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Smart Manufacturing

Gefran: «Industria 4.0? Non è una scelta ma una regola di sopravvivenza»

14 Ott 2016

L’azienda fondata negli anni ’60 produce sensori che permettono alle macchine di essere connesse e comunicare tra di loro. “Chi come noi vive di innovazione tecnologica non può che adeguarsi al nuovo scenario per restare competitivi” dice l’ad Maria Chiara Franceschetti

Maria Chiara Franceschetti, ad di Gefran
In un’azienda come la nostra, che vive di innovazione tecnologica, adeguarsi al nuovo scenario non è un’opzione ma una regola di sopravvivenza. Gefran progetta e produce da oltre 50 anni automazione industriale: in passato questo significava soltanto rendere elettroniche le macchine, oggi il concetto è molto più evoluto e Industria 4.0 è una, o meglio la più importante, di queste evoluzioni. Il cammino verso l’industria 4.0 per essere credibile deve coinvolgere tutti: per questo ci impegniamo perché la cultura della quarta rivoluzione industriale permei la nostra azienda a 360 gradi. Una volta c’era il vecchio ‘Ufficio sistemi informativi’, oggi abbiamo un team di persone che porta in tutti i processi aziendali il know how su connettività, gestione, utilizzo e condivisone dei dati, cloud computing. Diffondere la cultura digitale a tutti i livelli è la base fondamentale per investire nel nuovo paradigma”.

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Maria Chiara Franceschetti ne è certa: lo smart manufacturing è un’esigenza, oltre che un’opportunità. Lei è l’amministratore delegato dell’azienda che produce sensori e componenti per l’automazione industriale. Fondata a Provaglio di Iseo, nel bresciano, dal padre Ennio negli anni ‘60, è lei che dirotta l’azienda verso la nuova era industriale, intuendo il potenziale dell’Internet of Things e puntando su nuove tecnologie che consentono alle macchine di essere connesse e comunicare tra loro attraverso sensori e software, aumentandone l’efficienza.

 

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LA STORIA – La  società,  di  origine  artigiana,  inizia  l’attività negli anni ’60 progettando  e  producendo  quadri elettrici e ideando soluzioni per controllare e gestire la temperatura delle macchine per la lavorazione delle materie plastiche. Gefran è un acronimo che riflette le iniziali dei fratelli Giacomo ed Ennio Franceschetti, i due fondatori. Dopo la progettazione dei primi termoregolatori, nel 1980 la gamma si amplia con la produzione di sensori fino a quando, grazie anche alla collaborazione con la facoltà d’ingegneria dell’Università di Brescia, viene acquisito il know-how per la progettazione e la produzione degli elementi sensibili primari su silicio per i sensori. Nel 1998 Gefran si quota in Borsa (dal 2001 la società fa parte del segmento STAR). Poi inizia l’ascesa: acquisisce l’azienda americana ISI, la francese Coreci e Sensormate, società svizzera specializzata nello sviluppo, produzione e commercializzazione di celle di carico, sensori industriali specifici per le presse a iniezione. Dopo le tre sedi italiane, apre stabilimenti produttivi all’estero: in Germania (1), in Svizzera (1), Brasile (1), Stati Uniti (1), India (1) e Cina (1); e filiali commerciali in Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Turchia, Stati Uniti, Brasile, Cina e Singapore. Oggi l’attività commerciale si avvale di oltre 80 distributori. Il Gruppo conta circa 750 dipendenti e un fatturato che, nell’ultimo semestre, sfiora i 60 milioni di euro.

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VERSO L’INDUSTRIA 4.0 CON I NUOVI SENSORI – “Gefran ha affrontato in modo deciso il tema della quarta rivoluzione industriale, sviluppando tecnologie e prodotti mirati a implementare in modo concreto i più moderni concetti di evoluzione della fabbrica e dei sistemi produttivi” racconta l’ad Franceschetti. In modo particolare, grazie al know how accumulato sin dagli anni ‘80 con la sensoristica, l’azienda ha iniziato la sua corsa verso l’industria intelligente puntando proprio sui sensori che permettono la comunicazione tra le macchine. Sensori che  trovano applicazione in diversi settori: dal sollevamento civile (ascensori) e industriale ai macchinari per la lavorazione delle materie plastiche, dall’industria alimentare e farmaceutica all’imballaggio e pressofusione fino all’idraulica mobile. L’ultima innovazione di Gefran è una gamma dedicata al controllo nelle macchine di movimento a terra, macchine agricole e per il sollevamento. I sensori di Gefran, in questo caso specifico, garantiscono il controllo del movimento e la stabilità degli automezzi, contribuendo alla sicurezza negli ambienti di lavoro. I sensori, infatti, misurano e trasmettono alcune delle variabili fisiche più significative all’interno di un processo industriale: pressione, temperatura, forza e posizione.

“Per noi, che siamo fornitori di automazione, non sta cambiando il modo di produrre quanto il modo di progettare i nostri prodotti, che devono poter rispondere alle nuove esigenze dei clienti in termine di interazione uomo-macchina” continua la manager. “Fare automazione nel mondo della industria 4.0 per noi significa ragionare su tre temi fondamentali: efficienza energetica, manutenzione preventiva e gestione dei grandi dati. I nuovi prodotti, presentati dall’azienda nelle recenti fiere internazionali, e studiati per rispondere a esigenze di connettività, capacità di raccolta dati e di remotazione delle informazioni, vanno proprio nella direzione dell’implementazione del nuovo processo produttivo – spiega l’ad -. Un cardine dello smart manufacturing è rappresentato dal controllo decentralizzato, che prevede la possibilità di distribuire l’intelligenza del sistema di controllo, integrandolo in maniera ancora più stretta con l’automazione sul campo, da un lato, e favorendo, dall’altro, la comunicazione e l’elaborazione dei dati ai livelli più elevati dei sistemi di supervisione e controllo. Ecco, i nuovi prodotti di Gefran sono pronti per la connessione e progettati per consentire l’accesso diretto anche a livello di componenti, così da rendere possibile la gestione dei dati di manutenzione e il controllo dell’efficienza energetica”. E, sempre per percorrere la strada della nuova era industriale, il Gruppo investe in Ricerca e Sviluppo mediamente il 6% del fatturato, in collaborazione con le più importanti università europee.

  • giuseppe

    Gentile Maria Chiara Franceschetti,
    condivido la sua visione. Credo che la connettività passi assolutamente attraverso i sensori che costituiscono il punto di rilevamento utile alla manutenzione proattiva che le macchine richiedono sempre di più.

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