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Sharing economy

Un codice per distinguere fra social eating e home restaurant

10 Lug 2015

Gnammo, il portale italiano che permette di organizzare eventi food in casa propria, lancia un regolamento etico partecipato per disciplinare le modalità di comportamento degli utenti sulla propria piattaforma ed evitare che si faccia confusione tra le iniziative saltuarie e le attività con scopi semi-imprenditoriali

Gnammo, il maggiore portale italiano di social eating (90 mila utenti registrati da tutta Italia), lancia un codice etico partecipato per regolamentare l’attività degli utenti sulla propria piattaforma. Tutti, sia iscritti che non, possono contribuire al suo perfezionamento.

Il sito, che permette di organizzare eventi food in casa propria, dal 9 luglio ha un nuovo codice di comportamento per creare un solco tra attività saltuaria – il social eating – e semi imprenditoriale – l’home restaurant -. L’obiettivo è quello di lasciare libera la prima attività e regolamentare la seconda, al fine di eliminare ogni ambiguità.

Negli ultimi mesi il fenomeno di quello che Gnammo definisce social eating, è stato oggetto di attenzioni ed equivoci.

DOPO UBER SCOPPIA IL CASO GNAMMO: HOME RESTAURANT SOTTO LA LENTE DEL MISE

La mancanza di una normativa chiara di riferimento (nonostante la risoluzione del Mise n° 50481 del 10 aprile 2015) e l’esplosione della sharing economy a livello globale hanno contribuito a rendere lo scenario poco chiaro.

Così, Gnammo ha pubblicato appunto un Codice Etico (https://gnammo.com/corporate/codice-etico-di-autoregolamentazione-della-community-open-draft) che stabilisce le modalità di comportamento che gli utenti della piattaforma (gli gnammer) si impegnano a rispettare nell’organizzazione e gestione degli eventi food casalinghi.

La distinzione di fondo su cui basa il regolamento è che il social eating corrisponde a eventi tra amici, saltuari, riservati a chi ha prenotato ed è stato accettato dal cuoco e senza organizzazione imprenditoriale, il cui scopo è esclusivamente quello della socialità. Questi devono restare di libero svolgimento, seguendo i principi costituzionali e mantenendosi nell’ambito della regolarità dal punto di vista fiscale, cosa resa possibile dal funzionamento stesso di Gnammo che prevede pagamenti esclusivamente online e dunque tracciati.

Con home restaurant si definiscono, invece, realtà che organizzano eventi food con regolarità e fanno in modo che il rendiconto economico sia particolarmente importante.

Per quest’ultima categoria Gnammo crede che sia importante seguire le normative, a protezione del modello stesso e dei consumatori, evitando che si creino fraintendimenti che penalizzano l’iniziativa dei singoli cittadini, sia essa imprenditoriale che di puro scopo sociale. 

  • GiBi

    Proprio pochi giorni fa (29 luglio) è stata depositata in Parlamento una nuova proposta di legge che fa il pari con un’altra presentata nel 2009 e nel 2014.

    http://www.homerestaurant.com/docs/proposta-di-legge-home-restaurant.pdf

    L’intento del legislatore è chiaramente quello di agevolare l’apertura di Home Restaurant in tutta Italia e piuttosto di inventarsi autoregolamentazioni improbabili, bisogna far capire ai zelanti controllori sguinzagliati dalla FIPE che sarebbe quantomai necessario attendere che ci sia una legge chiara prima di lanciare l’inutile e ridicola caccia alle streghe basata solo su un parere estorto al ministero.

  • LauraChiarin

    Anche la piattaforma Eatvibe si occupa di social eating! Sta estendendo il concetto di Social Eating anche ai ristoranti https://www.eatvibe.com/

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