Slack, quanti giochi dietro la startup comprata per 27,7miliardi da Salesforce | Economyup

LA STORIA

Slack, quanti giochi dietro la startup comprata per 27,7miliardi da Salesforce



Lanciata nel 2013 da Stewart Butterfield, Slack nasce da un’esigenza personale: far lavorare sviluppatori di giochi in diverse città Usa. Diventa la startup con la crescita più veloce di tutti i tempi. Arriva in Borsa e raccoglie più di 160milioni di dollari. Fino alla vendita…

di Roberto Artigiani

02 Dic 2020


Photo by Stephen Phillips - Hostreviews.co.uk on Unsplash

Slack, società di messaggistica per gli scambi lavorativi, è stata acquisita per 27,7 miliardi di dollari da Salesforce. L’intesa dovrebbe completarsi nel secondo trimestre nel 2022. Fondata nel 2013, Slack dichiarava nel 2019 più di 12 milioni di utenti giornalieri.

Prima dell’acquisizione resa pubblica oggi Slack si era fatta un nome nell’ambiente delle startup per la sua crescita vertiginosa sia in termini di utenti che di valore. L’azienda infatti è riuscita nell’impresa di raggiungere la valutazione di un miliardo di dollari dopo soli otto mesi dal lancio, senza spendere un centesimo in pubblicità tradizionale e senza avere un Chief Marketing Officer.

La storia racconta che nel 2016 Salesforce provò a comprare LinkedIn, senza successo, e il social network per professionisti divenne invece proprietà di Microsoft. Lo stesso anno poi l’azienda di Bill Gates lanciò Teams dopo aver provato ad acquisire proprio Slack, invano. E oggi, Salesforce ha consumato la sua “vendetta” facendo proprio il rivale per eccellenza della piattaforma collaborativa di Microsoft. Ma da dove viene Slack, com’è nata? A cosa deve la sua fama e la sua attuale valutazione?

Slack, una piattaforma nata per uso interno

Slack è stata lanciata nel 2013 da Stewart Butterfield, dopo anni di sviluppo per uso interno. Come molte altre storie di successo infatti anche la piattaforma collaborativa è il risultato di una lunga serie di eventi che l’hanno preceduta e hanno gettato le basi per la sua nascita.

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Nel 2002 Butterfield, laureato da pochi anni in filosofia, fonda un’azienda il cui scopo è la realizzazione di un gioco di ruolo online – per la precisione un MMORPG ossia “Massively Multiplayer Online Role-Playing Game” – chiamato Game Neverending. Il progetto si arena, ma alcune idee vengono riciclate per mettere in piedi Flickr, un sito per la condivisione di foto tanto noto che Yahoo nel 2005 decide di spendere la notevole cifra di 35 milioni di dollari per acquistarlo.

Prima di Slack il foundersi dedica ai giochi

Dopo essere rimasto a bordo per altri tre anni Butterfield decise di lasciare per tentare un’altra volta di realizzare un gioco di successo. Basandosi su uno schema simile si mise in società con alcuni colleghi provenienti dall’avventura di Flickr, fondò l’azienda Tiny Speck e iniziò a lavorare al nuovo titolo: Glitch. Il gioco sarebbe stato diverso da tutti gli altri, per esempio non erano previsti meccanismi di combattimento e tutti i personaggi sarebbero stati altamente personalizzabili.

Tra il 2010 e il 2011 Tiny Speck riuscì a raccogliere quasi 16 milioni di dollari da diversi finanziatori prospettando un gioco di grande successo, caratterizzato da una grafica molto accattivante – definita come un incrocio tra Monty Python e Dr. Seuss in acido – ma soprattutto grazie al carisma e ai precedenti successi di Butterfield. La storia della startup inizia così in una maniera decisamente atipica e inattesa.

