Hyperloop: storia di Gabriele Bibop Gresta, l'ex DJ che vuole sviluppare il treno supersonico in Italia - Economyup

IL PERSONAGGIO

Hyperloop: storia di Gabriele Bibop Gresta, l’ex DJ che vuole sviluppare il treno supersonico in Italia



Già fondatore di Bibop, startup poi acquisita da Telecom, e co-fondatore di Digital Magics, da anni Gabriele Gresta lavora alla sua società Hyperloop, puntando a sviluppare il treno supersonico scaturito da un’idea di Elon Musk. Ecco cosa fa, come lavora, i suoi progetti. Partendo da una carriera di animatore in provincia

di Luciana Maci

29 Mar 2022


Gabriele Bibop Gresta

“Io non sono esperto di niente. Io sono il più stupido di tutto il team”: è con un imprevisto bagno di umiltà che Gabriele Gresta, detto Bibop, conclude un’intervista a EconomyUp iniziata con qualche punta di grandeur, riferendo di telefonate a tu per tu con Elon Musk e rivendicando l’unicità del brevetto di Hyperloop, l’avveniristico treno supersonico che promette di coprire distanze di centinaia di chilometri in pochi minuti. Un progetto rilanciato dal governatore del Veneto Luca Zaia che vorrebbe farlo viaggiare fra Padova e Mestre.  Ma partiamo dall’inizio (dell’intervista).

QUI TUTTO SUL TRENO SUPERSONICO IDEATO DA MUSK

Gresta è a tutti gli effetti uno dei protagonisti di un progetto mondiale scaturito dalla mente del CEO di Tesla e Space X, che tuttavia l’imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense non ha mai perseguito personalmente, lasciando l’attività in open source, una sorta di franchising a beneficio di chiunque intendesse svilupparla. Presto, nel mondo, sono sorte società e gruppi di persone che stanno tuttora lavorando per realizzare l’idea. Tra questi c’è Gabriele Gresta, che ci crede da diversi anni e ha costituito un team internazionale usando la leva del crowdsourcing: esperti da tutto il mondo impegnati a realizzare il progetto condividendo ricerche, studi, iniziative.

Ma chi è esattamente “Bibop”? E come è arrivato a questo punto?

Gabriele Gresta: da DJ in provincia a imprenditore a Milano

La passione per la tecnologia sboccia quando Gabriele, che è nato a Terni nel 1971, frequenta l’Istituto Tecnico Commerciale M. Buonarroti (all’epoca “Ragioneria”) ad Arezzo, quieta cittadina di provincia in un incantevole angolo di Toscana. Il padre, che ha un negozio di tende, ci vede lungo e lo manda a frequentare un “corso sui database” per i primi computer. Evidentemente all’epoca è una competenza rara, perché una scuola di lingue di Cortona (a una trentina di chilometri da Arezzo), l’Alpha Center International, lo arruola tra le sue fila che è poco più che bambino.

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Nel curriculum su Linkedin è scritto che “Bibop ha iniziato a scrivere codici per la società a 13 anni, è stato assunto a 14” e “a 16 si occupava della supervisione del dipartimento di sviluppo software” del suddetto istituto. “Mi venivano a prendere con l’autista quando uscivo da scuola per portarmi a Cortona” assicura lui a EconomyUp. Purtroppo l’esperienza si interrompe bruscamente quando la Guardia di Finanza irrompe nell’edificio e vi scova un dischetto con scritto “Nero”, che effettivamente contiene dati della fatturazione “nascosta” dell’azienda (così riferisce Gresta ricordando con spensieratezza e ironia il periodo adolescenziale). Naturalmente lui non c’entra assolutamente niente. Naturalmente l’azienda chiude.

Purtroppo non è l’unico fulmine a ciel sereno di quel periodo: mentre si cimenta come DJ al “Principe”, storica discoteca aretina, il 25 gennaio 1991 scampa a un’esplosione che devasta il locale e purtroppo causa anche una vittima. Ma Gresta non molla e prosegue nella sua attività di intrattenitore al Crocodile, un acquapark, dove viene notato da DJ Albertino. “Lui e il suo staff mi produssero il primo disco. Da allora ne ho incisi 21 nell’arco di 6 anni” afferma.

