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Automotive, che cosa manca nel PNRR per spingere davvero la transizione ecologica



Il PNRR lascia a desiderare sul comparto automotive. La parola “auto” compare solo 13 volte in 269 pagine di documento. Cosa c’è nel piano e che cosa dovrebbe esserci?

11 Mag 2021


Il PNRR lascia a desiderare sul comparto automotive. Lo fa notare l’UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) l’Associazione che rappresenta le Case estere operanti sul mercato italiano delle autovetture, dei veicoli commerciali e industriali, e rappresenta in Italia la voce della filiera.

Cercando all’interno del testo del PNRR, in 273 pagine di documento, tra proposte di riforme e investimenti, la parola “auto” compare soltanto 10 volte, 13 aggiungendo le sue varianti: automotive, autovetture, autoveicoli. E dire che il settore ha un peso preponderante nella mobilità di persone e merci, e rappresenta il comparto produttivo più impegnato nella ricerca e negli investimenti per la transizione ecologica.

Che cosa c’è nel piano e che cosa dovrebbe esserci?

PNRR, le misure per la mobilità

Il PNRR prevede una serie di misure pensate per migliorare la mobilità: dal massiccio potenziamento di infrastrutture di ricarica elettrica e a idrogeno, al rafforzamento della rete ferroviaria e dell’alta velocità, all’implementazione di piste ciclabili.

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Nello specifico, per quanto riguarda l’infrastruttura di ricarica è prevista la costruzione di tre milioni di punti di ricarica per auto elettriche e 1.000 stazioni di rifornimento a idrogeno, con l’obiettivo assegnato a NGEU di consentire di realizzare metà di tale incremento entro il 2025. L’obiettivo complessivo dell’Italia, necessario a coprire il fabbisogno energetico richiesto dai veicoli elettrici, è di oltre 3,4 milioni di infrastrutture di ricarica al 203, di cui 32.000 pubblici, veloci e ultraveloci. La linea progettuale prevista dal piano consente di installare 21.355 punti di ricarica pubblici veloci e ultraveloci. In aggiunta è previsto lo sviluppo di 40 stazioni di rifornimento per veicoli su ruota a idrogeno e 9 per il trasporto ferroviario.

A proposito di trasporto ferroviario, è anche prevista la realizzazione di 240 km di rete attrezzata per le infrastrutture del trasporto, tra metro (11 km), tram (85 km), filovie (120 km), funivie (15 km), con l’obiettivo di ottenere uno spostamento di almeno il 10 per cento del traffico su auto private verso il sistema di trasporto pubblico.

Tutti interventi giusti, utili a decongestionare il traffico stradale e favorire l’abbattimento delle emissioni nocive. Ma da soli non sono sufficienti.

PNRR, che cosa serve per l’automotive

“Riteniamo che un piano strategico per la transizione ecologica rischi di ottenere risultati dimezzati se restano fuori, come avvenuto, misure ad hoc per la filiera automotive” commenta Michele Crisci, Presidente dell’UNRAE, che sottolinea per esempio la totale mancanza di misure per svecchiare il parco circolante: “Un malato cronico e grave, tra i più vetusti d’Europa in tutti i suoi comparti, dalle vetture ai veicoli industriali, che è difficile sostituire in tempi brevi con la ‘cura del ferro’, mentre è necessario e urgente incentivarne la sostituzione con nuovi veicoli più ecologici, visto che su gomma viaggia attualmente il 90% delle merci e delle persone”.

Un fatto che viene citato nello stesso PNRR, che scrive:

“il nostro Paese presenta ancora notevoli ritardi e vulnerabilità. Per quanto riguarda i trasporti, l’Italia ha il numero di autovetture ogni mille abitanti più alto tra i principali Paesi europei e una delle flotte di autoveicoli più vecchie dell’Europa occidentale. Nel 2018 i veicoli altamente inquinanti erano pari al 45 per cento della flotta totale e al 59 per cento del trasporto pubblico.”

Non seguono tuttavia proposte per incentivare il ricambio delle vetture private verso veicoli più moderni ed ecologici.

Il secondo grande assente nel piano si trova (o meglio, non si trova) nel capitolo delle riforme, che pure è ricco di propositi per rimuovere oneri burocratici e ostacoli agli investimenti. Non si parla infatti di riforma del Codice della Strada, intervento necessario per adeguare norme ormai obsolete alle nuove forme di mobilità e alle normative internazionali.

Altra grande mancanza sono riferimenti volti a modificare il quadro fiscale del settore, che penalizza l’Italia in confronto ai principali Paesi UE, ad esempio nell’imposizione eccessiva sulle auto aziendali, nella ridotta detrazione d’imposta per i privati e nella mancanza di sgravi fiscali per le imprese di autotrasporto che investono in veicoli di ultima generazione.

“Il Governo” conclude Crisci “dovrà a questo punto trovare gli strumenti normativi adatti per le misure sull’automotive che non hanno trovato spazio nel PNRR. Per questo motivo auspichiamo anche l’istituzione di un Tavolo Automotive volto a individuare le migliori soluzioni per includere in modo strategico il settore nei programmi di modernizzazione del Paese, a favore delle generazioni future, senza dover continuamente ricorrere a provvedimenti di urgenza e di breve respiro”.