L’Oreal, parla la Chief Digital Officer: “Così facciamo beauty-tech con le startup”

Lubomira Rochet, alla guida dell’innovazione digitale del grande gruppo francese di cosmesi, spiega i rapporti con le startup, cita alcuni prodotti innovativi (specchi a realtà aumentata, sensori per controllare il ph della pelle) e fornisce i numeri dell’e-commerce: “Per noi è il terzo ‘mercato’ dopo Usa e Cina”

Pubblicato il 11 Feb 2019

L’Oreal, parla la Chief Digital Officer: “Così facciamo beauty-tech con le startup”
Lubomira Rochet
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Sensori per verificare il ph della pelle, specchi magici per provare i trucchi e  applicazioni per vedere come si sta con un colore diverso di capelli: sono solo alcuni degli esempi di tecnologia applicata al beauty da L’Oreal. A dirlo in un’intervista a “Repubblica Affari e Finanza” è Lubomira Rochet, Chief Digital Officer del grande gruppo industriale francese specializzato in prodotti di cosmetica e di bellezza. “Le tecnologie digitali – spiega la CDO – sono una delle leve più importanti della nostra strategia, che punta a raggiungere un miliardo di nuovi consumatori”. Un ruolo, quello di Chief Digital Officer, che fino a pochi anni fa era difficile da immaginare in un’azienda di questo tipo, e che invece ha acquisito rilievo con l’avanzare del beauty-tech.

Chi è Lubomira Rochet

Non a caso Lubomira Rochet è una tech woman che ha lavorato in grandi aziende tecnologiche. Di origine franco-bulgara, si è laureata in economia all’Ecole Normale Supérieure e ha iniziato la carriera nel 2003 in Capgemini, per poi entrare in Microsoft nel 2008. È CDO de L’Oréal da marzo 2014.

Il rapporto con le startup

Rochet spiega che “sono già tanti i prodotti hi-tech sviluppati dalla startup” con cui L’Oreal collabora. Queste giovani società innovative si trovano a San Francisco, Londra e Parigi.

Nella capitale britannica il gruppo lavora con Founders Factory, incubatore e acceleratore di startup digitali multisettoriale fondato da Brent Hoberman e Henry Lane Fox, già sviluppatori di Lastminute.com, a giugno 2015. Ha il quartier generale a Londra, nel cuore della comunità hi-tech internazionale, e beneficia di forti legami con il Founders Forum, network privato dei maggiori imprenditori nel digitale e nella tecnologia di tutto il mondo. Insieme con le multinazionali partner, Founders Factory investe capitali e risorse in centinaia di startup.

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A Parigi, dal 2017, L’Oreal è tra i gruppi più importanti ospitati in Station F, pubblicizzato come l’acceleratore più grande del mondo, fondato dall’imprenditore e magnate delle telecomunicazioni Xavier Niel per rendere Parigi la città protagonista dell’ecosistema delle startup.

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I prodotti hi-tech di L’Oreal

Lubomira Rochet cita alcuni esempi di prodotti innovativi testati, sviluppati e commercializzati da L’Oreal, che vedono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, dell’Internet of Things, dei sensori. Eccoli:

ModiFace. Si tratta di una tech-company acquisita dal gruppo francese meno di un anno fa che ha creato un’applicazione di realtà aumentata: una sorta di specchio, o selfie, dove è possibile vedere la propria immagine e provare sul viso i vari makeup.

Style MyHair. È un’applicazione con la quale una persona può vedere come starebbe con i capelli di un colore diverso. In Cina l’Oreal ha lanciato i primi pop-up store per effettuare le prove in negozio.

My Skin Track PH. Questa applicazione è stata presentata al CES (Consumer Electronics Show) di Las Vegas ed è stata premiata con l’Innovation award. Si tratta di un sensore collegato ad un’app che consente di misurare il ph della pelle e quindi di creare protocolli personalizzati per la sua cura.

L’Oreal e l’e-commerce

Lubomira Rochet sottolinea l’importanza della strategia social per il suo gruppo: “Nel complesso abbiamo 3mila piattaforme digitali e 350 milioni di follower”. L’azienda conta molto anche sugli influencer. Uno degli obiettivi è dirottare l’utente sui siti di e-commerce del gruppo. Un ambito che sta crescendo e sul quale L’Oreal scommette molto. “Se fosse un mercato a se stante – dice Rochet – l’e-commerce, cresciuto del 30% l’anno scorso fino a circa il 10% del fatturato totale, sarebbe per noi il terzo Paese dopo Usa e Cina”.

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