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SMART CITY

La nuova mobilità sostenibile: un business da 200 miliardi con l’auto sempre al centro

di Giovanni Iozzia

17 Mag 2018

Cambiano le esigenze e le abitudini, ma le automobili restano il mezzo preferito seppure in uno scenario diverso dove aumenta l’elettrico e la condivisione. I numeri e le tendenze in un report EY, che lancia un think tank per individuare priorità e proposte possibili. Il primo appuntamento a MIlano martedì 22 maggio

Abbiamo molta strada da fare. E non solo in senso figurato. E la faremo ancora in auto, anche se in modalità diverse da quelle che conosciamo. L’automobile, che è stata un fattore di accelerazione economica nello scorso secolo, resta centrale anche nel nuovo scenario di innovazione tecnologica e digitale, nonostante molti ne avessero già celebrato la fine.

QUANTO VALE LA NUOVA MOBILITÀ

200 miliardi, il 10% del PIL: tanto valgono solo in Italia i servizi di mobilità secondo una ricerca di EY, che ha promosso un think tank sul tema che ha cominciato a lavorare dopo l’ultimo Digital Summit di Capri . Le prime proposte per la nuova mobilità sostenibile vengono presentato nel corso di un incontro in programma a Milano martedì 22 maggio.  Basta vedere l’agenda per comprendere come sia cambiato o meglio debba cambiare l’approccio: certo, ci sono i rappresentati delle case auto (Bmw, Porsche, Mercedes, Jaguar) ma anche quelli delle istituzioni e dei trasporti locali, le compagnie di assicurazione (Linear- Unipol), i grandi player tecnologici (Samsung, Hitachi) e persino le telco, con uno speech del CEO di Vodafone Italia Aldo Bisio.

UN ECOSISTEMA PER LA NUOVA MOBILITÀ

Prima conclusione: la nuova mobilità è possibile solo in un’ottica di ecosistema, avverte Donato Iacovone, CEO Italia di EY. È improbabile, se non impossibile, che un solo soggetto possa rispondere alle esigenze e alle criticità che sempre di più si presenteranno nei grandi centri urbani. Nel 2050 oltre il 60% della popolazione mondiale vivrà nei centri urbani e la percentuale sale all’80% in Europa. Le persone che si muovono nel mondo triplicheranno e, purtroppo, le reti non seguiranno lo stesso ritmo di crescita. La ricerca EY stima che solo in Italia i costi connessi alla congestione del traffico peseranno, nel 2030, per più di 15 miliardi. «A fronte della crescente necessità di mobilità cittadina, in Italia l’espansione delle reti e dei servizi di trasporto in molti casi non è stata sviluppata alla stessa velocità», spiega Paolo Lobetti Bodoni, Med Automotive & Transportation Leader di EY. «Se l’automobile privata è ancora il mezzo di trasporto preferito da oltre 2 italiani su 3, si sta affermando anche nel nostro Paese un’esigenza di mobilità alternativa, più sostenibile, sicura e ottimizzata in termini di tempo e occupazione dello spazio».

Crescono le alternative alla mobilità tradizionale. Solo nel 2018 sono stati investiti 21 miliardi di dollari in startup che offrono servizi di nuova generazione; il mercato dell’auto elettrica è in rapida crescita e dovrebbe toccare il valore di 2.400 miliardi di dollari nel 2025. Molto prima, nel 2020, e solo in Italia l’80% delle auto saranno connesse e quindi di dialogare con l’esterno, cioè di scambiare dati. E nel 2030, secondo la ricerca EY, il 35% delle persone che si sposteranno lo farà con servizi in condivisione, auto ma non solo.

MOBILITÀ, CHE COSA SERVE ALL’ITALIA

EY segnala tre priorità:

  1. un modello di gestione di un ecosistema che è ancora in fase di formazione e che deve essere necessariamente multiplayer
  2. nuove proposte di fiscalità che rispondano alle diverse esigenze di mobilità
  3. una maggiore collaborazione fra pubblico e privato per avere una standardizzazione dei dati e regolamenti nazionali

Che ci sia molto da fare viene confermato da un altro dato del report Automotive Disruption Radar di Roland Berger. L’Italia è al penultimo posto in fatto di mobilità condivisa e guida autonoma, per diverse ragioni: infrastrutture insufficienti, scarsa attività di ricerca e quadro normativo inadeguato. Chi guida la classifica? La Cina seguita da Singapore e Corea del Sud. La rivoluzione della mobilità, quindi, sembra arrivare da Est. Quindi non resta che muoversi. E anche rapidamente.

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Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.

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