Simon Beckerman (Depop): «Così ho convinto gli investitori di Yoox e Spotify» | Economyup
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La storia

Simon Beckerman (Depop): «Così ho convinto gli investitori di Yoox e Spotify»

26 Set 2016

Il founder del social eMarket, che ha appena ottenuto un finanziamento da 7,4 milioni dagli stessi fondi delle due società europee, racconta come è nata la piattaforma che permette di comprare e vendere di tutto dallo smartphone. «Non ho creato niente di nuovo, ma ho fatto apparire vecchio e superato quello che esisteva già»

Simon Beckerman, founder di Depop
“Voglio lanciare il nuovo eBay, un nuovo modo di vendere e comprare. Ma sia chiaro: io non sono il classico startupper, che a 20 anni lancia un’app col sogno di diventare il nuovo Mark Zuckerberg. La mia idea è arrivata a 37 anni, dopo diverse esperienze professionali, e ora è diventata un’impresa”. Simon Beckerman, founder di Depop, sa quello che vuole e sa come ottenerlo. L’imprenditore milanese che ha creato la piattaforma di e-commerce che consente a chiunque di aprirsi un negozio personale direttamente da smartphone comprando e vendendo oggetti esclusivi, ha chiuso un aumento di capitale da 7,4 milioni di euro sottoscritto dai fondi Balderton Capital (lo stesso fondo che ha investito in Yoox), Holtzbrinck (il primo investitore di Zalando) e Creandum (i primi investitori di Spotify), assieme a Red Circle Investments (società finanziaria della famiglia Rosso) e Lumar (società di Luca Marzotto).

Sicuramente uno degli investimenti più corposi del 2016, che arriva dopo il milione di dollari che nel 2013 Rosso e Marzotto avevano investito sull’app, ritenendola utile e cool. E pensare che questo ragazzo che oggi ha 42 anni voleva fare il designer e a tutto pensava tranne che all’ecommerce e alle startup. Anche se quel “pallino” per l’imprenditoria lo ha sempre accompagnato.

Beckerman nasce a Milano da madre italiana e padre inglese. La passione per il disegno lo porta a frequentare il liceo artistico prima e disegno industriale al Politecnico poi. Dopo gli studi, insieme al fratello Daniel, due anni più giovane e stessa passione per il design, lavora prima in un’agenzia web che crea siti e loghi per le aziende, e poi fonda un free pocket magazine, Pig (People in Groove): sette numeri, poi in edicola. Ed è subito un successo. Pig diventa una delle riviste italiane indipendenti più influenti per la scoperta di giovani talenti emergenti nel campo della moda e della musica mondiale. Nei primi primi anni 2000, i due fratelli si dedicano a un progetto per occhiali e lanciano il brand Super, subito indossato dai personaggi più famosi del cinema e dello spettacolo.
 

È nel 2011 che i fratelli Beckerman decidono di separarsi e di seguire strade diverse: mentre Daniel continua a gestire Super, Simon punta a una nuova avventura imprenditoriale.

Il team di Depop
Nell’aprile del 2011 volevo creare un’app – racconta -. Per due motivi: un po’ perché mi allettava l’idea di fare un’app, e poi perché cercavo un modo per fare ecommerce con gli oggetti di cui si parlava nella rivista Pig. Nel disegnare l’app ho seguito alcuni criteri: doveva essere social per capire che cosa piace alla gente e sapere ciò che la gente vuole comprare e vendere, e poi doveva essere mobile, in modo da essere sempre a portata di mano”. Nasce così l’idea di Depop, che all’inizio Beckerman chiama Garage: “quando ho finito di disegnare l’app mi sono accorto che, piuttosto che mettere in vendita gli oggetti della rivista, sarebbe stato meglio dare a tutti la possibilità di mettere in vendita, tramite una foto, gli oggetti che avevano in garage o in casa. Insomma, ho creato una sorta di mercatino tascabile in cui vendere e comprare oggetti fotografati. Un luogo virtuale in cui gli acquirenti trattano chattando, comprano e vendono”.  

