La mobilità elettrica leggera non è più un fenomeno emergente ma una trasformazione strutturale. Lo confermano i dati presentati da Unasca (Unione nazionale autoscuole) alla Camera dei Deputati: oggi una bici su cinque vendute in Italia è elettrica e circa un terzo degli italiani che guidano utilizza una e-bike. Una crescita che apre opportunità di sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate: registri digitali interoperabili, IoT integrato nei veicoli, Gps e sistemi antifurto connessi. Ma la sfida è coniugare tracciabilità e innovazione tecnologica con regolazione e sicurezza.
Cresce il fenomeno e-bike in Italia e chiama in causa il quadro normativo: come già accaduto con i monopattini, è plausibile e opportuno prevedere una regolamentazione? Quali sistemi tecnologici possono agevolare la mobilità elettrica leggera e la sicurezza degli utenti della strada? Questi temi sono stati affrontati dalla ricerca nazionale “E-bike tra mobilità e sicurezza”, realizzata da Format Research, in collaborazione con Unasca– Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistici, e presentata alla Camera dei Deputati.
L’indagine fotografa un fenomeno in forte crescita. Oggi una bicicletta su cinque vendute nel nostro Paese è elettrica: nel corso dell’ultimo decennio, infatti, la quota di mercato delle e-bike sul totale delle biciclette vendute in Italia è passata dal 3% nel 2014 al 20,2% nel 2024. Parallelamente cresce anche l’utilizzo quotidiano di questi mezzi: circa un terzo degli italiani che guidano utilizza una e-bike e, nel 50% dei casi, il mezzo viene impiegato per attività lavorative, soprattutto nei grandi centri.
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E-bike in crescita. Ma c’è un limbo normativo
Tuttavia, secondo il Codice della Strada, l’e-bike è una sorta di ibrido. Se ha potenza massima pari o inferiore a 250W, il motore assiste la pedalata, interrompendosi a 25km/h o quando si smette di pedalare, e non dispone di acceleratore che la renda utilizzabile senza pedalare, la bici elettrica è considerata un velocipede, alla stregua di una bici normale. Invece, se ha potenza oltre 250W, velocità superiore ai 25km/h ed è in grado di muoversi senza pedalare, è considerata un ciclomotore e, quindi, secondo il Codice, andrebbe immatricolata e usata come tale.
In pratica, sulle bici elettriche con potenza del motore sopra 250W, sarebbero da inquadrare nella categoria L, con l’obbligo di omologazione. Secondo Unasca, è una questione che andrebbe affrontata dal regolatore.
“Per Unasca è fondamentale che si intervenga sul Codice della strada, introducendo un sistema di regole chiare – simile a quello introdotto di recente per i monopattini – che aiuti a identificare le e-bike sopra i 25km/h (senza toccare le bici elettriche sotto questo limite e le bici muscolari) e garantire così sicurezza sulle strade e contrasto di furti, mercato nero e modifiche delle bici”, evidenzia Giuseppe Guarino, Segretario Nazionale Studi di Consulenza Automobilistica Unasca. “Nella ricerca che abbiamo realizzato con Format Research, il 65% degli intervistati ritiene diffusa la modifica delle e-bike per aumentarne velocità e potenza e questo crea un veicolo poco sicuro e soggetto a sanzioni. Il sistema di tracciamento anti-frode e anti-furto sarebbe un primo passo importante e può essere pensato in modo snello, senza appesantire il carico burocratico per l’utente. Gli stessi intervistati confermano di essere favorevoli alla proposta di un sistema di identificazione: lo ha affermato l’84%. In questo quadro, Gps, sensori, app mobili e le altre soluzioni che portano innovazione nella mobilità sostenibile sono tutte utili in ottica di sicurezza”.
La proposta di Unasca: il sistema di identificazione
Per Unasca, il sistema di identificazione delle e-bike non deve essere interpretato come un elemento di controllo fine a sé stesso, ma come una soluzione che consente maggiore tracciabilità, facilita il contrasto ai furti e permette di distinguere in modo più chiaro i mezzi conformi da quelli non regolari. Dalla ricerca emerge che il 16,5% delle persone ha subito o conosce qualcuno che ha subito furti e la maggior parte di essi che ha avuto difficoltà a ritrovare il mezzo rubato. Inoltre,
il 79% degli utilizzatori di e-bike dichiara di sentirsi sicuro quando guida, ma il 16,3% racconta di essere stato coinvolto in un incidente con una e-bike.
“La nostra proposta è di promuovere l’iscrizione obbligatoria delle e-bikein registri nazionali e locali abbinata a marcatura indelebile del telaio”, indica Guarino. “Inoltre, si dovrebbe incoraggiare l’utilizzo di lucchetti smart, dispositivi Gps, antifurto integrati, antifurti elettronici con sensori di movimento, app e servizi di tracking. Un’ulteriore proposta è quella di incentivare la sottoscrizione di polizze specifiche per le e-bike. Al tempo stesso, campagne di formazione e comunicazione dovrebbero accompagnare all’uso consapevoledi queste bici elettriche”.
Un’infrastruttura digitale per l’e-bike e il ruolo delle startup
In quest’ottica, il sistema di identificazione per le e-bike può porsi come infrastruttura abilitante, con impatti su più livelli: tracciabilità (contrasto a furti e mercato nero), data economy (possibilità di raccogliere dati su utilizzo e flussi urbani), servizi assicurativi (sviluppo di polizze dedicate e modelli pay-per-use) e smart mobility (integrazione con piattaforme digitali e sistemi urbani).
La ricerca di Unasca evidenzia il ruolo crescente della tecnologia nel migliorare sicurezza e user experience: dispositivi Gps e tracking, antifurti intelligenti, app di gestione del mezzo e integrazione con servizi assicurativi. Questi servizi possono alimentare un’economia digitale italiana, proprio come italiane sono molte delle e-bike prodotte: un totale di 340mila nel 2024, pari al 14,7% di tutte le bici prodotte in Italia. La competizione internazionale è pressante, ma i produttori italiani eccellono nei segmenti di fascia alta e sono in grado di esportare.
“Il mercato italiano delle bici elettriche presenta un mix di produttori globali e specialisti locali, con attori internazionali che detengono una quota di mercato significativa mentre le aziende nazionali mantengono una forte presenza regionale attraverso la loro tradizione e la comprensione del mercato locale”, ha scritto Mordor Intelligence in un’analisi del mercato italiano e-bike dal 2019 al 2029. “I produttori di biciclette tradizionali sono passati con successo al segmento delle bici elettriche, sfruttando le loro competenze e reti di distribuzione esistenti, mentre sono emerse nuove aziende di biciclette italiane specializzate per catturare crescenti opportunità di mercato. La presenza sia di marchi affermati che di startup innovative ha creato un ambiente competitivo dinamico, guidando un miglioramento continuo della qualità e della tecnologia del prodotto”.
Un fattore chiave di successo è unire il prodotto ai servizi, come sta accadendo nel modo auto: “La capacità di offrire soluzioni di mobilità complete, inclusi servizi come manutenzione, assicurazione e opzioni di finanziamento, diventerà sempre più importante”, scrive Mordor Intelligence. “Le aziende devono anche prepararsi a potenziali cambiamenti normativi riguardanti le specifiche delle bici elettriche, gli standard di sicurezza e le politiche di mobilità urbana, mantenendo al contempo la flessibilità per adattare di conseguenza i propri modelli di business”.




















