ci fossero scommettitori specializzati in Fintech darebbero il paese fortemente sfavorito. E tuttavia i veri imprenditori non seguono i dati di mercato, li creano. L’Italia dovrrebbe provare a sorprendere i sondaggi. Non sarebbe la prima volta in un paese occidentale.

di Stefano L. Tresca

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