Mobilità innovativa, 10 startup europee da tenere d'occhio - Economyup

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Mobilità innovativa, 10 startup europee da tenere d’occhio



Il 2021 si sta rivelando un’annata particolarmente prolifica per le startup europee attive nel settore della mobilità, capaci di ottenere in meno di 8 mesi iniezioni di liquidità per un ammontare complessivo di quasi 2,2 miliardi. In questa guida proveremo a conoscere meglio alcune di queste realtà

08 Set 2021


Sebbene non sia ancora terminato, il 2021 può già essere considerato un anno molto positivo per quanto riguarda gli investimenti sulle startup europee attive nella filiera della mobilità. Secondo i dati raccolti da Sifted, le realtà del settore, complessivamente, hanno reperito da fonti finanziarie esterne oltre 2 miliardi di euro, facendo così registrare un incremento di quasi 1 miliardo di euro rispetto al picco raggiunto nel 2019, quando si toccò quota un miliardo e due. La crescita tra l’altro è stata costante per tutte le diverse fasi di investimento, segno che il principio della diversificazione è ancora tra i più attuali nel mercato dei venture capitalist.

Ma in questo mare magnum di startup europee del settore mobility che raccolgono capitali come mai prima d’ora, quali sono quelle che meritano di essere seguite con maggiore attenzione? Ecco una selezione di 10 startup europee della mobilità da tenere d’occhio.

Heart Aaerospace

Fondata in Svezia nel 2018 con l’obiettivo dichiarato di creare il mezzo di trasporto per le tratte regionali più veloce e più efficiente in termini di sostenibilità, sia economica che ambientale, questa startup è attiva nel segmento dell’aviazione elettrica. La sua sede centrale si trova all’interno dei confini nazionali, più precisamente dentro l’aeroporto Säve di Göteborg, sebbene una spiccata vocazione internazionale caratterizzi il suo operato: l’azienda, infatti, punta ad espandersi anche in mercati extraeuropei, esportando il proprio modello di business ad ogni latitudine.

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Il team sta lavorando allo sviluppo del suo primo prototipo, l’ES-19, un aereo completamente elettrico da 19 posti pensato per voli a corto raggio visto che possiede un’autonomia di 250 miglia (circa 400 km), anche se si spera che questo dato possa migliorare contestualmente al progresso della tecnologia delle batterie.

Nell’attesa del debutto sul mercato del velivolo in questione, previsto per il 2026, la startup, per alimentare il proprio business, ha attinto da fonti esterne, chiudendo lo scorso luglio un round di Serie A da 35 milioni di euro guidato da Breakthrough Energy Ventures (al cui timone c’è Bill Gates), United Airlines Ventures e da Mesa Air Group. Con questa somma, l’ammontare complessivo dei finanziamenti sottoscritti dalla società raggiunge quota 46 milioni di euro.

Noyes Technologies

Nell’era del quick-commerce e dei servizi di on demand delivery, con i consumatori che pretendono consegne rapide ed efficienti, per le aziende del settore è diventato imprescindibile dotarsi di un magazzino urbano (o dark store) dove poter stoccare merci e prodotti nell’attesa della loro imminente vendita.

Tuttavia non è certo semplice, a causa dell’altissima domanda, trovare spazi fisici in posizioni centrali a costi accessibili e funzionali a una logica di profitto; per rispondere a questa necessità, Marco Prüglmeier e Aaron Spiegelburg si sono serviti della loro esperienza decennale nel ramo logistico della BMW per costituire a inizio 2021 Noyes Technologies, una startup con sede a Monaco di Baviera che sta sviluppando un sistema di stoccaggio automatizzato, flessibile e ad alta densità, progettato per immagazzinare fino a 2000 articoli SKU (prelevabili in un tempo massimo di 10 secondi) in un’area di 30 metri quadrati.

Rispetto ai magazzini azionati manualmente, i vantaggi in termini di spazio, tempo e costi sono notevoli. Per perfezionare la propria soluzione innovativa, la società ha raccolto finora 3,5 milioni di euro in un round seed condotto da Vsquared, un fondo VC che investe in realtà ad alto potenziale tecnologico.

