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Come integrare ecommerce e negozi fisici: il caso MyOverRose, la startup che vende fiori on line (e non solo)

Avviato nel 2016 da un giovane bresciano, è il primo progetto italiano di digitalizzazione del commercio floreale. Per far decollare il business ha puntato tutto sui social network, dai quali deriva il 90% del fatturato. Ma apre anche store, a Brescia e a Verona: si acquista da tablet e si ritira in loco

Pubblicato il 10 Mag 2018

Come integrare ecommerce e negozi fisici: il caso MyOverRose, la startup che vende fiori on line (e non solo)
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La progressiva affermazione dell’e-commerce a livello mondiale ha portato la Digital Disruption nel retail e ha inevitabilmente finito per mettere in crisi catene di vendita e negozi fisici tradizionali. Sono numerosi gli esempi in Italia e nel mondo di retailer costretti a chiudere o a rivedere sensibilmente struttura e missione a causa dell’agguerrita concorrenza del commercio elettronico. D’altra parte i nativi dell’e-commerce, ovvero le società nate dal digitale, hanno cominciato a fare incetta di realtà fisiche per potenziare e integrare in modo migliore la propria offerta. Per esempio di recente Amazon ha preso in considerazione la possibilità di acquisire alcuni dei punti vendita di Toys ‘R’ Us, il gigante dei giocattoli finito in bancarotta, con l’obiettivo di aumentare la propria presenza fisica negli Stati Uniti.

Sta insomma diventando sempre più rilevante – e cruciale per la sopravvivenza del business – l’integrazione tra offline e online nel mondo del retail.

Ne è un esempio una giovane startup lombarda nata per vendere fiori online. Si chiama MyOverRose ed è partita da una piattaforma digitale per poi integrare l’e-commerce con i negozi fisici. MyOverRose è anche un caso interessante di come si possano utilizzare con profitto i social network per far decollare e incrementare il proprio business.

CHE COSA FA MYOVERROSE 

È il primo progetto italiano di digitalizzazione del commercio floreale. Attraverso l’e-commerce il cliente può ordinare bouquet di rose: possono essere composizioni con fiori “stabilizzati”, in grado di conservare la loro bellezza intatta per anni, oppure con fiori freschi. 

Fondata a settembre 2016 dal 26enne Emanuele Bellandi, il sito è stato lanciato il 29 dicembre dello stesso anno.  Meno di un anno dopo, a ottobre 2017, è stata costituita la società. L’apertura del primo store a Brescia è avvenuta due mesi dopo, a dicembre 2017. Il secondo store è stato invece aperto a Verona lo scorso marzo.

Residente a Montichiari (Brescia), ex campione di rugby locale, Bellandi era disoccupato quando ha avuto l’idea imprenditoriale. Racconta che stava cercando qualcosa per stupire la fidanzata (“non il solito mazzo di rose”) e si è imbattuto in alcuni siti esteri che proponevano eleganti box all’interno dei quali erano racchiusi i fiori. “Mi sono subito innamorato di quell’idea – ha raccontato ai media locali – ho fatto una ricerca e ho scoperto che in Italia non c’era nessuno che li vendesse. Da tempo volevo realizzare qualcosa che fosse solo mio, ma non avevo mai trovato l’idea giusta”. “MyOverRose – ha spiegato l’imprenditore al Convegno Retail Innovations 13 di KikiLab lo scorso marzo – è nata dalla mia idea di creare una realtà totalmente Made in Italy che si basasse sull’artigianato italiano, che fosse innovativa e che avesse una forte componente digitale”.

IL RUOLO-CHIAVE DEI SOCIAL NETWORK

Il budget iniziale era di soli 15.000 euro: sono stati sufficienti. Il giovane imprenditore ha deciso di dedicare la maggior parte della quota a packaging, materiale e avviamento dell’impresa, ma un buon 23% è stato impiegato per lo sviluppo e la realizzazione del sito.

I social network sono al momento la chiave del successo di MyOverRose. Attraverso le attività promozionali su Facebook e Instagram, la startup si è fatta conoscere e ha acquisito clienti. Attualmente il 90% del fatturato della società deriva dai social.

ACQUISTI ONLINE (MA DENTRO AL NEGOZIO)

Dopo la partenza “nativa digitale”, MyOverRose ha deciso di estendersi al commercio fisico, aprendo due store. L’e-commerce e gli store sono connessi tra loro. Un esempio è il “Pick Up in Store”: il cliente entra nel negozio, interagisce con un tablet touch-screen per individuare il prodotto desiderato e lo può acquistare direttamente online, per poi fissare il ritiro in negozio. Un testimonianza di come, nel retail, online e offline stiano scoprendo di avere uno bisogno dell’altro.

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Luciana Maci

Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione digitale e di come cambia il mondo con le nuove tecnologie. Dopo un master in giornalismo alla Luiss di Roma, ho collaborato con importanti testate italiane e lavorato in contesti internazionali e no profit. Dopo un periodo in CorCom, da oltre dieci anni sono in EconomyUp (Gruppo Nextwork360), di cui sono coordinatrice editoriale. Mi occupo di innovazione aziendale, open innovation, startup, innovazione nell'automotive, nella mobilità, nel banking, nel retail, nell’immobiliare, nell'insurance. Contributor di libri e saggi, autrice, moderatrice, speaker, ghost writer.
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