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Il caso

Travel Appeal: «Il Ministero ci ha dato 38mila euro per monitorare i musei»

02 Feb 2016

«Ho conosciuto il ministro Franceschini a un evento organizzato da Unicredit. Mi ha richiamato la segretaria con il contratto in mano. Pochi soldi, ma è la prima volta che in Italia parte un progetto simile» racconta Mirko Lalli, founder della startup che utilizza i big data per il mondo del turismo. Ora applicati anche ai musei nazionali

Trentottomila euro. Tanto ha speso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Turismo per monitorare la reputazione online dei musei italiani. Cifra affidata non a un ente né a una società conosciuta ma a una startup. Si tratta di Travel Appeal, la startup toscana fondata nel 2013 da Mirko Lalli che si occupa di comunicazione digitale e big data analytics per il mondo del turismo.

Ecco come TravelAppeal usa i big data per gli operatori turistici

“Siamo stati contattati dalla segreteria del ministero dopo aver conosciuto il ministro Dario Franceschini a un evento organizzato da Unicredit. Gli ho mostrato il prodotto sviluppato per hotel, spiegandone utilità e finalità, e gli ho detto che voglio creare una cosa simile per i musei. Pochi giorni fa la chiamata e il contratto da circa 38mila euro. Ho firmato” racconta Lalli.

Ora, i 27 Musei Statali Autonomi hanno a disposizione uno strumento che permette di monitorare e gestire la propria immagine digitale per comprendere sia come sono percepiti sia come comunicano attraverso i propri canali web e social.  Si tratta di Index, strumento messo a punto da Travel Appeal, che raccoglie e analizza i dati delle destinazioni e, attraverso un algoritmo, permette di essere avvisati in tempo reale quando qualcuno parla del Museo in rete o lascia una nuova recensione. Inoltre ciascun museo potrà visualizzare i dati più importanti degli altri e utilizzarli come parametro di riferimento e confronto. Il MIBACT a sua volta potrà monitorate i dati di tutti i Musei.

I big data sono il futuro del turismo: noi li usiamo così

“Il progetto sottende una nuova volontà di dialogo e interazione coi visitatori e un’apertura verso gli strumenti digitali che i viaggiatori contemporanei utilizzano in tutte le fasi dell’esperienza culturale con lo scopo di comprenderne le esigenze e migliorarne l’esperienza di visita generale” spiega Lalli. E continua: “Nello scenario turistico attuale il tradizionale passaparola si è trasferito sul web. Sempre più le scelte delle destinazioni e delle attività culturali vengono operate online sulla base di recensioni, conversazioni, commenti, dati importanti anche per gli operatori del turismo e della cultura, per comprendere la percezione e intercettare i desideri dei viaggiatori”.

Toscano, 41 anni, una laurea in comunicazione, Lalli si definisce un nerd: “ho sempre avuto la passione per la tecnologia e per i pc” dice. Assunto nel 2006 dalla Fondazione Sistema Toscana per curare la comunicazione dell’ente, nel 2008 guida la prima campagna di promozione online della regione Toscana. È Voglio vivere così, campagna online da 15 milioni di euro destinata a cambiare il modo di fare marketing sul turismo e a finire come case history nei manuali di marketing.

Nel 2012 Lalli lascia la Fondazione e decide di intraprendere la via del freelance. In testa ha un’unica idea: realizzare un progetto che unisca il travel e l’online. Ne parla con Riccardo Donadon, fondatore dell’incubatore H-Farm, e con Massimiliano Ventimiglia, founder di H-Art, agenzia di marketing e comunicazione incubata in H-Farm. “Sono stati fiduciosissimi – racconta Lalli -. Donadon ha dato 500mila euro tra soldi cash e servizi per avviare la startup con l’obiettivo di offrire al settore turistico italiano, attraverso l’analisi dei Big Data, gli strumenti per monitorare e gestire la reputazione digitale e per migliorare le eventuali criticità. Il 30 gennaio 2014 abbiamo fatto la prima riunione, a giugno abbiamo iniziato a vendere dati e a fatturare.

La svolta arriva nel 2015: Unicredit entra nel capitale della startup e investe, nell’ambito del programma di accelerazione Start Lab, 100mila euro in compartecipazione con H-Farm Ventures. Non solo. L’istituto bancario decide utilizzare lo stesso sistema usato per alberghi e ristoranti all’interno delle filiali: in questo modo il Travel Appeal Index Score, il punteggio che il software dà alle strutture e ai territori in base alla digital reputation, diventa parametro aggiuntivo di valutazione del merito di credito.

La startup chiude il 2015 con oltre 350 contratti conclusi con realtà che decidono di utilizzare i big data per valutare la reputazione online e con un fatturato di mezzo milione di euro. “Stiamo trattando un grosso affare in territorio internazionale che ci farà triplicare il fatturato. Ma non posso dire nulla per scaramanzia” dice Lalli.

Intanto ha aperto il 2016 con l’accordo con Franceschini e il progetto sui musei nazionali: “Certo, sono pochi soldi, ma è la prima volta che in Italia parte un progetto simile. E chissà che da cosa non nasca cosa”.

 

di Concetta Desando

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