Leonardo è in cerca di nuove soluzioni che possano favorire lo sviluppo di alcune innovative tecnologie quantistiche in grado di rispondere in modo concreto ai suoi fabbisogni e arrivare a prototipo/PoC entro 12 mesi.
È un’azione di scouting dentro un programma più ampio di open innovation, pensata per integrare soluzioni esterne e ridurre il time to market della sperimentazione e delle roadmap di prodotto.
“Obiettivo di questa call – ha detto all’ANSA Massimiliano Proietti, capo del Laboratorio di tecnologie quantistiche di Leonardo – è aprirci al mondo e intercettare persone o realtà rimaste finora fuori dai radar”.
“Un’occasione”, aggiunge, “per provare anche a risolvere problemi concreti ancora aperti”, puntando su tre sfide mirate. Il vincitore della challenge tecnologica può stipulare un contratto per il PoC, usare strumenti/lab Leonardo e ricevere un contributo finanziario di 30.000 euro (incrementabile da Leonardo).
Il vincitore della challenge infrastrutturale può collaborare mettendo a disposizione l’infrastruttura per test e validazioni e ricevere un contributo di 10.000 euro per supportare la sperimentazione.
In entrambi i casi c’è la possibilità di entrare nella rete Leonardo Team for Innovation (uso del logo, contatti con marketing e sales, inserimento nell’albo fornitori), senza obbligo per Leonardo di commissionare lavori. Ma vediamo tutti i dettagli.
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Leonardo: l’obiettivo della call
“Obiettivo di questa call nell’ambito del programma Solvers Wanted – ha detto all’ANSA Massimiliano Proietti, capo del Laboratorio di tecnologie quantistiche di Leonardo – è quello di aprirci al mondo per capire se ci siano persone o realtà interessanti che erano rimaste finora fuori dai nostri radar e con cui poter stringere nuove collaborazioni. Un’occasione per provare anche a risolvere alcuni problemi concreti ancora aperti”.
Il format è quello di una serie di tre sfide pensate per attrarre chi riesce ad applicare nuovi approcci su punti critici dove la tecnologia, oggi, è ancora un cantiere.
Prima sfida: navigazione senza GPS con orologi atomici e sensori quantistici
Posizione in tempo reale senza comunicare continuamente con i satelliti
La prima sfida riguarda i sistemi di navigazione senza GPS. L’idea è lavorare su una nuova generazione di dispositivi nati dalla combinazione di orologi atomici ultra precisi e super compatti e sensori quantistici in grado di misurare spostamenti e rotazioni con un livello di precisione finora irraggiungibile.
L’obiettivo applicativo è molto chiaro: strumenti che “potranno presto essere installati a bordo di aerei o navi” per fornire la posizione in tempo reale senza dover “continuamente comunicare con i satelliti, come avviene oggi”. In altre parole: autonomia, continuità di servizio e resilienza dove il segnale satellitare è degradato, assente o non affidabile.
Seconda sfida: comunicazioni quantistiche free space tra dispositivi in movimento
il problema “hardware”: puntamento laser, singoli fotoni e ricevitori più sensibili
La seconda sfida è sulle comunicazioni quantistiche free space, cioè sulla capacità di mantenere la connessione tramite “sottilissimi fasci laser” tra due dispositivi in movimento anche a chilometri di distanza. Proietti porta un esempio concreto: “Ad esempio due droni”.
Il nodo, qui, è ingegneristico e sistemistico: per riuscirci servono mini puntatori laser capaci di muoversi rapidamente e inviare impulsi composti da successioni di singole particelle di luce, e dall’altra parte ricevitori sempre più sensibili: “minitelescopi mobili capaci di catturare continuamente i segnali in arrivo”. È una sfida dove la differenza la fanno controllo, stabilità, miniaturizzazione e robustezza sul campo.
Terza sfida: algoritmi per migliorare l’imaging delle “fotocamere” quantistiche
Ricostruzione delle immagini e visione in condizioni proibitive, come la nebbia
La terza sfida sposta l’attenzione sugli algoritmi, con un focus preciso: migliorare i metodi per ricostruire le immagini osservate da “innovative ‘fotocamere’ quantistiche”.
Qui l’ambizione è rendere davvero utilizzabili strumenti capaci di “vedere in situazioni finora impossibili per qualsiasi strumento, come attraverso la nebbia”, sfruttando le leggi della meccanica quantistica. Il punto non è solo avere il sensore: è estrarre informazione in modo affidabile e in tempi compatibili con l’uso reale.
Chi può partecipare alla challange di Leonardo
Possono partecipare alla challange e presentare proposte di Soluzioni Innovative le imprese e/o enti di ricerca già costituite che rientrano nelle categorie di seguito elencate:
- Startup e PMI Innovative registrate alle apposite sezioni speciali del Registro delle imprese;
- Spin off universitari
- Università e Enti di ricerca.
Cosa segnala questa call sull’evoluzione del quantum in Europa
Dal laboratorio ai sistemi: la domanda è su integrazione, robustezza e applicazioni
Il messaggio di Leonardo è pragmatico: non una call “di principio”, ma un invito a lavorare su problemi aperti che stanno tra la ricerca e l’adozione industriale. La logica è quella di un’open innovation mirata: trovare talenti e soluzioni fuori dal perimetro consueto e accelerare su tre filoni dove il quantum può trasformarsi in capacità operative: navigazione autonoma, collegamenti sicuri ad alte prestazioni in scenari dinamici, imaging in condizioni estreme.
Per l’ecosistema – startup deeptech, team universitari, spin-off – è un test di maturità: chi riesce a portare risultati su questi nodi non sta solo facendo “ricerca quantistica”, sta costruendo tecnologia pronta a entrare in sistemi complessi.

















