L'irresistibile ascesa di Hopin, startup di eventi digitali: da 0 a 2,1 miliardi in 17 mesi | Economyup

LA STORIA

L’irresistibile ascesa di Hopin, startup di eventi digitali: da 0 a 2,1 miliardi in 17 mesi



Grazie all’accelerazione impressa dal Covid19, Hopin, piattaforma per organizzare eventi online, è diventata la startup europea con il più alto tasso di crescita di tutti i tempi. Ecco come è nata, cosa fa e dove vuole arrivare

di Roberto Artigiani

14 Dic 2020


Hopin

Le conferenze online non sono esattamente un argomento nuovo, la tecnologia per realizzarle infatti esiste da tempo, ma non è mai riuscita a rivaleggiare con gli eventi dal vivo né ad affermarsi in maniera convincente. Almeno fino a poco fa. Prima dell’avvento del Covid-19 la stragrande maggioranza degli utenti preferiva infatti partecipare di persona, anche sperando in incontri interessanti come quelli che possono avvenire in maniera casuale, magari al bar mentre si aspetta l’inizio dell’evento o alla fine, scambiandosi commenti su quello che si è ascoltato. Hopin, la startup europea con il più alto tasso di crescita di tutti i tempi, è nata proprio per questo: riprodurre le potenzialità degli incontri dal vivo, pur rimanendo del tutto virtuale. E, con l’accelerazione causata dalla pandemia, ha registrato un boom: da 0 a 2,1 miliardi di valutazione in 17 mesi.

All’inizio Hopin è nata come tool di networking per contatti uno a uno con persone dal profilo compatibile, ma è rapidamente passata alle conferenze online su grande scala. Oggi l’azienda è la prima piattaforma per eventi  di tutti i tipi e dimensioni, da 100 a centinaia di migliaia di partecipanti. Gli utenti possono assistere a quello che avviene sul “palco”, prendere parte a delle sessioni o chiacchierare con gli altri spettatori. La piattaforma combina infatti presentazioni in diretta streaming con strumenti di networking digitale incluse funzionalità in stile ChatRoulette.

A seconda del tipo di sessione che si vuole organizzare Hopin mette i suoi strumenti flessibili, altamente personalizzabili e totalmente scalabili al servizio di imprese, istituzioni, organizzazioni internazionali e comunità di ogni tipo. Ogni evento è organizzato in modo da avere spazi in cui avviene la presentazione, altri in cui i partecipanti possono interagire in gruppi ristretti o “faccia a faccia” e in cui fare networking. Si può mettere in piedi un servizio di reception, un backstage con accessi riservati e una vendita di biglietti, proprio come avverrebbe dal vivo, ma con in più la possibilità di accedere agli strumenti di analytics.

“La gente vuole partecipare alle conferenze per incontrare gli altri, non soltanto per guardare le presentazioni” spiega Johnny Boufarhat, un giovane inglese laureato all’università di Manchester in ingegneria meccanica e management, che all’inizio del 2019 ha fondato Hopin. Dopo la laurea Boufarhat, infatti, si rende conto che al mondo manca uno strumento che abbia la flessibilità e le possibilità di personalizzazione adeguate per replicare l’esperienza delle conferenze dotate di palco, platea e tutto il resto.

Il fondatore e attuale CEO di Hopin usciva da un periodo di reclusione forzata durato diversi anni e causato da una reazione autoimmune a una terapia medicinale. Boufarhat si era ritrovato improvvisamente costretto a dover stare lontano dal resto del mondo – una condizione che oggi purtroppo conosciamo tutti – ma, come dichiara lui stesso sul blog ufficiale, grazie alla tecnologia poteva continuare a interagire con gli altri tramite Facebook, Facetime, Twitter  o Slack .

