STARTUP INTELLIGENCE

Ecco perché i centri di ricerca aiutano le aziende contro l’innovazione “di routine”

Le grandi aziende soffrono della “trappola delle competenze”: continuano a replicare i modi di operare e innovare anche quando cambia lo scenario, con il rischio di un calo di performance. I centri di ricerca gestiscono progetti incerti e complessi con approccio sperimentale. Perciò la contaminazione è auspicabile

Pubblicato il 12 Ott 2018

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La natura del moderno processo di innovazione è caratterizzata da cinque caratteristiche fondamentali:

  1. incertezza;
  2. crescente rilevanza delle competenze scientifiche;
  3. crescente complessità;
  4. ruolo dominante dell’approccio sperimentale;
  5. crescente peso dell’esperienza cumulata nell’attività di innovazione.

I Centri di Ricerca hanno da sempre avuto un approccio moderno all’innovazione, che incorpora e combina sinergicamente questi elementi. Parliamo di entità che operano alla frontiera dell’innovazione, dove il continuo adattamento alle evoluzioni, non solo scientifiche e tecniche ma anche sociali ed economiche, è di fatto una competenza “core”. I Centri di Ricerca sono spesso considerati dei “learning environment, dove non solo è possibile perseguire progetti orientati all’ottenimento di uno specifico output di innovazione (e.g. software innovativo, brevetto), ma vi è anche la possibilità di farsi contagiare in termini di modus operandi. Lavorando in contesti spesso multidisciplinari, i Centri hanno notevole esperienza nella gestione di progetti incerti e complessi. Inoltre, essi hanno un approccio sperimentale all’innovazione fondato su solide basi scientifiche. È ragionevole quindi pensare che la contaminazione tra varie organizzazioni interessate ad un processo di innovazione e rinnovamento e i Centri di Ricerca possa generare benefici reciproci, utili poi al più ampio ecosistema dell’innovazione.

La sfida del rinnovamento diventa ancora più rilevante quando ci si riferisce ad aziende consolidate, di grandi dimensioni, che tipicamente soffrono della cosiddettatrappola delle competenze (figlia della “path dependency theory”, secondo la quale il percorso evolutivo di un’organizzazione dipende imprescindibilmente dal suo percorso passato). In queste aziende, infatti, le competenze, le routine organizzative, i modi di operare e di innovare, che hanno determinato il successo dell’impresa e la sua crescita nel tempo, spesso continuano ad essere replicate ed utilizzate anche quando cambiano le esigenze e lo scenario competitivo ne richiede di nuove; ciò porta ad uno scarso allineamento con l’ambiente esterno e a un conseguente calo di performance.

La collaborazione con i Centri di Ricerca può consentire ad aziende consolidate di accedere a nuove forme di conoscenza, non solo tecnico-scientifica ma anche strategico-gestionale, data l’esperienza dei Centri nel gestire progetti rischiosi e complessi con i quali sempre più spesso anche le aziende devono fare i conti. È evidente inoltre che, in un momento storico in cui i fondi pubblici per la Ricerca vengono costantemente minacciati, finanziamenti da aziende private per lo sviluppo di progetti congiunti potrebbero dare nuova linfa e un futuro a Centri di Ricerca di eccellenza che svolgono un ruolo centrale nel sistema innovazione a livello Paese.

Per capire se in Italia tale possibile circolo virtuoso possa davvero crearsi, serve chiaramente fare chiarezza innanzitutto su quali siano i principali Centri di Ricerca che operano in Italia. La ricerca condotta dagli Osservatori Startup Hi-tech e Startup Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano va proprio in questa direzione, e presenta una primissima mappatura dei principali Centri che operano e sviluppano tecnologie nei vari ambiti del mondo digitale (e.g. Blockchain, Artificial Intelligence, Data Analytics, Cloud computing, Internet of Things, Cybersecurity etc). A questo link è consultabile una preview della Ricerca.

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Angelo Cavallo
Angelo Cavallo

Direttore dell’Osservatorio Space Economy, Ricercatore Senior dell’Osservatorio Startup Hi-tech

Antonio Ghezzi
Antonio Ghezzi

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