Open Innovation Manager, un profilo all'incrocio tra discipline diverse - Economyup

OPEN WORLD

Open Innovation Manager, un profilo all’incrocio tra discipline diverse



L’Open Innovation Manager è un profilo molto ricercato, ma è difficile per le aziende trovare figure all’altezza. Perché? Deve avere competenze trasversali: dalla finanza, all’impresa, alla giurisprudenza, senza dimenticare tecnologia e gestione dell’ambiente. I corsi di formazione

di Alberto Onetti

16 Ago 2022


Open Innovation Manager: quale profilo

L’Open Innovation Manager è una delle figure oggi tra le più ricercate sul mercato. Nonostante l’Albo del MISE contempli la bellezza di 8956 innovation manager “certificati” (pensare di fare innovazione con registri e decreti è un’usanza cui proprio non riusciamo a sottrarci), quelli “veri e buoni” sono pochi e vengono strappati da una azienda all’altra.

Perché? Perché fare open innovation richiede un figure atipiche, all’intersezione di diverse competenze e diversi ambienti. In una recente intervista su Mergermarket (“There can be a clash of cultures in deals with corporates and startups. Advisors need to be bilingual when they speak to both sides of a deal”) ho segnalato come questi debbano essere bilingue, ossia:

  • capire di business come di tecnologia
  • sapersi muovere nel contesto destrutturato delle startup ma anche walk the corridors (politiche, processi e formalità) di grandi organizzazioni.

Quindi qual è il profilo di chi lavora in Open Innovation?

Per avere una proxy abbiamo analizzato chi sono i ventisette partecipanti all’Innovation Bootcamp 2022 di Open Italy organizzato da Elis che si propone di formare Junior Innovation Consultant.

WHITEPAPER
Startup: quali sono i diversi approcci al Design Thinking e quali benefici producono?
Open Innovation
Startup

Giovani, ma preparati

L’eta media è 25 anni. La formazione: il 70% ha laurea specialistica o master, mentre solo il 30% ha laurea triennale. Provenienza da tutta Italia, da 17 università diverse (oltre un terzo da Roma, ma da quattro atenei).

Più umanisti che scienziati

Il dato più interessante è quello riportato in figura. La facoltà (o rectius dipartimento) di provenienza.

Diagram Description automatically generated Il 44% viene da economia. Il 19% da ingegneria e il 15% da giurisprudenza. Il rimanente 22% (a parte uno da fisica) ha formazione umanistica (lettere, scienze della comunicazione, scienze politiche, sociologia).

Open Innovation Manager all’intersezione tra diverse discipline

Il dato ancora più interessante è quello del corso di studi: 27 studenti provenienti da 27 corsi di studi diversi, anche dentro la stessa facoltà. In figura abbiamo evidenziato i temi prevalenti.

Non a caso si tratta di corsi che stanno all’intersezione tra diverse aree disciplinari (finanza e impresa per giurisprudenza, società e tecnologia, gestione dell’ambiente) o riguardano temi emergenti che per loro natura sono meta-tematici (sostenibilità, digitale, green economy, biomedicale, …).

Dati interessanti che danno una idea, nonostante si tratti di un campione limitato (un cohort di 27 partecipanti) di profili junior.

Per avere una idea di quale sia il background per profili più senior, mi propongo di tornare a voi con un’analisi dei partecipanti alle scorse edizioni di Fulbright Best (l’ultima si è chiusa il mese scorso a San Francisco) che negli ultimi anni è de facto diventato il programma internazionale per l’upskilling di Open Innovation Manager in Silicon Valley.

Vedremo se questa eterogeneità di profili e background sarà confermata.

 

Alberto Onetti

Chairman (di Mind the Bridge), Professore (di Entrepreneurship all’Università dell’Insubria) e imprenditore seriale (Funambol la mia ultima avventura). Geneticamente curioso e affascinato dalle cose complicate.