Intanto si iscrive all’Università, prima a Siena, poi a Milano, ma, ammette lui stesso, non si è mai laureato.

Procede invece l’attività nel mondo dello spettacolo: nel capoluogo lombardo, dal 1995 in poi, lavora per Mtv Italia, TeleMontecarlo e Radio Deejay ricoprendo vari ruoli, dall’assistente al produttore all’autore, fino al presentatore. “A Milano mi chiamarono per un programma su Radio DJ con Andrea Pezzi” rievoca. Nel 1999 lo troviamo co-protagonista con Pezzi della serie tv ‘Sushi’.

Ma Gresta, oltre al talento artistico, ne ha anche uno imprenditoriale: nel 1995 fonda Bibop, società che, in seguito, lui stesso vorrà mantenere per sempre impressa tra il suo nome e il suo cognome. Non a caso, perché è grazie a Bibop che avviene la svolta. È il 1998, siamo agli albori di Internet in Italia, le grandi aziende cominciano a guardarsi intorno a caccia di realtà innovative (le “startup” vivranno il loro hype anni dopo) e alcune si buttano sulle acquisizioni. Telecom, una di queste, mette gli occhi sulla startup di Gresta, un “incubatore di new media e prima agenzia cross-media italiana, con investimenti principalmente in intrattenimento”. Tre anni dopo la sua nascita Telecom ne acquisisce il 40%per 11 miliardi di lire.

Il figlio del commerciante ce l’ha fatta, stavolta davvero. Ma non si ferma. E decide di lanciarsi in una nuova avventura imprenditoriale. L’uomo del destino si chiama Enrico Gasperini. Classe 1962, laureato in Scienze dell’Informazione all’Università degli Studi di Milano con una specializzazione in Computer Sciences, nel 1988 fonda Inferentia. È una società che, a partire dall’offerta di servizi di sistemi informatici intelligenti, nel 1993 diventa la prima new media agency in Italia specializzata nell’offerta di servizi di marketing e comunicazione per l’online advertising. Nell’agosto 2000 la società si quota in Borsa al Nuovo Mercato, dapprima col nome di Inferentia DNM, per poi diventare Fullsix.

In quel periodo Gasperini e Gresta si incontrano. Come? “Aveva letto sui giornali della mia exit e aveva da poco fatto la exit anche lui – sostiene Bipop – eravamo tutti e due molto ‘liquidi’, così mi fa: fondiamo un incubatore. E io: un ‘incu-cosa?”. Il mondo delle startup innovative era ancora un pianeta praticamente sconosciuto in Italia. Ma i due hanno il coraggio (e l’intuito) per esplorare quel pianeta. Nel 2004 Gasperini e Gresta fondano, insieme ad Alberto Fioravanti, Digital Magics, che è appunto un incubatore di startup innovative ad alto valore tecnologico. Sei mesi dopo si unisce al  gruppo Gabriele Ronchini. La società va avanti, con le iniziali difficoltà tipiche di tutte le imprese nascenti, per poi conquistarsi gradualmente un proprio spazio e decidere, a luglio 2013, di quotarsi su AIM Italia, il mercato borsistico dedicato alle piccole e medie imprese italiane. Gresta sostiene di aver spinto per la quotazione, mentre Gasperini “era scettico”. Purtroppo il suo socio scomparirà precocemente e improvvisamente due anni dopo.

A luglio 2016 Gresta esce da Digital Magics. Ma Digital Magics in qualche modo è ancora “dentro Gresta”, o meglio dentro l’Hyperloop di Gresta: detiene infatti – così riferisce lui – il 5% di JumpStartFund, il portale di crowdsourcing e crowdfunding che si occupa di reclutare esperti da tutto il mondo per HyperloopTT.

Come nasce l’Hyperloop “a marchio Bipop”?