Cargo Beamer

Fondata a Lipsia, in Germania, nel lontano 2003, Cargo Beamer è una società che fornisce servizi logistici, specializzata nel trasporto intermodale di semi rimorchi; questi ultimi, grazie all’omonimo sistema brevettato dall’azienda in questione, una volta arrivati in uno dei 6 (Domodossola, Perpignan, Calais, Kaldenkirchen, Duisburg, Poznan) terminal Cargo Beamer sparsi per l’Europa, vengono prima disaccoppiati dal trattore stradale che li ha portati fin lì e poi caricati sui treni in maniera automatica, passando dalle strade alle rotaie attraverso un semplice pulsante; si può così fare a meno di tutte quelle ingombranti gru di cui ci serve abitualmente per completare i processi di trasferimento.

Infine attraverso la piattaforma online “eLogistics” è possibile tracciare le spedizioni via GPS 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e prenotare il prossimo trasbordo in maniera ancora più immediata.

MdGo

Sfruttare l’intelligenza artificiale per salvare vite umane e per aiutare gli assicuratori a gestire le richieste di risarcimento danni: è questa la value proposition che accompagna fin dalla sua fondazione – datata 2017 e resa possibile dall’intraprendenza di un giovane medico, Itay Bengad, e di due ingegneri, Gilad Avrashi e Eli Zerah –, l’attività di questa startup israeliana. A tale scopo ha sviluppato un software che utilizza i dati raccolti in tempo reale dai sensori delle auto per ricavare informazioni funzionali alla ricostruzione del sinistro e all’individuazione delle lesioni probabilmente riportate dal conducente e dai passeggeri. Nel rispetto della privacy, gli algoritmi non analizzano informazioni personali, bensì solo quelle dei sensori del veicolo relativi all’accelerazione, al fine di generare modelli predittivi – che con il tempo si fanno via via più accurati grazie alle tecniche di deep learning – utili al personale medico e alle compagnie assicurative.

In questo modo si può inviare sul luogo dell’incidente l’equipe di soccorso più idonea al contesto e si allertano le strutture di cura specializzate che, ovviamente, ricevono e monitorano i dati attraverso una piattaforma basata sul cloud computing. MdGo ha raccolto circa 4 milioni di dollari in 5 round di investimento, il penultimo dei quali finanziato da Volvo Cars Tech Fund, il fondo utilizzato dalla società svedese per apportare capitale di rischio in imprese ad alto potenziale di sviluppo.

MaaS Global

Come si evince dal nome, questa startup costruisce il suo modello di business attorno al concetto di Maas (Mobility-as-a-Service), che si estrinseca nell’integrazione di tutte le modalità di trasporto di un territorio in un’unica piattaforma all-inclusive disponibile su abbonamento. MaaS Global, infatti, ha sviluppato nel dicembre del 2017 l’app mobile Whim che, in seguito alla fusione con il suo omologo spagnolo Wondo, ideato dalla società di infrastrutture Ferrovial SA, è diventata un vero e proprio ecosistema della mobilità capace di aggregare le diverse soluzioni di trasporto intermodale.

Tramite l’accesso a tutta una serie di servizi tra cui scooter elettrici, biciclette, mezzi pubblici e taxi, la società offre ai propri utenti la possibilità di pianificare e pagare un viaggio senza dover continuamente entrare e uscire da app diverse tra loro, sfruttando piani a consumo o abbonamenti mensili, esattamente come fa Netflix per il mondo dell’intrattenimento. Fondata ad Helsinki nel 2015, ha raccolto quasi 74 milioni di dollari in 6 round d’investimento, nell’ultimo dei quali ha preso parte, tra gli altri, il gruppo Mitsubishi.