A ognuna di queste piattaforme digitali però mancava qualcosa del mondo reale: non tanto il contatto fisico, quanto la possibilità di fare networking e magari vivere uno di quei momenti che possono cambiare il proprio percorso professionale. Tutti gli strumenti a disposizione sembravano incompleti, come se non ci potessero essere vere conferenze, senza una vera sala conferenze. Su questo punto si accese la proverbiale lampadina, ma ci sono voluti quasi un anno e mezzo di programmazione e diversi tentativi per poter trovare la combinazione che incorporasse il meglio degli eventi dal vivo.

Dopo quasi un anno di attività senza muovere troppo le acque intorno a sé, la situazione ha preso un’improvvisa impennata con l’esplosione della pandemia. Nel giro di solo nove mesi Hopin è passata dall’essere una delle tante startup con una decina di dipendenti a un’azienda con 235 impiegati sparsi in 36 Paesi e l’intenzione di assumerne altri mille nel prossimo anno. I numeri dei fondi raccolti aiutano a capire quanto forte è stata l’accelerazione: a febbraio 2020 6,5 milioni di dollari, a giugno altri 40 milioni, il mese scorso infine ben 125 milioni e una valutazione record di 2,1 miliardi di dollari.

Nonostante nel settore SaaS la crescita esplosiva non sia una niente di nuovo, per alcuni è difficile riuscire a giustificare risultati del genere nel giro di soli 17 mesi. Per fare un confronto, Zoom, la popolarissima piattaforma di videochiamate diventata una specie di meme la scorsa primavera, ci ha messo tre anni per raggiungere i livelli attuali di Hopin. Di fronte a chi grida alla bolla gli analisti più scettici osservano che se anche il suo tasso di crescita dovesse calare drasticamente dall’attuale 50% medio mensile al 3%, l’azienda impiegherebbe comunque solo cinque anni per entrare nel prestigioso club delle società da 100 milioni di dollari di ricavi (ARR).

Al momento Hopin dichiara 3,5 milioni di utenti registrati e 50.000 collaborazioni con organizzazioni. Dentro c’è di tutto: dal Wall Street Journal alle Nazioni Unite, da GitLab a Unilever arrivando perfino a qualche cerimonia di matrimonio online. Si potrebbe dire Hopin è come un locale che non ha limiti di spazio e di capienza, non è limitato dalle distanze geografiche o dalle difficoltà legate a spostamenti, alloggio, meteo, districarsi tra le indicazioni e folle oceaniche. Inoltre vengono meno anche tutte le problematiche connesse all’accessibilità, per non parlare degli impatti ambientali che ogni evento di grande portata implica. Per tutti questi motivi la stima ufficiale è che ogni evento digitale richiami tre volte le persone che parteciperebbero a una conferenza dal vivo.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è che passare al virtuale riduce fortemente i costi legati agli spazi, all’allestimento e al personale consentendo quindi di dedicare più budget a oratori e presentazione. Per ogni evento dal vivo infatti circa il 20% delle spese è dedicato al locale, un altro 20% per cibo e bevande e un altro quinto per attrezzatura e allestimento. La maggior parte delle conferenze arriva quindi a riservare solo un misero 5% a programma e speaker. Una delle conseguenze immediate è che gli organizzatori non devono più preoccuparsi di riempire la sala con un numero minimo di partecipanti, né di prenotare il locale con un anno di anticipo e assumere una trentina di persone per mettere in piedi il tutto, così tutte le attenzioni possono essere indirizzate all’evento stesso.

Al momento sulla piattaforma si possono trovare più di 15.000 incontri mensili – anche se probabilmente nel tempo che questo articolo sarà pubblicato e l’avrete letto saranno già aumentati. La più grande sfida che dovrà affrontare probabilmente sarà proprio questa: gestire l’enorme pressione delle aspettative che si sono condensate attorno all’azienda.

 

Roberto Artigiani

Appassionato di tecnologia in tutte le sue applicazioni, implicazioni e complicazioni, ma quando non scrivo torno analogico: leggo classici, ascolto musica dei tempi andati e guardo cinema d'antan