“Incontro il mio co-founder nel 2013” dice Gresta. Si chiama Dirk Ahlborn, è un imprenditore e investitore nato a Berlino, che vive negli Usa. Quell’anno diventa co-founder e CEO di Jumpstarter, società che sviluppa la piattaforma di crowdsourcing JumpStartFund, situata a El Segundo, California. Piattaforma pensata per “portare” esperti internazionali ad Hyperloop.

“Fondiamo HyperloopTT (già Hyperloop Transportation Technologies), chiamiamo Elon Musk e gli diciamo che vogliamo fare il treno Hyperloop. Vuoi investire? Gli chiediamo. No, sono troppo impegnato, ci risponde. Ok. Intanto mi accorgo che ancora nessuno, nel 2015, aveva depositato il marchio Hyperloop. Così lo facciamo noi, a settembre di quell’anno, in 56 Paesi diversi”.

A quel punto però Musk si arrabbia. O almeno questo è quello che assicura Bipop. “Mi ha richiamato chiedendomi perché avevo depositato il marchio”. Ma Gresta sa di aver fatto una cosa scaltra. È l’unico nel mondo a possedere il marchio Hyperloop. “Non fermeremo mai nessuno che voglia fare Hyperloop, ma dovrà rispondere a noi sull’utilizzo di questo marchio” afferma.

Certo, non è sufficiente possedere un marchio per poter dire di essere in grado di sviluppare e proporre sul mercato il prototipo di un sistema di mobilità avanzata ad altissimo valore tecnologico. Ma questo Bipop, se glielo si fa notare, lo ammette. “No, non dico ‘Hyperloop sono io”. Tuttavia, dalle numerose interviste che rilascia ai media italiani e stranieri negli anni – probabilmente complice, in qualche caso, una non approfondita conoscenza dell’argomento da parte dei media stessi – l’impressione è che Gresta tenda ad accreditarsi come l’unico di grado di sviluppare il treno supersonico.

Non lo è, e lui lo sa: a un anno e mezzo dall’apertura della sua società, viene inaugurato un nuovo Hyperloop, chiamato prima Hyperloop One, poi Virgin Hyperloop One. Gresta non manca di sottolineare gli scandali in cui è finito coinvolto uno dei suoi fondatori, Brogan Bambrogan. Altre organizzazioni che si occupano di sviluppare il treno supersonico:  Zeleros, attiva fra Spagna e Dubai, l’olandese Hardt Hyperloop, l’indiana DgwHyperloop. Tutte, per inciso, possibili candidate per la manifestazione di interesse che dovrebbe emanare in futuro la Regione Veneto.

La “Hyperloop” di Gabriele, come detto, si basa sul concetto di crowdsourcing, ovvero il processo in base al quale un gran numero di persone (il crowd o la “folla”) può partecipare attivamente ai processi di innovazione di un’organizzazione. Ecco che Gresta, nel 2015, lancia una call per chiamare a raccolta sui social ingegneri, fisici e altri professionisti provenienti da ogni angolo del pianeta che possano partecipare con il proprio lavoro, “almeno dieci ore alla settimana”, allo sviluppo della tecnologia necessaria al futuro treno a levitazione magnetica. Stipendiati? No. “Retribuiti con azioni della società”. Ne nasce un vespaio di polemiche. Può un progetto del genere – si chiedono innovatori ed esperti del settore – essere portato avanti da volontari o quasi, seppure con curriculum ed esperienze lavorative eccellenti (laddove queste siano, ovviamente, certificate)?

Gabriele Gresta difende la sua creatura a spada tratta e replica colpo su colpo: “Al momento i professionisti che vi lavorano da ogni parte del mondo sono circa 380, i membri della community che sostiene il progetto sono circa 10 mila, gli investitori accreditati per finanziarlo sono oltre 400, le applicazioni prodotte ogni giorno sono in media 5, tanti quanti i milioni di dollari  in crowdfunding per l’imminente fase di finanziamento del progetto” (dichiarazioni del 2015). Contestualmente afferma: “Faremo una raccolta di capitali molto presto per preparare una quotazione al Nasdaq, che potrebbe vedere la luce nel secondo quarto del 2016”. Nulla di questo succede.