Drive Smart

Fondata a Madrid nel 2012 e basata, oltre che nella capitale spagnola, anche a Boston, questa startup all’avanguardia ha brevettato e sviluppato un software che si serve dell’intelligenza artificiale per calcolare le metriche relative alla guida di un qualsiasi conducente registrato alla sua applicazione; questi dati aggregati, naturalmente rispettando la privacy dell’utente, vengono poi dati in pasto ad aziende di diversi campi e settori (come assicurazioni, compagnie fintech e piattaforme di car renting/sharing/pooling), che li adopereranno per i propri scopi.

Ma Drive Smart analizza il modo in cui ognuno di noi guida anche per promuovere la sicurezza sulla strada, ammonendoci quando i nostri parametri non collimano con i limiti fissati, rilasciando invece certificazioni e premi ogniqualvolta rispettiamo i suddetti standard.

Scoobic

Un veicolo elettrico multiuso a metà strada tra una motocicletta e un furgoncino pensato per trasformare in chiave sostenibile il settore delle consegne dell’ultimo miglio. Si chiama Scoobic, dal nome della startup, con sede a Siviglia, che dal 2016 lo produce e lo commercializza, con l’obiettivo di rimediare a un grosso problema emerso con il boom della vendita al dettaglio online: la crescente domanda di consegne tramite e-commerce determinerà entro il 2030 un aumento del 36% della congestione stradale nei centri urbani.

Agile come una moto e con la capacità di carico (750 kg) di un furgoncino, Scoobic si destreggia con disinvoltura nel traffico cittadino, senza oltretutto disperdere CO2 nell’atmosfera, come fanno invece i mezzi di trasporto tradizionali. La sua proposta di valore è infatti a 000 emissioni: zero inquinamento, zero ingorghi e zero rumore. Ma non è finita qui perché Scoobic ha integrato un elettrofiltro a ioni che permette di aspirare e depurare l’aria dalle particelle contaminanti fino a 2000 metri cubi in 10 ore al giorno: non solo non inquina, ma pulisce anche le emissioni degli altri.

Nel 2020 ha chiuso il suo primo round di finanziamento, ricevendo 2 milioni di euro da InnoEnergy, una società d’investimento olandese considerata un punto di riferimento in ambito europeo per le operazioni di private equity indirizzate verso aziende attive nel mondo delle energie rinnovabili.

BusUp

“Riuscite a proporre un’idea disruptive che possa rivoluzionare un modello di business preesistente?” È questa la domanda che, nel lontano 2011, un docente della IESE Business School di Barcellona ha posto, nell’assegnare loro una task, a tre suoi studenti – Rui Miguel Stoffel, Eva Romagosa e Alejandro Canals –, i quali, nel soddisfare il quesito, hanno gettato le basi per la creazione della loro startup BusUp. Il progetto si è poi concretizzato nel 2016, quando al team si è aggiunto il brasiliano Danilo Tamelini, che ha subito curato l’espansione dell’azienda nei mercati latino-americani.

Come suggerisce il nome, la compagnia è specializzata nella fornitura on-demand di servizi di pendolarismo aziendale efficienti e flessibili, tramite linee di autobus/shuttle pubblici e privati. BusUp per il momento non dispone di veicoli propri, pertanto si affida agli oltre 150 operatori del settore della mobilità con cui collabora quotidianamente nei 6 paesi (e nelle 14 città) dove è di stanza. Offrendo ai clienti il proprio modello end-to-end, che li affranca da ogni incombenza, la startup catalana si è assicurata dei ricchi contratti con realtà del calibro di Accenture, Siemens, Nestlè, Louis Vuitton e DHL. Tra l’altro c’è addirittura un servizio, un vero e proprio unicum nel settore, che permette al personale di attività limitrofe di condividere la stessa navetta, con l’impresa che paga una tariffa proporzionale al numero di suoi dipendenti che salgono a bordo del veicolo.