A dare una mano a Simon ci pensa la fortuna. “Un giorno mia madre stava leggendo GQ. C’era un articolo dedicato a Renzo Rosso che aveva appena investito in H-Farm, incubatore per startup digitale. Io e mio fratello conosciamo bene i suoi figli, Stefano e Andrea, inserzionisti del magazine PIG. Li ho chiamati e con loro sono entrato per la prima volta in H-Farm”.

Ed è proprio nell’incubatore di Roncade che prende vita Depop, un social eMarket, cioè un social network facile e divertente per comprare e vendere direttamente dal proprio telefono. “Siamo stati un anno un H-Farm e abbiamo ricevuto i primi investimenti per creare il prototipo. Poi ci siamo messi alla ricerca della città in cui crescere: cercavamo una città hitech, alla moda, con via vai di giovani – racconta Simon -. Le candidate erano Milano, San Francisco, New York, Berlino e Londra. Abbiamo subito escluso l’America per una questione di tempi, volevamo metterci subito sul mercato. Poi abbiamo escluso l’Italia: il nostro purtroppo è ancora un Paese dove se vuoi crescere a livello internazionale fai più fatica. Non dico che non sia possibile, Yoox è un esempio che fa scuola, ma noi volevamo crescere velocemente e in Italia il know how per fare mobile non era molto sviluppato nel 2012. Quindi l’unica cosa da fare era andare all’estero.  Alla fine abbiamo scelto Londra perché ci sembrava la città che stava crescendo di più a livello di startup e per il fattore lingua: lanciare un’app con team e contenuto in inglese per noi sarebbe stato meglio” continua. “Inoltre a Londra è facile trovare sviluppatori esperti in tutti i campi del mobile, e ci sono più possibilità di ricevere finanziamenti. Così nel 2012 siamo andati nella City e abbiamo fondato la startup. La sede centrale è ancora lì dove lavorano 55 persone”.

Nel 2013 abbiamo cambiato il nome di Garage in Depop. Garage è un nome generico, c’erano già altre app  e altri software che avevo nomi simili. Depop viene da Depot, abbiamo solo sostituito la t con la p. Il termine francese depot significa piccolo spazio, contenitore. Sostituendo una lettera abbiamo trovato il nome giusto per la startup che doveva essere appunto pop e alla portata di tutti”.

Poi è arrivato il milione di dollari dalla famiglia Rosso e da Luca Marzotto, abbiamo aperto una sede a Milano dove ci sono due ragazze che si occupano della community e una sede a New York, dove lavorano 7 persone. Il nuovo investimento da 7 milioni ci servirà proprio per lanciare l’app sul mercato americano, dove ci sono bisogni diversi riguardo alle spedizioni: stiamo parlando di un grande Paese dove, per essere competitivi, dobbiamo studiare un sistema integrato per capire dove spedire e quanto costa la spedizione. Con questo finanziamento investiremo in operazioni di marketing e assumeremo un team di supporto per il mercato Usa” continua l’imprenditore. Che ha ben chiari i motivi per cui Depop ha attirato l’attenzione di tanti investitori: “Depop non ha inventato nulla di nuovo ma ha fatto sembrare tutto ciò che c’era prima, come ad esempio eBay o Subito.it, vecchio e superato. È questo il segreto di una startup vincente. Così sono cresciuti l’iphone e così si sta affermando Tesla nel settore delle automobili”.

L’INTERVISTA Stefano Rosso, perché sono entrato in Depop

Oggi la startup ha 4,7 milioni di utenti con una crescita di oltre 230.000 al mese, una media di 1,6 milioni di oggetti nuovi caricati al mese nella piattaforma, 500.000 oggetti venduti al mese per un controvalore di oltre 5 milioni di euro e una valutazione della società di 38,6 milioni di euro (raddoppiata rispetto all’ultimo round di finanziamento). Tra gli utenti ci sono molti hypster, ragazze appassionate di moda, ma anche appassionati di vintage, memorabilia e arredamento. E non mancano i personaggi famosi, tra cui la star del burlesque Dita Von Teese e la blogger di moda Chiara Ferragni.
 

di Concetta Desando

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