Gresta resta co-fondatore e presidente di Hyperloop Transportation Technologies (poi ribattezzata HyperloopTT) dal dicembre 2014 al dicembre 2019. Dopodiché si dimette da Chairman di HyperloopTT, pur mantenendo delle quote, e lancia Hyperloop in Italia. È il gennaio 2020: Bibop presenta ufficialmente a Roma la sua startup “impegnata nella diffusione e realizzazione di​ tecnologie Hyperloop ​e infrastrutture​ di nuova generazione nel territorio italiano”. Contestualmente annuncia un progetto con Ferrovie Nord: uno studio di ingegneria e di fattibilità tecnico-economica-giuridica per valutare la possibilità di realizzare un sistema di trasporto di passeggeri e merci dalla stazione di Milano Cadorna alla stazione di Milano Malpensa con l’utilizzo di una tecnologia di levitazione magnetica passiva. Obiettivo: arrivare da Cadorna a Malpensa in soli dieci minuti.

Ma perché abbandona l’Hyperloop statunitense per scommettere su uno tutto italiano? All’origine non ci sarebbe la Lombardia ma il Veneto. Lui la racconta così: “Nel 2018 il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e L’AD di Cav-Concessioni autostradali venete, Ugo Dibennardo, mi sono venuti a trovare in California chiedendomi di portare il treno supersonico in Italia. Hyperloop Italia è una grande scommessa”.

Andando più a fondo, emerge – sempre in base ai suoi ricordi – che alla missione americana del 2018 era in realtà presente la vicepresidente della Regione Veneto, Elisa De Berti, “con Zaia in videocall”, e che i veneti, in quel frangente, avrebbero fatto visita sia a Gresta, sia a Elon Musk, sia al team di Hyperloop One. Obiettivo: realizzare in Veneto il primo Hyperloop. In effetti, a marzo 2022, viene dato ampio risalto alla firma di un protocollo d’intesa da parte della concessionaria autostradale Cav, della Regione Veneto e del Ministero delle Infrastrutture mirato a valutare la fattibilità del progetto. Gresta con la sua Hyperloop Italia, e anche con Hyperloop TT, è intenzionato a partecipare alla gara.

Riuscirà l’ex DJ a contribuire alla realizzazione di un progetto così interessante ma anche così complesso? “La tecnologia di Hyperloop non è complicata, lo dice anche Elon Musk. L’alta velocità italiana è uno dei sistemi più sofisticati al mondo, ma quella tecnologia è arrivata al capolinea e non è redditizia. Per Hyperloop c’è la questione della levitazione attiva: devi alimentare i magneti per poter levitare. Ma noi abbiamo acquisito un brevetto di levitazione passiva per questo”. Un linguaggio tecnico, al quale si può argomentare adeguatamente solo da tecnici.

Intanto si sta dedicando a una nuova passione: il mare. È diventato 1400 progetti all’anno da parte di scienziati e  persone di ogni parte del globo che mi mostrano nuove tecnologie. I nostri mari ne hanno bisogno. Così mi sono detto: perché non facciamo un osservatorio che propone idee per risolvere il problema dei mari?”. Se ne sta occupando dalla Puglia (non è dato sapere se in un località di mare o nell’entroterra), luogo da dove, preannuncia, lancerà nuovi progetti. Ma per il momento preferisce non svelarne il contenuto.

Gresta, nel suo profilo Linkedin scrive che è “considerato a livello internazionale come uno dei maggiori esperti di mobilità avanzata e tecnologie della 4a rivoluzione industriale“. Lo è? “Io non sono esperto di un cazzo di niente. Io sono il più stupido del team. Complessivamente le persone del gruppo hanno pubblicato più di 300 testi scientifici”. E allora perché definirsi uno dei massimi esperti di mobilità avanzata? “Di Linkedin se ne occupa il mio team”. Sempre quello, dunque.

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Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in…