Grazie a questo modello di business innovativo e a un uso massivo di tecnologie avanzate – con cui estrapolare dati utili per ottimizzare percorsi, orari e capienze dei mezzi, ma anche per fornire alle aziende-clienti una dashboard con tutte le metriche funzionali a una migliore gestione del personale –, BusUp ha rivoluzionato un settore molto tradizionale e poco digitalizzato, portando efficienza e convenienza a tutti i suoi stakeholder: passeggeri, aziende, operatori e pubblica amministrazione. La società ha recentemente ottenuto un’iniezione di capitale da 6 milioni di dollari con un round di investimenti di Serie A presieduto da Proeza Ventures, un fondo VC attivo nel mondo della mobilità.

Rein4ced

Fondata nel 2015, quest’impresa belga produce e commercializza telai per biciclette in compositi avanzati, che combinano le proprietà di rigidità e leggerezza della tradizionale fibra di carbonio con la durezza dell’acciaio duttile. Questa fibra ibrida realizzata con la nuova tecnologia Feather (la miscela dei due materiali appena citati) risulta 4 volte più resistente della fibra di carbonio convenzionale e, proprio in virtù di questa sua maggiore resistenza, consente di produrre parti più leggere dei suoi omonimi in carbonio, riducendo l’impiego di materiale in quei punti che spesso, per reggere ad eventuali urti, necessitano di essere rinforzati con altre componenti.

Il ricorso a materiali di ultima generazione è solo una delle tante scelte avanguardistiche attuate da Rein4ced dal 2015 ad oggi; la manifestazione più evidente di questa strategia aziendale è il nuovissimo stabilimento di Leuven, inaugurato nel 2019, completamente automatizzato e con una capacità produttiva annua di 20mila telai. Avere una linea di produzione altamente automatizzata crea vantaggi significativi per la gestione della catena di approvvigionamento; si tratta di un dettaglio tutt’altro che trascurabile in questo particolare momento storico: la pandemia ha infatti messo a dura prova le supply chain di alcuni grossi marchi del mondo bike, spianando la strada al fenomeno del reshoring. La crescente tendenza di molti brand a riportare parte della produzione in Europa, smarcandosi così dal collo di bottiglia del mercato asiatico, ha assicurato a realtà avveniristiche ed autoctone come Rein4ced un vantaggio competitivo non indifferente. La compagnia proverà ora a massimizzare i benefici di questa congiuntura favorevole, puntando al bersaglio grosso, ossia diventare nel breve periodo il maggior fornitore europeo di materiali leggeri, resistenti e durevoli per l’intera filiera. Per provare ad addolcire questa impervia scalata verso la vetta non poteva esserci gregario migliore del recente aumento di capitale di 7 milioni di euro guidato da Capricorn Partners.

Yedlik

Provenendo da un paese, la Norvegia, che è prossimo a generare, solo con i dispositivi di micromobilità elettrica, 500 tonnellate all’anno di rifiuti pericolosi (batterie) per l’ambiente, a Greg Marton e Krystof Heger, i due fondatori della giovane startup Yedlik, è sembrata la cosa più logica di questo mondo fondare la propria idea di business sulla riparazione e sul riutilizzo di questi materiali di scarto.

Entrambi  sono convinti che il riciclaggio sia solamente una soluzione parziale a questo crescente problema, in primis perché implica comunque un dispiego di risorse, in secundis perché le tecniche di riciclaggio attuali sono ancora troppo poco efficienti. In ragione di ciò, l’unica strada oggi percorribile è quella della riparazione, già intrapresa dalla loro creatura. Ma in che modo?

Per estendere il ciclo di vita degli accumulatori agli ioni di litio, Yedlik ha sviluppato una metodologia di riparazione molto rigorosa, che comprende pure una fase di diagnostica per individuare l’entità del danno. Identificato il guasto, il team di ingegneri della società smonterà la batteria e la riparerà o, in alternativa, si mobiliterà per trovare un pezzo di ricambio. Una volta aggiustata, la batteria è pronta per essere installata su un qualsiasi mezzo alimentato dall’energia senza fili.

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Giacomo Gitti

Mi sono laureato in Linguaggi dei Media all'Università Cattolica, sede anche della Scuola di Giornalismo che mi accingo a terminare. Sto completando uno stage presso il Gruppo Digital360, dove scrivo…