MADE IN ITALY

Avanchair pronta al crowdfunding: storia della sedia a ruote simbolo di innovazione italiana

La startup fondata da Andrea Depalo si prepara alla raccolta fondi su Eppela. Obiettivo: 130 mila euro. Serviranno a passare dal dimostratore tecnologico al prototipo definitivo della carrozzina che aiuta i disabili a trasferirsi a un’altra superficie. Qui i dettagli sul percorso di Avanchair

Pubblicato il 26 Apr 2021

La sedia Avanchair

La sedia a ruote innovativa di Avanchair è a un punto di svolta: all’inizio di maggio prenderà il via una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Eppela. L’occasione per dare un’ulteriore spinta, forse quella decisiva, a un progetto Made in Italy unico al mondo: uno strumento altamente tecnologico che permette il trasferimento del disabile ad altre superfici (una sedia, un divano, il sedile dell’auto) in modo totalmente autonomo.

È un traguardo importante per il suo ideatore, Andrea Depalo, un 38enne con disabilità di Saronno, impiegato nel settore del credito, che in pochi anni ha messo in piedi la sua società con amici ingegneri ed esperti di robotica. E ora è pronto a fare il grande passo: passare dal dimostratore tecnologico al prototipo per il mercato. Come? Chiedendo appunto alla “folla” di investitori di contribuire al progetto. Il target fissato di raccolta è 130mila euro. Al fianco della squadra di Avanchair c’è da tempo Enel, che ha colto l’innovatività del progetto e l’ha supportato. Oggi si impegna a versare 10mila euro ogni 5mila raccolti con il crowdfunding.

Se, come tutti credono, l’operazione andrà in porto, sarà una conquista importante non solo per la startup, ma per l’intero mondo della disabilità. “Finora il disabile era prigioniero in una gabbia dorata – spiega Andrea Depalo – perché tutte le carrozzine venivano pensate per farlo rimanere seduto, nessuna per farlo scendere. Invece, è stato calcolato, si scende dalle 15 alle 30 volte al giorno per i più svariati motivi, dall’adagiarsi sul divano all’utilizzo dei servizi igienici. Il 43,7% di chi si ritrova in questa situazione ha bisogno di aiuto, l’11,7% ha difficoltà o un’autonomia solo parziale. Noi lottiamo per dare più autonomia a queste persone”.

Una sfida partita oltre sei anni fa, quando Depalo comincia a prendere in considerazione il problema e a pensare come risolverlo, buttando giù qualche schizzo e lavorando ad alcuni brevetti. In quel momento arriva il primo incontro importante: conosce Emilio Rigolio, un imprenditore e artigiano lombardo con esperienza pluriennale nel campo della robotica e dell’automazione, e gli propone l’idea, sottolineando che non ha fondi per realizzarla. “Portiamola avanti lo stesso, ai soldi penseremo poi” dice Emilio. “E se non andrà in porto?”. “Vorrà dire che la userai tu” è la spiazzante risposta dell’imprenditore, che da quel momento mette a disposizione la sua struttura aziendale per passare dallo studio allo sviluppo del prototipo.

È il primo “uomo del destino” nella storia di Avanchair. Il secondo sarà Ernesto Ciorra, Chief Innovability Officer di Enel. Depalo gli scrive dopo che è stato creato il dimostratore tecnologico della carrozzina e sono state depositate le domande di brevetto, approvate a pieni voti dall’Unione europea. A Ciorra lo startupper chiede se è possibile usare le colonnine di Enel per la ricarica delle auto elettriche anche per ricaricare la carrozzina Avanchair. Il top manager si rende conto dell’innovatività dell’idea. I due si incontrano a Milano, dove la startup ha scelto di aprire la sede legale nel 2019. Nel capoluogo lombardo Depalo ha anche l’opportunità di presentare il progetto al consigliere regionale Andrea Monti e al vicepresidente di Regione Lombardia Fabrizio Sala. Entrambi si mostrano attenti ai suoi contenuti innovativi. Ma è Enel ad agguantare al volo Avanchair per portarla con sé al CES 2020, la grande fiera della tecnologia che si svolge ogni anno a Las Vegas.

Enel X, la linea di business globale del gruppo Enel dedicata ai prodotti innovativi e alle soluzioni digitali, lancia al grande evento americano JuiceAbility: un dispositivo per la ricarica di sedie a ruote elettriche attraverso l’uso di infrastrutture di ricarica delle e-car. Grazie a un cavo intelligente e una app, JuiceAbility consente di riconoscere le batterie delle sedie a ruote elettriche e di connetterle al sistema di stazioni di ricarica dei veicoli elettrici. Ovviamente l’obiettivo è fare in modo che le persone con disabilità non abbiano più problemi di ricarica della batteria per i loro ausili di movimento. Il ruolo di Avanchair è rilevante: Andrea Depalo si occupa di fornire i feedback di usability del prodotto, in pratica dà consigli in prima persona.

Nel frattempo arriva il terzo uomo del destino, nella persona del colonnello Francesco Rizzo, a capo del Centro Veterani per la Difesa. A lui il team di Avanchair illustra il prototipo. Il riscontro è positivo: la carrozzina potrebbe aiutare nella riabilitazione dei membri delle forze dell’ordine disabili per cause di servizio. Il Centro affiancherà Avanchair nello sviluppo della parte medicale, dando cioè il suo contributo per quanto riguarda le competenze di tipo medico necessarie alla realizzazione del prodotto. Un ulteriore partner è all’orizzonte: SPII lavorerà sulla definizione dell’interfaccia uomo-macchina.

“La parte di innovazione più significativa, il trasferimento dalla sedia ad altre superfici attraverso movimenti verticali e orizzontali della seduta e supporto del tronco durante il trasferimento, è già perfettamente funzionante. Ora serve un lavoro di ottimizzazione” afferma Andrea Depalo, che prevede lo sviluppo di una serie di servizi legati alla carrozzina. “Vogliamo che gli utenti colgano il nostro desiderio di porre l’accento sull’abilità, non sulla disabilità, con l’obiettivo finale di far crescere l’economia e il Paese”. Per questo Depalo ha coniato il concetto disability: un termine nuovo per una nuova visione delle persone che hanno bisogno di supporto nel corso della loro esistenza.

Il potenziale mercato di Avanchair ha numeri interessanti: 5,5 milioni di persone in sedia a rotelle negli Usa, 5 milioni in Europa (di cui 2,7 milioni nei primi 4 paesi UE, tra i quali l’Italia), 1 milione in Russia. Non sono solo anziani, ma anche individui in età lavorativa che vogliono continuare a muoversi e a lavorare in indipendenza. La startup si rivolge “con affetto” anche agli 800/1000 italiani del già citato Centro Veterani per la Difesa (in Usa i loro omologhi sono circa 400mila).

“A livello mondiale non esiste una sedia a rotelle in grado di fare il lavoro di Avanchair” ribadisce il founder della startup. Che ora si lancia nella raccolta fondi. L’occasione per contribuire a un progetto altamente innovativo e dal profondo valore sociale. Il quarto “uomo” del Destino potrebbe essere proprio il crowdfunding.

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Luciana Maci
Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. In passato ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna).

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