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Sharing economy

Prove di UberPool: paghi meno se condividi l’auto

07 Ago 2014

Il 15 agosto comincia negli Stati Uniti il test di un nuovo servizio della società californiana: permette di dividere le spese con chi fa lo stesso tragitto. “Costerà il 40% in meno di un taxi tradizionale”, dice l’azienda. Provocherà nuove polemiche?

Uber getta un altro sasso nello stagno della mobilità urbana, sasso che potrebbe scatenare l’ennesima burrasca. La società di San Francisco fornitrice di un’app per noleggiare macchine con autisti da smartphone sta per lanciare, sia pure in versione beta, UberPool, che consentirà al cliente di condividere le spese con un altro utente se i due fanno lo stesso tragitto. Tutto questo, per ora, solo negli Stati Uniti. La notizia, apparsa sul blog ufficiale di Uber, sembra destinata a suscitare nuove reazioni dopo le polemiche trascinatesi negli ultimi mesi in Italia e in Europa in particolare contro Uberpop (all’estero UberX), applicazione che consente a privati cittadini di darsi passaggi dopo essersi contattati via smartphone. A maggio i tassisti milanesi sono scesi in piazza per diversi giorni, seguiti a giugno da quelli europei. Uber si è detta aperta alle trattative con i tassisti e Federtaxi ha replicato sostenendo di essere disposta a valutare eventuali proposte, se ritenute vantaggiose per la categoria.

Ma ora la company fondata da Travis Kalanick e Garrett Camp nel 2009 rilancia con UberPool: un ulteriore contributo alla sharing economy, modalità innovativa di utilizzare servizi condividendone in modo razionale le spese con altri utenti.

Nel suo blog Uber spiega che, con questa nuova applicazione, il cliente ha la possibilità di viaggiare con qualcun altro che fa il suo stesso tragitto. Come al solito dovrà fare la ricerca e attendere l’arrivo dell’auto, ma nel frattempo Uber si metterà alla ricerca di un eventuale altro passeggero. Quando lo troverà segnalerà al cliente il nome di battesimo del compagno di viaggio. “Anche se non lo troviamo, applicheremo uno sconto sul percorso” assicurano.

I vantaggi? Secondo Uber in questo modo si paga in media il 40% in meno rispetto a una corsa in un normale taxi. Gli svantaggi? L’azienda non nega che sia “un coraggioso esperimento sociale”: il compagno di viaggio può essere piacevole o fastidioso…

Tuttavia la company si dice pronta a lanciarsi nell’impresa: dal 15 agosto la versione beta sarà pienamente operativa. Questo significherà formazione ad hoc per gli autisti e raccolta di feedback dai primi clienti e guidatori che sperimenteranno il servizio. “I nostri amici di Google saranno con noi nella fase beta” specificano. Google  ha investito 250 milioni di dollari in Uber l’anno scorso.

Per ora, come abbiamo detto, UberPool è sperimentata negli Usa. Ma è probabile che già in Italia e in Europa emergano le proteste contro un’app destinata a generare nuovi cambiamenti economici e sociali. Peraltro Benedetta Arese Lucini, uno dei general manager della startup di San Francisco e volto italiano di Uber, ha spiegato in una recente intervista a EconomyUp: “Il dibattito sulla app Uber deve essere inquadrato in un confronto più ampio sulla sharing economy e la sua portata rivoluzionaria. Su questo tema è intervenuta di recente anche Neelie Kroes, vice presidente della Commissione europea e responsabile per l’Agenda Digitale.

Kroes ha invitato a riflettere sui tanti casi in cui la tecnologia ha permesso di creare nuovi servizi, progettati a misura del consumatore e quindi più flessibili: dalla musica alle prenotazioni degli hotel, dai media tradizionali ai sistemi di pagamento, il nostro è solo l’ultimo di tanti esempi in cui l’innovazione ha scardinato dei meccanismi consolidati e aperto strade completamente nuove. Vogliamo contribuire a creare un mercato della mobilità urbana più competitivo, a vantaggio innanzitutto dei clienti. La concorrenza offre più scelta e Uber è pronta a dialogare in modo trasparente con tutti i soggetti coinvolti nel sistema dei trasporti per capire insieme come affrontare l’innovazione e metterla al servizio di tutti”.

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