All’origine ci sono le chat IRC

Una delle prime difficoltà che il team di sviluppo del gioco dovette affrontare, infatti, era far lavorare insieme i suoi componenti che erano sparsi tra New York, San Francisco e Vancouver. Basandosi sulle sue esperienze precedenti il gruppo iniziò ad appoggiarsi su una chat IRC – una tecnologia molto popolare tra gli anni ‘80 e ‘90 nata per scambiarsi messaggi – ma ben presto si rese conto che questa aveva dei limiti troppo stringenti. Per esempio se una persona non era online non poteva ricevere i messaggi e aveva un’interfaccia vecchia e difficile da apprendere anche per smanettoni esperti.

Così è nato Slack, o meglio, il suo embrione. Col passare del tempo gli sviluppatori hanno iniziato ad aggiungere funzionalità in base alle necessità del momento: se gli serviva mostrare uno specifico design a un collega, aggiungevano la possibilità di condividere immagini, se qualcuno aveva difficoltà a ripescare un vecchio messaggio, veniva implementata una funzione di ricerca e così via. Per diversi anni Slack è cresciuto un pezzetto alla volta, senza che ci fosse una vera consapevolezza attorno alla sua identità.

I giochi non funzionano, cresce Slack

Nel 2012 però Glitch non era ancora riuscita ad attrarre abbastanza interesse da parte dei giocatori, soprattutto per via dei suoi tratti poco convenzionali. Il colpo di grazia al progetto, realizzato interamente in Flash, arrivò quando la tecnologia venne dichiarata rischiosa e abbandonata in massa dai Big del settore tecnologico. All’epoca Tiny Speck aveva 45 dipendenti e Butterfield stava cercando di trovare un nuovo impiego a tutti quando realizzò che l’azienda aveva già qualcosa su cui puntare. Non ci sono molti dettagli, ma nel giro di sei mesi Slack passò da strumento a solo uso interno a una piattaforma potenzialmente al servizio di tutti.

A maggio del 2013 Slack fu lanciato in anteprima, un modello adottato anche da Spotify. Anche se all’inizio l’accesso era possibile solo su invito, il primo giorno arrivarono 8.000 richieste di iscrizione. Una settimana dopo le richieste erano 15.000. Già nel 2014, dopo essersi totalmente aperta al pubblico a febbraio, l’azienda cambiò nome in Slack Technologies raccogliendo più di 160 milioni di dollari (cifra ripetuta poi l’anno successivo) e quando ad aprile entrò in borsa (senza IPO) la sua quotazione era salita a 21 miliardi di dollari.

La startup SaaS con la crescita più veloce di sempre

Slack è la startup SaaS – ossia che realizza software come servizio – che ha avuto la crescita più rapida di sempre, diventando lo strumento per eccellenza in molti ambienti di lavoro. Nato come tool interno è riuscito ad essere adottato dal 77% delle aziende di Fortune 100 soprattutto perché è riuscito a rendere il lavoro qualcosa di divertente. Non a caso il suo motto è “Be less busy”.

Oggi, in un momento storico in cui i rapporti produttivi a distanza sono diventati la norma per moltissime persone, i motivi di successo di una piattaforma collaborativa possono sembrare ovvi, ma il vero successo di Slack sta nel modo in cui è nato. L’essere stato sviluppato per anni sul campo da persone che l’hanno testato a lungo essendo loro stessi i primi clienti, gli ha dato un vantaggio competitivo difficile da colmare e sempre più evidente dai numeri: più di 12 milioni di utenti registrati nel 2019.

Per chiudere una curiosità: forse non sono molti gli utenti della piattaforma che sanno che il suo nome è in realtà un acronimo, “Searchable Log of All Communication and Knowledge”.

VIDEO – Come funziona Slack

Roberto Artigiani

Appassionato di tecnologia in tutte le sue applicazioni, implicazioni e complicazioni, ma quando non scrivo torno analogico: leggo classici, ascolto musica dei tempi andati e guardo cinema d'antan